Resilienza e adozione III

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Coronavirus girl - www.vperemen.com, ph Nik Anderson (c.c. Flickr)

Ultimo articolo della Dottoressa Facchi dedicato ai temi della resilienza e dell’adozione. Qui i link per leggere i precedenti: Resilienza e adozione e Resilienza e adozione II

Per approfondire il discorso generale sulla resilienza riprendiamo una definizione comprensiva che sottolinea il ruolo  dell’individuo con i suoi attributi personali e disposizionali, il ruolo dei  fattori familiari e i sistemi di supporto esterni:  fattori ambientali, sociali, culturali, relazionali  che offrono nuove opportunità e possono  trasformarsi in fattori decisivi di cambiamento di fronte al rischio.

Prendiamo in considerazione le risorse personali legate alla resilienza nel bambino.

In età evolutiva è presente la capacità individuale di prevenire, mi­nimizzare, superare gli effetti dannosi che derivano da traumi o da avversità e di essere rafforzati di fronte agli eventi della vita. Tra  i più comuni: morte di uno o entrambi i genitori o dei nonni, divorzio o separazione dei geni­tori, separazioni dalla famiglia o dagli amici, malattie, avere un membro disabile in famiglia.

La ricerca scientifica ha mostrato l’esistenza di un apprendimento addirittura nel periodo prenatale. Alcuni bambini prematuri acquisisco­no un meccanismo di “familiarizzazione tranquillizzante” per cui in situazioni stressanti, quali una malattia o una condizione ambientale fonte di stress, rie­scono a tranquillizzarsi attraverso semplici gesti (per esempio toccare un oggetto stabile, come una parete o sentire la voce della madre),  mentre altri non ne traggono alcun  giovamento. La differenza di comportamenti evidenzia il ruolo attivo dei neonati fin dai primi mesi di vita.

Le fonti principali di resilienza nel bambino sono:

 Io ho   

-  persone di cui mi fido, che mi sostengono emotivamente e che mi amano senza condi­zioni

-   una serie di regole e di routine che capisco, come  le conseguenze di trasgredirle

-  persone che mi mostrano il modo corretto per fare le cose e come comportarmi

-   persone che mi incoraggiano ad apprendere a fare le cose per conto mio e a cercare aiuto quando ne ho bisogno

-  persone che mi aiutano quando sono malato, in pericolo o quando ho bisogno di apprendere

in sintesi: ho sostegni e risorse esterne, base di un senso di sicurezza.

Io sono 

- una persona che piace

- disponibile nel fare le cose per gli altri

- importante, orgoglioso delle cose che ho fatto

- responsabile di ciò che faccio

- sento un senso di speranza e fiducia;

in sintesi: conosco le mie risorse interne, atteggiamenti, opinioni e affetti.

Io posso  

- esprimere i miei pensieri e senti­menti e dire agli altri le cose che mi preoccupano o fanno paura

- trovare modalità per risolvere i problemi

- controllare i miei stati d’animo e com­portamenti per evitare di fare cose sbagliate e pericolose

- trovare qualcuno a cui chiedere aiuto quando ne ho bisogno.

in sintesi: ho capacità interpersonali e sociali.

A età differenti i bambini si appoggiano a differenti fonti di resilienza. I più giovani più sulle fonti io ho, poi sempre di più sulle fonti interne: io sono e io posso.

Giuseppina Facchi

Psicologa, psicodiagnosta, psicoterapeuta. Già responsabile del Servizio di Psicologia Clinica dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Crema, ha lavorato nell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

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Della stessa autrice leggi anche:

Famiglia Adottiva   “L’incontro adottivo: un’opportunità per genitori e figli”

Resilienza  “Il posto dell’adozione tra cura e limiti”

Aggressività  “Aggressività e passività del bambino nella relazione adottiva

 

 

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ITALIAADOZIONI
Redazione