In cammino verso la seconda adozione

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La seconda adozione

Quando si decide di intraprendere la seconda adozione, non si ricomincia daccapo, perché è cambiata la partenza: ora non si è più solo coppia, ma anche genitori e i figli presenti devono essere tutelati. La famiglia che si formerà con il nuovo arrivo, dovrà trovare nuovi equilibri e costruire nel tempo legami indissolubili.

La seconda adozione: indagine sulla coppia e sui figli

Amiche e conoscenti che hanno avuto il secondo figlio hanno confermato che, seppur ogni gravidanza sia diversa dalle altre, la seconda è spesso un po’ più semplice: si conoscono i cambiamenti del proprio corpo, si sa a che cosa si va incontro e il parto non è più quell’evento sconosciuto che intimorisce; si hanno, insomma, gli strumenti per affrontare con serenità i 9 mesi di attesa e il tempo passa più rapidamente.

Anche quando si decide di adottare un secondo figlio, il percorso è noto: gli incontri con i servizi e il Tribunale, i documenti da preparare, la scelta dell’ente, l’attesa… Ma questi aspetti conosciuti non sono sufficienti a far sì che la seconda adozione possa essere considerata più semplice, perché in realtà in questo secondo percorso tutto è diverso: non è più solo la coppia ad adottare, ma tutta la famiglia e di conseguenza anche il figlio o i figli già in famiglia devono partecipare al percorso.

Tutti gli amici a cui abbiamo comunicato la nostra decisione di allargare la famiglia, sono rimasti stupiti quando abbiamo detto loro che il percorso sarebbe ricominciato da capo: “Ma come, eravate già idonei, perché dovete rifare tutto?”.

In realtà, è giusto che il percorso debba ricominciare, perché noi non siamo più gli stessi che nel 2010 hanno ottenuto la prima idoneità: adesso c’è nostra figlia con noi. Lo scopo delle indagini è capire se anche per lei è il momento giusto per affrontare l’arrivo di un fratellino o di una sorellina e se noi siamo consapevoli di quello che la seconda adozione scatenerà in lei. E non si tratta soltanto di doversi preparare alla gelosia naturale che nasce in tutti i primogeniti quando non sono più padroni incontrastati delle attenzioni di mamma, papà, nonni, zii, cugini…

La giusta attenzione ai figli già presenti in famiglia

Il percorso per adottare un fratellino solleva dubbi, pensieri e riflessioni nei bambini già in famiglia: c’è un richiamo continuo alla propria storia, al dolore vissuto e c’è la riapertura di ferite che non sempre i bambini sono pronti a sostenere. Nostra figlia ha 5 anni, ha affrontato il percorso con i servizi con grande coraggio, ha lasciato che psicologa e assistente sociale entrassero nel suo mondo più intimo e non ha avuto paura a esprimere i suoi timori e i suoi dubbi. La gioia di diventare sorella maggiore, che aveva all’inizio del percorso, è stata incrinata dai pensieri che l’hanno portata a riflettere sulla sua storia, di cui purtroppo non sappiamo quasi nulla, e da tutte le domande che le sono venute.

Quando arriverà, il secondogenito porterà in famiglia la sua storia, sicuramente diversa da quella della sorella, e i due bambini dovranno conoscersi, imparare a essere fratelli, costruire tra loro un legame che li unirà per il resto della vita; noi genitori dovremo far sì che tutto questo avvenga in armonia e che i nostri figli diventino fratelli nonostante l’assenza di qualsiasi legame di sangue.

Un secondo figlio, il dubbio di rompere gli equilibri di famiglia 

In me i dubbi sulla bontà della nostra scelta sono sempre presenti: stiamo facendo la cosa giusta? Non rischiamo di mettere a repentaglio la nostra serenità familiare e soprattutto quella di nostra figlia? Saremo capaci di accogliere e amare questo bambino così come abbiamo fatto e facciamo con la nostra piccola? La seconda adozione mette ancora di più alla prova la solidità della coppia e le proprie motivazioni, perché non si tratta più di realizzare un proprio desiderio, ma bisogna fare i conti con le necessità di una persona che è già in famiglia e che deve essere tutelata e, nello stesso tempo, si deve saper riservare al nuovo arrivato tutto l’amore, le cure e le attenzioni di cui ha bisogno.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, però, il percorso consente alla famiglia di riflettere complessivamente sull’andamento della prima adozione e sulle proprie risorse: io uscivo dagli incontri con la psicologa a pezzi, mi sentivo inadeguata, convinta che con la primogenita stessi facendo tanti errori, ma alla fine ho capito che le sue considerazioni dovevano servirmi da stimolo e ne ho fatto tesoro. Il fatto che l’idoneità sia poi arrivata senza intoppi ha contribuito a rafforzare le mie motivazioni.

La strada è ancora lunga, i miei dubbi probabilmente resteranno sempre vivi. Ma mi conforta il fatto che stiamo affrontando il percorso insieme, tutta la famiglia si sta preparando e sono convinta che, come si suol dire, “comunque vada, sarà un successo”, perché tutta la strada percorsa finora ha consentito di rafforzare i nostri legami familiari e renderci ancora più uniti.

Bruna Bellini

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ITALIAADOZIONI
Redazione