Il mio “affidarmi”

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woman in the studio, ph craig Cloutier, (c.c. Flickr)

L’esperienza di affido raccontato dalla protagonista: una ragazza, ormai maggiorenne, che frequenta una coppia per un progetto di affido part time. La ringraziamo per la sua testimonianza che aiuta a riflettere sulle dinamiche, le potenzialità e le criticità di questa strada per essere famiglia.

Era un giorno del 2014 quando gli assistenti sociali ci hanno proposto un affido part time per me e mio fratello, che all’epoca avevamo rispettivamente 12 e 9 anni. Abbiamo accettato e abbiamo incontrato questa famiglia composta da una coppia senza figli.

All’inizio loro mi piacevano pure. Nonostante sembrassero delle persone molto in gamba, ero terrorizzata, perché pensavo che fosse un diversivo per strapparmi da mia madre ed io a quei tempi non ero molto informata su queste tematiche. Inoltre ero un’adolescente che aveva perso il padre da poco. Perciò ho deciso di escogitare un piano, ovvero comportarmi male, cercando di litigare con loro per ogni cosa e rispondergli male così che l’affido sarebbe terminato.

Il mio piano, se da una parte stava funzionando, dall’altra non tutto stava andando come avevo previsto, perché continuavo ad andare da loro e nonostante il mio comportamento mi accoglievano sempre con piacere. Mi ricordo che alcuni giorni mia madre mi doveva letteralmente obbligare ad andare da loro e quando arrivavo iniziavo a contare i minuti, alcune volte contavo anche i secondi, per tornare a casa mia.

Provavo ostilità, soprattutto verso il marito e non ne sapevo il motivo, la provavo e basta e quindi litigavo sempre con lui, sono addirittura arrivata ad un punto in cui non gli rivolgevo più la parola e per chiedergli una cosa,  lo facevo tramite la moglie.

Una evoluzione imprevista

Non so cosa sia scattato in me, però con il passare del tempo ho iniziato a collaborare anch’io;  ho iniziato ad aprirmi di più, abbiamo iniziato a confidarci, a viaggiare, a festeggiare i compleanni insieme, li ho perfino convinti a sposarsi, aiutandoli ad organizzare il loro matrimonio. Insomma mi ero affezionata un sacco e non volevo più staccarmi da loro, come una famiglia.

Durante il periodo del mio affido è venuta al mondo la mia “sorellina”. All’inizio ero un po’ infastidita, perché mi ero già talmente affezionata che ho pensato mi avrebbero messo da parte all’arrivo della bambina, perché giustamente era una neonata e quindi aveva bisogno di tutta la loro attenzione. Però con il passare del tempo sono riuscita a superare anche questo, ovvero la gelosia e la paura. Ho legato un sacco con la piccola, le voglio un mondo di bene.

Dopo tanti momenti brutti e belli e dopo tanto lavoro su me stessa, sto diventando finalmente la donna dei miei sogni grazie anche a loro.

La mia prospettiva oggi

Ormai è da qualche anno, forse anche di più, che non siamo più in affido, ma ci vediamo molto spesso, parliamo e facciamo tante cose belle come se fossimo una famiglia unica e vera, e forse lo siamo.

Con la mia sorellina? Ormai ha 6 anni e andiamo d’accordo alla grande, ci capiamo quasi sempre solo con uno sguardo, la amo come se fosse veramente la mia sorellina. She’s my “partner in crime”.

Non vorrei pensare dove sarei o che persona sarei, se non li avessi incontrati, sono molto felice di averli incontrati e gli voglio talmente bene che non vorrei mai perderli.

Katherine

P.S. Io e la mia sorellina abbiamo una gatta di nome Minù, ma di questo parleremo in un altro momento.

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ITALIAADOZIONI
Redazione