Adulti adottati. Intervista a Miriam In-Sook

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La doppia appartenenza nell'adozione

Miriam, il suo nome in coreano è In-Sook, ha 41 anni. È arrivata in Italia nel 1973 dalla Corea del Sud quando aveva un anno. Non ricorda nulla di ciò che si è lasciata alle spalle. In questa intervista ci racconta della sua famiglia e della sua esperienza d’adozione, coniugando passato, presente e futuro. 

Qual è il primo ricordo della tua famiglia italiana?

-          Mia mamma è la prima persona che mi viene in mente se penso a quando ero piccola. Mi ricordo che piangevo moltissimo, disperatamente e che smettevo solo se lei mi prendeva in braccio. Smettevo subito.

Ti sei sempre sentita accolta e amata?

-          Molto ben accolta dalla mia famiglia che mi ha aiutato e insegnato molte cose. Mia mamma era svizzera, di Basilea e mio padre è milanese. In casa parlavano francese tra loro e tedesco e italiano con mio fratello Fabio. Al mio arrivo hanno iniziato a parlare solo italiano per facilitarmi le cose. Una famiglia così internazionale viveva l’accoglienza in modo molto profondo e libero mentre la società italiana di quegli anni era piuttosto chiusa. Non era predisposta, e tuttora non lo è, ad accettare e integrare gli stranieri. Di fronte alla diffidenza italiana sento di aver dovuto compiere il doppio degli sforzi per conquistare la mia posizione.

Ti è mai capitato di pensare che se fossi stata una figlia e una sorella biologica, le cose sarebbero state diverse?

-          Assolutamente no. Tuttavia essere italiana per nascita, con tratti somatici europei, mi avrebbe avvantaggiata.

E le cose al di fuori della tua famiglia come sono andate?

-          Non è stato facile. Ricordo che spesso, troppo spesso, mai madre doveva intervenire di fronte alla curiosità e alle domande inopportune degli altri bambini e dei loro genitori. Dopo tanti anni talvolta mi sento rivolgere ancora le stesse domande e riconosco negli sguardi di chi mi osserva la stessa sfacciata curiosità.

Come ti vedi oggi a 41 anni? E come pensi che ti vedano gli altri?

-          Ho raggiunto un equilibrio interiore, anche grazie all’aiuto di una preziosa psicanalista che mi ha insegnato a superare e gestire al meglio le situazioni problematiche della vita. Per gli altri credo di essere sempre una straniera: se faccio bene, è perché sono diversa e se faccio male anche. Mi sembra che tutto venga misurato col coefficiente della mia diversità.

Se guardi una fotografia di famiglia di quando eri piccola, cosa pensi di quella bambina con la frangetta e gli occhi a mandorla?

-          Che fortunata! È fortunata ad avere una famiglia.

Ripensi mai alla tua infanzia? Hai dei rimpianti?

-          Mi capita spesso di pensare a quando ero piccola e sogno spesso della mia infanzia. E stato il periodo più bello, dolce e sereno della mia vita. Il rimpianto più grosso è la perdita di mia madre. Vorrei che fosse ancora viva

Com’è adesso la tua famiglia? È come te la immaginavi da adolescente?

-          Le cose sono molto cambiate. Mio padre da tanti anni ha una compagna e vivono insieme a Milano. Mio fratello è sposato e ha due figli e abita in provincia. Da poco più di un anno mi sono trasferita e abito a pochi isolati di distanza da loro. Non mi ricordo cosa immaginavo quando ero adolescente. Probabilmente quello che immaginano tutte le ragazze di quell’età.

Cosa cambieresti del passato?

-          Riguardo alla mia famiglia non cambierei nulla. Pensando più in grande, in effetti vorrei aver vissuto in una società più accogliente e meno chiusa.

E del presente?

-          Il lavoro prima di ogni altra cosa: vorrei un lavoro più soddisfacente sia dal punto di vista delle competenze professionali che soprattutto sotto il profilo umano nei rapporti con i colleghi. E poi la vita sentimentale. Vorrei finalmente incontrare la persona con cui condividere il mio cammino.

Come ti vedi tra 10 anni?

-          Sinceramente non ne ho dea. Non mi capita mai di pensarci.

Vorresti dei figli tuoi? E ne adotteresti?

-          Assolutamente sì, anche se sono consapevole delle difficoltà oggettive legate alla crisi che l’Italia vive in questi anni. Se avessi le possibilità economiche e le condizioni di vita adatte, sicuramente mi piacerebbe averne di naturali, ma anche adottarne.

Che rapporto hai con tuo padre?

-          È una persona che stimo molto, tuttavia vorrei che fosse più presente. Ci sono stati periodi nella mia vita in cui ne avevo molto bisogno. Soprattutto quando è morta mia madre nel 1994.

Come sarebbe stato il rapporto con lui se fosse il tuo papà biologico?

-          Del tutto identico: si comporta nello stesso modo con mio fratello.

Com’è stato il rapporto con tuo fratello, figlio desiderato e concepito sei anni prima del tuo arrivo?

-          Ottimo, fin da bambini. E ancora oggi è così.

Ti senti italiana o sud coreana?

-          Mi sento cittadina del mondo. Sono molto orgogliosa delle mie origini poiché so che il mio paese è risorto dalle ceneri della miseria e nutre il suo popolo. La Corea del Sud oggi è una potenza economica piuttosto importante.

Pensi mai alla tua famiglia biologica? Hai mai desiderato conoscere i tuoi genitori?

-          Assolutamente no. È un pensiero che non mi ha mai sfiorata: la mia famiglia è quella in cui sono cresciuta.

C’è una persona nella tua vita a cui vorresti dire “Grazie”?

-          Ivana, la mia psicanalista.

A cui vorresti dire “Mi dispiace”?

-          Nessuna.

A cui vuoi dire “E’ colpa tua”?

-          Parecchie persone: amici, colleghi e datori di lavoro.

A cui vuoi dire “Che bello che ci sei”?

-          Ai miei due nipoti, Elisa di 8 anni e Giacomo di 7.

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