Adozione internazionale, integrazione e media

Print Friendly

tesi, ph Giorgio Montersino, (c.c. Flickr)

Se nella tua tesi di laurea o di dottorato hai trattato argomenti quali l’adozione o l’affido, manda l’abstract a redazione@italiaadozioni.it. Saremo ben lieti di valorizzare la tua ricerca e di diffonderla tra operatori e famiglie che hanno a cuore questi temi. 

Adozione internazionale, integrazione e media: con queste significative parole potrei riassumere la mia tesi di laurea magistrale in Editoria e giornalismo, un lavoro che mi ha arricchito dal punto di vista personale e mi ha dato l’opportunità di approfondire e avvicinarmi ad una realtà articolata, delicata e complessa come l’adozione.

I punti su cui ho voluto concentrarmi fin da subito nella mia tesi, anche prima che decidessi di parlare di adozione, sono stati i bambini e il concetto di integrazione. La mediazione linguistica e culturale è sempre stata una parte importante della mia formazione accademica, e il fatto di volerla ricollegare all’aspetto pedagogico mi è venuto in mente dopo aver svolto, durante il mio ultimo anno di università, un tirocinio in biblioteca nella sezione bambini e ragazzi. Durante questa esperienza mi è stato permesso di aiutare nell’organizzazione di eventi particolari, tra cui delle visite scolastiche “interculturali”: ai bambini venivano lette le fiabe e i racconti originari di diverse parti del mondo, scelti anche in base ai Paesi di provenienza degli alunni. Ciò che ha avuto una forte impressione su di me sono stati l’entusiasmo dei bambini e i loro sorrisi nel momento in cui riconoscevano le storie o i nomi dei personaggi, e la curiosità degli altri nell’ascoltare fiabe mai sentite prima.

È stato affascinante notare come quasi tutti gli alunni conoscessero già le fiabe originarie dei propri Paesi, facendo pensare che avessero alle spalle una forte rete di legami- familiari, di amicizia- che aveva permesso loro di mantenere, pur abitando in Italia, una stretta connessione con le proprie radici. Un altro elemento che mi ha colpito è stato il vivo interesse dimostrato da tutti i bimbi per i libri che descrivevano il passato e la storia italiani, e in particolare della città in cui stavano vivendo.

Ai miei occhi, quelle visite erano degli esempi notevoli- e dolci nella loro semplicità- di integrazione, dove non c’era spazio per i pregiudizi e i bambini manifestavano un coinvolgimento e un’attenzione genuini verso le origini culturali ed etniche dei propri compagni. È la prova di quanto sia importante apprezzare e riconoscere i lati positivi dell’incontro tra culture diverse, quando invece troppo spesso i media e l’opinione pubblica definiscono e vedono il tema sotto una luce allarmante e problematica.

La scelta dell’argomento

I primi spunti di riflessione per la mia tesi riguardano quindi il percorso di integrazione sociale e culturale svolto dai bambini provenienti dai Paesi esteri. Questa idea un po’ vaga ha preso una direzione più specifica in seguito alla proposta del mio relatore di parlare sì di integrazione, ma in riferimento ai minori che giungono in Italia attraverso l’adozione internazionale.

Proposta che ho subito accettato, perché mi permetteva di esplorare la prospettiva peculiare dei bambini la cui transizione nella nuova realtà culturale avviene in maniera più improvvisa e intensa che per i minori che emigrano con la famiglia di origine. Per i bambini adottati il processo di integrazione si tinge di sfumature diverse, poiché le premesse stesse sono differenti: allo “sradicamento” si aggiunge la ferita dell’abbandono, la perdita dei punti di riferimento con cui i bimbi sono cresciuti, il contatto con il proprio passato e le proprie origini, e in alcuni casi, il disorientamento dovuto al non riconoscersi nei tratti somatici dei genitori adottivi.

Successivamente, ho deciso di unire tali riflessioni all’altra importante parte del mio percorso accademico- il giornalismo- scegliendo di esaminare con quali modalità, frequenza e rilevanza le questioni dell’integrazione e dell’adozione internazionale vengano trattate dai media italiani, e di conseguenza, di come esse vengano percepite dall’opinione pubblica.

Un’opinione pubblica spesso formata da individui che non hanno vissuto alcuna esperienza diretta con l’istituto dell’adozione internazionale, e che quindi possono costruire un’opinione su tale tema esclusivamente in base alle informazioni che provengono dai media. Questo sottolinea l’importanza dei potenziali effetti dell’impegno giornalistico sul pubblico.

Serve più approfondimento sul tema media e adozione

Le mie stesse esperienze con il sistema dell’adozione sono piuttosto ridotte, perciò la ricerca svolta per portare a termine la tesi è stata spesso illuminante, dandomi la possibilità di informarmi su numerosi aspetti della questione che solitamente non vengono presi in considerazione dai media. Fortunatamente, di recente si è potuto osservare un leggero cambiamento di rotta, specialmente per quanto riguarda le piattaforme che si occupano specificatamente di tematiche sociali.

In particolare, in riferimento all’adozione internazionale, le questioni che potrebbero essere trattate con maggior cura sono tante: la ricerca e la formazione dell’identità, l’ingresso nella famiglia adottiva, gli effetti dell’abbandono e i sentimenti e le emozioni ad esso legati, l’integrazione in una realtà sconosciuta, che sia sociale, scolastica, familiare e di amicizie. L’apprendimento di una nuova lingua, di nuove abitudini, tradizioni, comportamenti sono solo alcune delle sfide che i bambini devono affrontare quando vengono adottati, sfide a cui si può affiancare l’ignoranza sul tema delle altre persone, che spesso si confrontano con l’adozione ricorrendo a pregiudizi e concezioni errate che possono creare conflitti o fraintendimenti.

La conclusione sul lavoro dei media: un cambiamento che porta speranza

La diffusione di certi pregiudizi o percezioni negative, come già accennato, può essere favorita dai mezzi di comunicazione di massa. Per questo l’obiettivo della mia ricerca è stato quello di esaminare l’attuale modalità con cui alcune piattaforme di informazione parlano dell’adozione internazionale, e le conclusioni raggiunte possono far sperare in un futuro più roseo riguardo tale situazione.

Infatti, nonostante il tema sia ancora poco presente o trattato in modo relativamente superficiale sulle più importanti testate giornalistiche, si può comunque notare una maggiore apertura, delicatezza e premura nell’affrontare la questione. Quest’ultima è spesso discussa insieme ad altri grandi argomenti di attualità, il bullismo, le discriminazioni in base al genere, all’etnia, agli orientamenti sessuali, l’appropriazione culturale, e ciò dimostra che esiste la consapevolezza, da parte dei giornalisti, che anche l’opinione pubblica stia cambiando nei propri interessi e sensibilità. Si nota anche una maggiore attenzione nella scelta delle parole utilizzate per descrivere l’adozione, anche nell’uso di termini specifici (come “special needs” o “stepchild adoption”), nonché la volontà di dare voce ai bambini o persone adottate, che sono sempre meno relegati al ruolo di vittime o di individui “problematici”.

La mia analisi finale mi porta a pensare e sperare che l’opinione pubblica e i media italiani si stiano evolvendo per stare al passo con la modernità, in un mondo che dà sempre più importanza alla libertà di espressione e all’affermazione della propria identità in tutte le sue sfaccettature.

Giulia Cambazzu

Università degli Studi di Verona

Corso di laurea magistrale in Editoria e giornalismo

Anno accademico 2018/2019

Tesi di laurea: Bambini adottati e società. Il ruolo dei media nel favorire l’integrazione.

Relatore: Ch.mo Maurizio Corte

Leggi l’abstract

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione