Viaggio a Chengdu Cina

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Immagini di Fiorella e Gianni (cc. Italiaadozioni)

Fiorella e Gianni, sposi nel 2005 vivono a Cassano d’Adda, in provincia di Milano.
Il loro percorso adottivo è iniziato nel 2009 e si è concluso felicemente in Cina nel 2012, dove hanno incontrato a Chengdu il figlio Erwei.
A ItaliaAdozioni hanno raccontato il loro viaggio nel sud ovest della Cina.

La nostra passione comune sono i viaggi, ma questo che abbiamo intrapreso resterà per sempre nei nostri cuori. Siamo partiti da Malpensa per prendere il volo che decollerà alle 11.55 e farà scalo ad Abu Dhabi prima di arrivare in Cina. Per il viaggio abbiamo optato per un volo con scalo, un po’ per sgranchire le gambe, un po’ per una pausa. Siamo arrivati a Pechino alle 8.50 (ora locale, + 6 ore rispetto all’Italia). Nostro figlio Erwei ci attende a Chengdu, una città situata nel sud-ovest della Cina, capitale della provincia dello Sichuan, e da Pechino prenderemo un volo interno l’indomani mattina. La nostra prima notte cinese è stata un po’ inquieta e così al posto di dormire abbiamo praticamente aspettato l’ora della sveglia andando spesso in bagno per vedere se l’acqua nera che scendeva dallo sciacquone era reale o un effetto delle pastiglie omeopatiche!
Per il nostro soggiorno la referente locale ci ha sistemati presso il Sichua Hotel, un albergo a tre stelle. L’albergo e la camera sono molto puliti con servizi di prima qualità e personale cortese. La camera è spaziosa con letto matrimoniale, lettino con sponde per il bambino (con le lenzuola rosa!), bagno con vasca (ideale per il bagnetto del piccolo). Passiamo l’ultima serata da marito & moglie & basta…
Usciamo dall’albergo e subito ci accorgiamo che Chengdu è una città molto vivace con palazzi moderni, tantissima gente (soprattutto giovani) che passeggiano per le zone commerciali (tutte pedonali) e traffico intenso ma mai fastidioso visto che per “scavalcare” le grandi arterie ci sono delle comode passerelle pedonali.

Erwei, il bambino che sarebbe poi diventato nostro figlio, è nato nel febbraio dell’anno prima e subito dopo l’abbandono è stato accudito in un istituto di Chengdu (Chengdu C Grazie alla presenza in questo istituto della fondazione Half the Sky, ha usufruito di un programma di riabilitazione essendo inserito come “special needs” per un ipotono muscolare agli arti inferiori.
Ed è proprio in questo istituto (a differenza di quanto avviene per la maggior parte delle coppie che adottano in Cina, dove l’incontro avviene in un luogo “neutro”, albergo o uffici pubblici) alla periferia di Chengdu, che Susie ci porta di prima mattina.

Mentre ci chiede nuovamente se abbiamo tutto il necessario con noi (passaporti, lettera d’invito e i regali per l’istituto – dei pennarelli – e per i funzionari  – i cantucci -) io ripercorro mentalmente la strada che ho guardato su Google Maps qualche giorno prima ma soprattutto a un certo punto riconosco l’edificio e il cancello che ho visto in internet nella pagina dell’istituto. Appena varcato il cancello incontriamo un trenino di legno tirato da un educatore con bimbi che fanno da passeggeri, guardo verso il giardino e vedo bambini più grandicelli che si divertono in un’area giochi. Io e mia moglie ci guardiamo e siamo più tranquilli…

Inseguiamo Susie all’interno della struttura ma io sono un po’ lento perché sto preparando la macchina fotografica e sto già registrando un video. Entriamo in una stanza e ritroviamo Susie che ci accoglie insieme alla direttrice dell’istituto e a una segretaria che ci fa accomodare su un divano. Subito ci consegna, con nostra grande sorpresa, l’album fotografico preparato per Erwei e che abbiamo spedito in Cina due mesi prima. Poi un altro piccolo album che raccoglie le foto di Erwei in un anno di istituto: e qui capiamo che le 2 foto che ci hanno consegnato all’ente al momento dell’abbinamento non erano molto realistiche. Erwei è molto più bello, un bambino dolcissimo che riempie l’obiettivo con i suoi sorrisi e soprattutto con le sue guance. Sono talmente distratto dalle foto ed emozionato per il momento che mi perdo il momento in cui l’educatrice entra nella stanza con in braccio Erwei. Tutto a un tratto alzo lo sguardo e lo vedo in braccio a Fiorella mentre guarda un po’ perplesso l’orsetto Paddington e il leoncino sonoro che gli abbiamo portato come regalo. Con la stessa perplessità e serietà guarda anche Fiorella e poi sposta lo sguardo verso di me. Forse mi riconosce dalle foto dell’album o forse sono talmente sorridente che gli sto simpatico! E’ inutile dire che poi, preso dall’emozione, non ricordo granché… lasciamo l’istituto firmando qualche documento e salutando la persona che ci  presentano come la tata che ha accudito Erwei fino al giorno prima. La ringraziamo con tutto il cuore, lei ci lascia un piccolo diario in parte scritto a mano, in cinese naturalmente! Non facciamo in tempo ad entrare in macchina che Erwei, si addormenta in braccio a Fiorella e anche noi siamo sicuramente più tranquilli perché è un bambino palesemente sano. Poi Susie non perde tempo e ci accompagna subito all’ufficio notarile per registrare l’adozione. Firmiamo qualche carta e poi un notaio ci fa qualche domanda ma la più importate è “Are you satisfied?” Naturalmente noi rispondiamo con un “Yes” a due voci! Nel pomeriggio usciamo con lui, ci regalano un palloncino e con questo giochiamo una volta ritornati in stanza ed Erwei ci regala le prime risate.

La mattina, dopo colazione, Susie non perde tempo e puntualissima ci accompagna ancora all’ufficio notarile per scattare le foto con noi e Erwei necessarie per preparare il certificato di adozione, quello che decreta per le autorità cinesi la conclusione della procedura d’adozione.
Il giorno successivo nessun impegno burocratico; il programma dice “Leisure day. You have the option to see the panda bears”. Poco fuori la città si trova infatti il Chengdu Panda Base, Susie si trasforma in guida turistica e ci accompagna in questo bellissimo parco, anche se non perde l’occasione per chiederci come va con il bambino.

Continuiamo a visitare Chengdu e pian piano arriviamo a Tianfu Square, praticamente la piazza più centrale di Chengdu che per il gioco delle pavimentazioni e delle aiuole, vista dall’alto forma un disegno che ricorda il simbolo “yin e yang” tipico della filosofia cinese.

Facciamo qualche foto in compagnia della statua di Mao Tse Tung, poi ci spostiamo verso il Parco del Popolo. Qui capiamo che a Chengdu non si lavora solamente: ci sono donne che fanno tai-chi con il ventaglio, altri che lo fanno addirittura con le spade.

Molti giocano a badminton, altri semplicemente chiacchierano all’ombra degli alberi che adornano questi bellissimi giardini. Ci fermiamo anche noi e riusciamo a scambiare qualche parola con degli anziani che riempiono di complimenti Erwei e ci chiedono come mai è con noi. Ma c’è il solito problema dell’inglese che qui capiscono in pochi, soprattutto se non sono giovani. Allora io rispondo in cinese: “Ba ba… ma ma… wo er zi… jia ren” che sarebbe “papà… mamma… mio figlio… famiglia”. Più semplice di così!

Nel pomeriggio Susie richiede la mia presenza per concludere le pratiche burocratiche; ritorniamo all’ufficio notarile dove assisto al meglio dell’efficienza cinese. Dopo un’oretta passata tra scrupolosi controlli dei documenti e relative traduzioni (Susie legge la traduzione dal cinese all’inglese, io dall’inglese all’italiano) usciamo dall’ufficio con due belle buste con tutti i documenti rilegati e timbrati a secco dalle velocissime impiegate. Torno in albergo e usciamo con Erwei per comprargli qualche vestitino e delle scarpine nuove. Le sue con il coniglietto sono ancora belle ma vogliamo tenerle come ricordo. Spendiamo pochi yuan e gli facciamo un minimo di guardaroba per i giorni a venire.Anch’io mi compro una bella maglietta sportiva rossa con scritto “CINA”, naturalmente in caratteri cinesi! 

Purtroppo è arrivato il giorno della partenza. Susie ci accompagna in aeroporto e mentre noi guardiamo per l’ultima volta le strade di Chengdu con un po’ di tristezza perché siamo consapevoli che non stiamo solo partendo da Chengdu, Erwei sta salutando con quel suo faccino inconsapevole quella che sarà per sempre la sua città natale e noi lo facciamo con lui con un po’ di malinconia.

Gianni e Fiorella

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ITALIAADOZIONI
Redazione