Utero in affitto: “Avere figli è un diritto?”

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Utero in affitto o GPA

 

Il dibattito sulla maternità surrogata è sempre attuale. Vengono prima i diritti dei bambini o degli adulti? E i diritti delle mamme surrogate?

Utero in affitto: un parere

Italiaadozioni mi ha chiesto di esprimere un parere sull’utero in affitto o GPA Gestazione Per Altri. Lo faccio volentieri.

Penso che l’utero in affitto sia un crimine contro l’umanità, una nuova forma di schiavismo. Rende le donne fattrici e i bambini merce da scegliere e ordinare…

La tecnica può permettere molte cose, ma sarà difficile che possa cambiare l’inconscio, sopperire al vuoto che nasce dalla mancanza di quella madre in cui si è cresciuti per nove mesi. So bene che ci sono madri buone e meno buone, ma penso anche che bisogna essere molto presuntuosi per decidere in modo razionale che la madre non è necessaria e che i bambini cresceranno lo stesso felici e in pace con se stessi. Il rischio invece è quello di sentire, di quella madre negata, il vuoto, idealizzandola e desiderandola.

Prima i diritti dei bambini

Quando si parla di utero in affitto, GPA Gestazione Per Altri, si evocano sempre e solo i diritti di coloro che vogliono diventare genitori.
E ai diritti di quel bambino o di quei bambini che nasceranno si pensa mai a sufficienza?
Non viene mai il dubbio che così si “fabbricano a tavolino” bambini dall’identità confusa, ovulo di una donna, utero di un’altra, abbandonati sin dalla nascita dalla madre di cui, già dal quinto mese riconoscono la voce? Chi difende la GPA, sostiene che a un bambino, per essere felice, basta l’amore, ma l’adozione dimostra che i traumi che nascono dall’abbandono non sempre, neppure con tutto l’amore, si possono sanare. E che persino chi è stato adottato a un giorno, di quella madre, può sentire la mancanza per tutta la vita.

La maternità altruistica? Anche le donne vanno tutelate

Inoltre come si fa a pensare che una donna che, con il suo utero, permette a una coppia sterile di avere un figlio lo faccia per amore o solidarietà, come spesso si ripete, anche se tutti i fatti lo smentiscono? Perché una donna dovrebbe amare di più una coppia di sconosciuti del figlio che sente crescere dentro di sé? Perché dovrebbe correre il rischio di ammalarsi, anche di morire? La gravidanza e il parto non sono sempre passeggiate. E la stessa domanda vale per la donatrice di ovuli che “donatrice” non è: deve sottoporsi a una fortissima stimolazione ovarica, che può portarla addirittura alla sterilità. Perché?
E se davvero in alcuni rari casi esistesse la maternità solidale e altruistica, non sarà ancora più terribile per i bambini scoprire un giorno che non si è stati venduti, ma regalati? Tutto questo per me non è solo una forma di schiavismo e un crimine, oltretutto anche un crimine di eugenetica, visto che, se si è disposti a spendere di più, la “donatrice” dell’ovulo viene scelta con tutte le migliori caratteristiche, bellezza e quoziente intellettivo compresi, ma è anche una terribile manifestazione di delirio di onnipotenza.

Riconoscere i propri limiti procreativi, saggezza di adulti maturi

La hybris greca. Chi non sa riconoscere i propri limiti saprà educare al coraggio i figli? Naturalmente i bambini già presenti in una famiglia vanno tutelati in tutti i modi. E per nessun motivo devono essere allontanati da chi ha agito, anche violando la legge. Ma il punto non è questo. Avere figli è un diritto?

E infine, a proposito di abbandono, mi piace concludere con un pensiero taumaturgico, citando il finale di Pollicino e di Hansel Gretel, che tanto piace ai bambini adottati. Quando Pollicino e Hansel e Gretel riescono a liberarsi, rubano i tesori dell’Orco e della Strega e li portano ai loro genitori. Perché i tesori non mancavano ai bambini, ma a chi li aveva abbandonati. È un finale catartico, perché chi viene abbandonato troppo spesso pensa di non avere tesori sufficienti per essere amato. E invece qui, grazie al potere metaforico delle fiabe, tutto si capovolge.

Emanuela Nava

scrittrice

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