Una seconda adozione in Vietnam

Print Friendly

Sarahhoa, ph Hoi An (cc. flickr)

Due viaggi in Vietnam per incontrare i propri figli. Una mamma ci racconta la sua doppia esperienza e il suo ritorno nel paese di origine della figlia, per l’adozione del secondo bambino. 

Il Vietnam era per noi un paese lontano, di cui sapevamo ben poco. Poi, nel lontano 2006, l’ente cui ci eravamo rivolti per la nostra adozione ce lo propose come destinazione. Noi, che eravamo pronti ad andare ovunque nel mondo per raggiungere nostro figlio/a, rispondemmo affermativamente: poche parole del referente e sentimmo subito il Vietnam diventare il Nostro Paese.

Per non arrivare troppo impreparati al grande momento, cominciammo a documentarci il più possibile su questo paese e sulla sua gente, leggendo libri, cercando foto, filmati e interrogando gli amici che ci erano stati…ogni racconto, ogni nozione, ogni immagine, ogni dettaglio ci affascinava incredibilmente. Trascorremmo i mesi che seguirono fantasticando, immaginando, programmando e non vedendo l’ora di poter partire. Poi finalmente il momento tanto atteso arrivó: fummo abbinati ad una bimba di 6 mesi.

Sembrava un sogno: finalmente eravamo diventati genitori! Ci dissero che c’era poco tempo: in Vietnam ci stavano aspettando per sbrigare tutte le procedure. Con il loro aiuto prenotammo volo e albergo e 10 giorni dopo eravamo in Vietnam ad abbracciare la nostra fierissima principessa.

Diventare genitori di nostra figlia è stata l’esperienza più incredibile ed entusiasmante che potesse capitarci, quanta gioiosa confusione era giunta nella nostra vita! Tutto aveva finalmente un senso, non ci eravamo mai sentiti più felici e appagati di così! Così pian piano cominciò a crescere in noi il desiderio di ripetere l’esperienza: sarebbe stato bellissimo poter diventare di nuovo genitori e regalare a nostra figlia un fratello o una sorella con cui condividere la vita!

Ripetemmo la trafila: tribunale, servizi sociali, giudice e due anni dopo ottenemmo l’idoneità per poter adottare di nuovo. Ci rivolgemmo nuovamente all’ente della volta precedente e la scelta ricadde ancora sul Vietnam: pensavamo che per nostra figlia sarebbe stato bello avere un fratello o una sorella con un bel po’ di cose in comune!

Questa volta il percorso verso il nostro secondo figlio fu più accidentato della volta precedente; dopo circa un anno dal conferimento dell’incarico, ci fu comunicato che il Vietnam avrebbe temporaneamente sospeso le adozioni a causa di un cambio di legge (era il dicembre 2010). I mesi che seguirono furono particolarmente difficili: dal Vietnam non giungevano notizie incoraggianti e noi non sapevamo cosa aspettarci. L’ente si diceva fiducioso, sosteneva che presto avrebbero ripreso a lavorare e ci diceva di stare tranquilli, ma come potevamo? Passavano i mesi e tutto sembrava fermo. Per fortuna non eravamo soli a sostenere quest’attesa: c’erano molte altre coppie come noi, di vari enti, anche loro alle prese con gli stessi timori, le stesse preoccupazioni, le stesse incertezze. Attraverso i social network ci tenevamo in contatto confrontandoci, scambiandoci le poche informazioni che ogni tanto riuscivamo a reperire e cercando di sostenerci l’un l’altro. Questo fu per noi di grande aiuto per non scoraggiarci. 

L’attesa fu lunga e dopo quattro anni dal mandato all’ente… stavamo quasi per desistere! Invece qualche mese fa è arrivata la telefonata che ci ha fatti diventare nuovamente genitori: un cucciolo di 15 mesi ci stava aspettando!!! Che grande gioia! Ci è stato detto che tra abbinamento e partenza sarebbe passato 1 mese o più, quindi, questa volta, avendone il tempo, abbiamo voluto organizzare noi ogni dettaglio del viaggio.

I giorni prima della partenza sono stati frenetici e pieni di entusiasmo, non stavamo più nella pelle per la voglia di partire e volare dal nostro piccolino! Inoltre c’era la nostra primogenita che scalpitava: stava per diventare sorella maggiore e finalmente aveva la possibilità di vedere da vicino il “suo” paese, due desideri che aveva nel cuore da tempo!

La nostra permanenza in Vietnam è stata un’esperienza fantastica, indimenticabile. Quante emozioni! Rivedere il Vietnam dopo 6 anni…trovare un paese sempre uguale a se stesso e contemporaneamente in rapido cambiamento, osservarlo e spiegarlo a nostra figlia, viverlo e respirarlo, non solo da turisti… Assecondare la curiosità della nostra bambina, che era un vulcano di domande e voglia di vedere e capire. E poi l’incontro con nostro figlio, che ci ha letteralmente travolto con la sua energia e la sua vitalità… chi se li scorda i primi giorni insieme! Abbiamo soggiornato per 3 settimane ad Hanoi riempiendo le nostre giornate di passeggiate e giri turistici per la città, momenti di relax nei parchi cittadini, visite a musei e pagode, passaggi al supermarket per comprare latte, pappe, pannolini e tutto quel che poteva servirci per il pupo.

La gente del posto spesso si fermava incuriosita a guardarci: guardava noi genitori e poi i bambini, e rivolgendosi al piccolo ci chiedeva se fosse un “baby Vietnam”. La nostra figlia grande invece destava qualche perplessità: tratti somatici orientali, ma ormai decisamente occidentale come sguardo, atteggiamento e modi! Tutte persone sorridenti, curiose, socievoli, aperte al mondo…tutte ci regalavano un sorriso, una carezza ai bambini e il loro augurio di buona fortuna! Abbiamo vissuto momenti così densi di emozioni che rimarranno per sempre nei nostri cuori!

E ora, che siamo tornati nella tranquillità della nostra casa, ci ritroviamo spesso a ripensare ai giorni trascorsi là, ai posti visti, alle persone incontrate … e quanta nostalgia ci assale! Tra qualche anno torneremo, questo è sicuro!

Per chi fosse interessato, riporto qualche dettaglio “tecnico”. Abbiamo viaggiato con Quatar Airlines, che al momento è la compagnia più conveniente; partenza da Milano Malpensa, scalo a Doha, poi Bangkok (scalo tecnico) e finalmente Hanoi. Abbiamo alloggiato in un piccolo alberghetto a conduzione famigliare situato nel quartiere vecchio, la zona più pittoresca della città…caotica ma imperdibile. Ad Hanoi c’è molto da vedere: musei, pagode, templi, laghi, parchi, molti dei quali facilmente raggiungibili a piedi dal quartiere vecchio, quindi la permanenza può essere davvero piacevole ed interessante. Non è necessario portarsi molto da casa in quanto in Vietnam ci sono negozi e supermercati ben forniti di tutto quel che può servire: alimenti, prodotti per bambini, abbigliamento, calzature e i prezzi sono piuttosto convenienti. Si può pagare in Dong (la moneta locale) o in dollari. Per telefonare a destinatari in Vietnam la cosa migliore è acquistare una tessera telefonica vietnamita, perché permette di telefonare a costo decisamente contenuto. Esistono anche tessere un pochino più care che danno la connessione ad internet. Invece per chiamare l’estero meglio usare Skype, sistema efficiente ed economico. Per mangiare si ha solo l’imbarazzo della scelta: ci sono moltissimi locali che servono buona cucina vietnamita, alcuni più semplici, altri più raffinati (i prezzi ovviamente variano molto a seconda del tipo di locale che si sceglie); ci sono ristoranti e caffè che servono cucina internazionale, anche italiana e ci sono locali che servono piatti di altre cucine asiatiche. I bambini, nella maggior parte dei casi, sono accolti bene: i gestori e i camerieri sono molto disponibili e collaborativi.
Dal punto di vista sanitario, non sono necessarie particolari precauzioni. Se si soggiorna solo ad Hanoi, non è necessaria alcuna vaccinazione. Giusto usare un po’ di prudenza e buon senso: non bere acqua se non in bottiglia e magari evitare i cibi venduti per strada.

Hanoi è una città affascinante, in cui tradizione e progresso convivono pacificamente, ha il potere di non lasciare mai indifferenti, né chi la vede per la prima volta né chi ci torna. Ci sono però alcune sue caratteristiche che solitamente non sono molto gradite a chi vi soggiorna per un po’ con dei bambini piccoli: il traffico stradale pazzesco (è veramente impressionante la quantità di veicoli strombazzanti, soprattutto motocicli, in movimento apparentemente senza alcun rispetto di regole, tanto che il semplice attraversamento della strada può essere difficoltoso), il grande caos di persone e venditori ambulanti sui marciapiedi e per le vie soprattutto del centro che talvolta rende difficoltoso il transito a piedi e quasi impossibile quello dei passeggini, il notevole inquinamento dovuto ai gas di scarico che spesso rende l’aria irrespirabile. Un’altra difficoltà può essere rappresentata dal fatto che comunicare con i vietnamiti non è facile perché pochi parlano inglese, ma c’è da dire che sono molto volenterosi quindi, con un po’ di pazienza e fantasia, ci si può riuscire.
Insomma, l’impatto può essere forte, ma se si tira fuori un po’ di elasticità e spirito di adattamento, ci si immerge in questa terra, la si vive, la si respira, alla fine non si può non amarla, ancor di più perché si tratta della terra dei nostri bambini, ed è un pezzo importantissimo di loro.

Chiara

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione