Un possibile percorso per parlare di adozione a scuola

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students-in-class-with-teacher-reading, ph Ilmicrofono Oggiono, (c.c. Flickr)

Con piacere pubblichiamo l’esperienza di Sara Anceschi, figlia adottiva e docente di scuola primaria. La condivisione della sua storia personale con i suoi alunni diviene un momento di crescita per tutti.

Proprio per favorire una migliore cultura dell’Adozione proponiamo il concorso nazionale “L’adozione fra i banchi di scuola” che è aperto alle scuole di tutta Italia dall’infanzia alle secondarie di II grado.

Non perdere questa opportunità: se sei un docente partecipa con la tua classe, se sei un genitore proponilo alle insegnanti dei tuoi figli. 

Conoscere l’Adozione aiuta l’Adozione. Questo il nostro augurio per il 2020.

Essendo una figlia adottiva, oltre che un’insegnante di Scuola Primaria, ho sempre raccontato ai miei alunni, la mia storia. Ritengo sia un’importante lezione di vita per loro, affinché possano diventare adulti sensibili e attenti a cogliere le differenze e a valorizzarle.

Alla classe!

Qualche anno fa proposi in una seconda elementare la fiaba Pollicino, (in una classe in cui non c’erano alunni adottati e/o in affido), la leggemmo insieme e la analizzammo.

Il tema che aveva colpito maggiormente i miei alunni, era naturalmente l’abbandono: erano rimasti turbati dal fatto che un genitore potesse lasciare un figlio. Riflettemmo insieme sul fatto che quella era una storia, ma che nella vita reale, era una cosa che, seppur molto triste e dolorosa, poteva accadere.  I miei piccoli studenti, mi chiesero, quasi all’unisono, in questi casi, chi si sarebbe occupato dei bambini che venivano abbandonati. Da questa domanda stimolo, introdussi il tema dell’adozione. Spiegai loro, che a volte, gli adulti, non sono capaci di occuparsi dei figli, per diversi motivi, e in questi casi, questi bambini possono essere adottati, ovvero possono trovare una mamma e un papà che li desiderano con tutto il loro cuore e possono crescerli, diventando una famiglia.

A questo punto, chiesi alla classe, se qualcuno di loro conosceva personalmente qualche persona adottata, mi risposero di no, così colsi l’occasione per dire: “In realtà, voi non lo sapete, ma tutti conoscete qualcuno che è stato adottato”. Iniziò così, uno scambio molto divertente, in cui ciascuno provò ad indovinare, chi fosse, tra di loro, la persona adottata. Vennero nominati tutti i componenti della classe, ma nessuno pensò a me. Solo alla fine della giornata scolastica, svelai l’arcano, lasciando tutti a bocca aperta.

Ai loro genitori!

Il giorno successivo raccontai alla mia classe, la mia storia. I miei piccoli, grandi alunni erano molto curiosi e ascoltarono attentamente tutti i dettagli del mio racconto. Il lavoro li aveva talmente entusiasmati che decisi, di invitare in classe i miei genitori, per raccontare la mia storia attraverso il loro sguardo e i loro ricordi.

I bambini erano molto emozionati e non si fecero sfuggire neanche una parola del loro racconto. Fecero moltissime domande, tutte pertinenti e spontanee e i miei genitori risposero con entusiasmo ad ognuno di loro.

Per concludere l’esperienza, chiesi loro di trovare un concetto chiave che rimandasse al lavoro svolto e al tema analizzato insieme. Dopo un’attenta discussione, decidemmo di utilizzare: “Tutti i bambini hanno bisogno di una famiglia”.

Questo lavoro ebbe un grandissimo successo anche tra i genitori dei miei studenti.

Un frutto importante!

Vedere l’adozione attraverso gli occhi dei miei alunni è stato un dono prezioso: ho colto la loro capacità di analizzare le differenze come un arricchimento, non come un ostacolo. Con gli adulti, non è così facile e immediato, perché purtroppo, spesso, ci sono molti pregiudizi sull’adozione. Mi piacerebbe, che questi pregiudizi non esistessero, l’unico modo per combatterli, secondo me, è parlare dell’adozione, cercando di fare cultura dell’adozione fin dalla scuola dell’obbligo.

Sara Anceschi, insegnante

 

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ITALIAADOZIONI
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