Tutti i colori, le luci e le ombre dell’accoglienza

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ph Chantal Martinelli (tutti i diritti riservati)

Ascolto è la prima parola che ci viene naturale associare alla parola accoglienza, poiché come è possibile aprirsi ad una persona che diventerà nostro figlio senza fare spazio dentro noi?  L’esperienza qui narrata ha il sapore della semplicità e insieme della eccezionalità. Infatti un nuovo figlio ci richiede semplicemente tutto ma la risposta è la gioia che rinasce ogni volta che ripercorriamo, anche attraverso nastri e colori, la nostra scelta di vita.

Sabato scorso 18 marzo, in via De’Amicis a Milano, presso la Casa dei Diritti, ho vissuto un’esperienza incredibile legata al tema dell’accoglienza.

Quotidianamente tutti noi viviamo l’esperienza dell’accoglienza… accogliamo il nuovo giorno che ci viene offerto impegnandoci a viverlo nel migliore dei modi, ogni giorno accogliamo le richieste dei nostri figli (per chi ne ha) a volte esaudendole a volte negandole, in ambito lavorativo cerchiamo di essere accoglienti con il pubblico, con i colleghi, e per ultimo ma non da ultimo, negli ultimi tempi siamo spesso chiamati a riflettere sul tema dell’accoglienza a proposito della questione immigrati.

Tuttavia questa mattina l’associazione Italiaadozioni ci ha chiamato a riflettere su un’altra tipologia di accoglienza, l’accoglienza nei confronti di un figlio. Che sia biologico, adottato o in affido, nel momento in cui un bambino entra a far parte della nostra famiglia: entra nella nostra storia e la sua storia risuona nella nostra, mette a nudo le nostre radici e questo può generare una sofferenza, ma le radici, purgate dalla sofferenza, finalmente potranno fiorire.

Sabato mattina… la primavera è ormai prossima.. i programma che mi ero fatta per questa giornata non lavorativa erano molto diversi, ma sono stati stravolti dall’improvvisa decisione di partecipare a questo evento…

Non avevo le idee chiare su cosa stavo andando a fare, la locandina che pubblicizzava l’incontro era rimasta volutamente vaga.. recava la dicitura “workshop artistico” per spiegare la gioia dell’accoglienza… Gioia nell’accogliere mi era chiaro, ma cosa c’entrava l’arte con l’accoglienza e poi come si potevano mettere in relazione workshop artistico ed accoglienza?…  MISTERIOSO… e poiché tutto ciò che è misterioso da sempre esercita su di me un grande fascino ed interesse, ho deciso di partecipare…

L’accoglienza… l’ho sentita subito, sulla mia pelle… la struttura in sé (la Casa dei Diritti) è molto accogliente… all’interno della sala sono stata accolta dalla Dottoressa Fernanda Lombardi e dalla Dottoressa Chantal Martinelli che avevano “apparecchiato” per me e per i partecipanti all’evento una tavola ricca di materiali artistici di varia natura (pennarelli, pastelli, matite, lana, perline, riviste etc)..

Fernanda e Chantal hanno fatto una breve, ma significativa introduzione, durante la quale ci hanno offerto la possibilità di riflettere su come un semplice foglio di carta da bidimensionale può diventare tridimensionale se opportunamente piegato e che uno strappo, può diventare un’opportunità, se guardato dalla giusta prospettiva… ed infine, con le opportune modifiche, anche un semplice foglio può diventare una “realtà” molto dinamica…

Poi ci hanno dato un compito (alla mia età ancora devo fare i compiti?.. incredibile!).. dovevamo rappresentare il significato della parola ACCOGLIENZA utilizzando i materiali che ci avevano messo a disposizione, in libertà, in silenzio… in solitudine…

Mi sono seduta per terra ed utilizzando la sedia come “minitavolo”, ho lasciato che la parola accoglienza prendesse forma.. la mia forma… la mia mano, come fosse dotata di vita propria, ha iniziato a creare il mio piccolo “capolavoro”.

ph Chantal Martinelli (tutti i diritti riservati)

Facile collegare l’accoglienza ad un pluralismo, un io che diventa noi, una nota che diventa musica, uno strumento che diventa orchestra grazie alla creazione di nuovi legami che vanno oltre i limiti dei singoli e che offrono la possibilità di uno sguardo nuovo… Certo inevitabili le difficoltà, le cadute sulle “buccie di banana” che la vita ci mette sul cammino, il senso di inadeguatezza che a volte ci coglie, ma la meta è generare… la meta è la fecondità dell’amore… ed ecco che, da un incontro, nasce una famiglia con nuove, infinite possibilità.

Ognuno di noi ha “lavorato” con i materiali che voleva lasciando che la parola ACCOGLIENZA trovasse una strada per collegare il cuore alla mano… senza passare dal cervello… abbiamo lavorato sicuramente seguendo di più le emozioni che la parola  stessa era in grado di suscitare in ognuno di noi piuttosto che le connessioni cerebrali e devo dire che i lavori realizzati erano tutti veramente belli, ma soprattutto VIVI.

I lavori sono poi stati esposti e chi voleva poteva darne spiegazione, condividere con il resto del gruppo l’esperienza vissuta.. la commozione era palpabile.. l’accoglienza di un bambino in adozione o in affido spesso parte da ferite personali a volte anche molto profonde e a nessuno fa piacere guardare le sue ferite e metterle a nudo.. ma ecco che di nuovo ho sentito l’accoglienza.. il gruppo dei partecipanti si è mostrato subito accogliente nei confronti dei singoli, delle singole storie, delle singole fragilità…

E’ la prima volta che faccio esperienza in un laboratorio di arte terapia e probabilmente chi è più “avvezzo” di me a questa modalità di lavoro, troverà “infantile” l’entusiasmo da me vissuto, ma è stata veramente una bella esperienza che ha “smosso” emozioni forti che ancora “risuonano” dentro di me.

Al termine del laboratorio abbiamo ascoltato le testimonianze di due professionisti dell’accoglienza, due esperti nel settore, il Dott Salimbeni (psicoterapeuta) e la dott.ssa Giallongo (assistente sociale) che hanno cercato, attraverso i loro racconti, di trasmetterci una corretta informazione in tema di accoglienza… non si finisce mai di imparare..

ph Chantal Martinelli (tutti i diritti riservati)

Ci hanno raccontato storie di affidi e di adozioni.. storie di accoglienza.. storie a lieto fine e storie fallimentari.. storie… che avevano come comune denominatore l’accoglienza di un bimbo proveniente da un abbandono totale o parziale, un bimbo con una ferita, con una storia che va ascoltata ed ACCOLTA.. perché non va accolto solo il bimbo.. va accolto lui e tutto il bagaglio che si porta appresso che a volte è molto pesante, complesso e difficile da accettare… il suo bagaglio a volte è ingombrante e rischia di stravolgere equilibri e dinamiche familiari, ma del resto anche un figlio biologico, che non ha il bagaglio del bimbo adottato o di quello accolto in affido, che non deve fare in conti con una ferita, un abbandono o comunque una famiglia biologica fragile e complessa, è in grado di stravolgere le dinamiche di una famiglia. Anche il figlio biologico deve venire accolto.. e non sempre è così scontato.

Accoglienza che fa crescere l’accolto e colui che accoglie… accoglienza che nasce da un bisogno dell’accolto e di colui che accoglie… accoglienza che è esperienza d’amore per l’accolto e per colui che accoglie… ACCOGLIENZA una scelta di vita… per la vita!

Ringrazio quindi l’associazione Italia Adozioni che ancora una volta ha saputo offrire un’opportunità di riflessioni su temi “antichi” ma con modalità sempre nuove ed accattivanti… AVANTI COSI’!

Paola

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ITALIAADOZIONI
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