Storie di mamme adottive. Aggiungi un posto in classe

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Inclusione scolastica e adozione

L’inclusione a scuola è uno dei temi che vengono spesso affrontati nei gruppi di genitori adottivi. Aiutare i propri figli a rispondere in modo adeguato alle piccole e grandi difficoltà a scuola significa ascoltarli e aiutarli a trovare una loro soluzione personale e creativa. 

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Accogliere un bambino adottivo in classe

Dov’è il mio posto a scuola?

Si può aggiungere un posto, anche senza avere un tavolo bensì, come dico spesso alle mie figlie, allargando il cuore!

Anna mi risponde: “Sì, nel mio cuore c’è il posto per mamma e papà e quando sono a scuola so che tu sei qui” mettendosi  fiera la mano a sinistra sul petto, e poi continua con tono più grave: “Specialmente quando mi manchi”. Ehm, la cosa si fa interessante per il mio animo spesso incuriosito dalle percezioni  di mia figlia e con l’intenzione di sembrare indaffarata chiedo: “E dimmi Anna ti è capitato da poco?”. Non ci pensa due volte e con battuta pronta mi conferma: “Quando non mi fanno giocare!”.

NOooo!! Ci risiamo. Guardo in direzione del cielo, ma è sera e vedo solo il soffitto  che mi rimanda la palla e la voce interiore mi dice: “Hai voluto sapere ora non puoi ignorare!”.

Certo sappiamo che nel gioco i bambini raggiungono spesso un livello di intensità  tale che talvolta rasenta quello di un’attività impegnativa  anzi, da quanta serietà a volte ci mettono, è quasi un lavoro in cui trasferiscono tutto il carico delle loro attese e lo stile delle loro personalità. Così è ancora per Anna che a breve compirà 9 anni. E proprio qui, si gioca una dinamica emotiva che talvolta non si denota per serenità e calma, anzi.

Per alzare la prospettiva ed evitare di scendere diretta sul fatto particolare, chiedo ad Anna se abbia avuto una buona giornata in classe, ma qui si apre il sipario… “Sì, ma – aggiunge sospirando – in classe le femmine non fanno vedere che vogliono stare per conto loro e non con noi, mentre in ricreazione è tutto il contrario”. Frase che meriterebbe un cifrario. Tuttavia le mamme sono forti, perché hanno la risposta pronta per ogni cosa e allora anch’io mi cimento, però per il mio stile riflessivo, questo significa sempre contare fino a dieci, ultimamente però mi bastano sei secondi… Con una frase così lapidaria le mosse vanno scelte con cura, tanto più le parole.

So bene che con Anna, istintiva com’è, se mi pongo dalla parte opposta otterrò una risposta di getto. Insomma per farla breve mi esce questo: “Anna sai che mamma e papà vorrebbero che tu fossi capace di giocare con tutti: insieme ci si diverte di più!”. Neanche il tempo di chiudere le labbra che ribatte perentoria:“… E infatti!!!” come a dirmi: io ce la metto tutta.

“Infatti cosa?” – riprendo, rinvigorita dalla breve pausa, presa solo per cercare le parole e l’energia per renderle d’effetto. Lei se ne esce con: “Le femmine vogliono fare sempre lo stesso gioco tra loro quattro e non mi fanno giocare. MAI” mentre la mano destra batte più di un colpo sulla gamba e i suoi occhi si accendono di una forte irritazione.

Dico tra me e me, anche questa! Non ci bastava tutta la sofferenza che abbiamo passato negli ultimi mesi dell’anno scorso con la storia del grembiule (cfr. I tre bottoni blu) e delle mani “pesanti” su Anna …

Essere accettati in classe prima di tutto

Sento subito che ciò che Anna mi sta trasmettendo va oltre una singola ricreazione o la giornata scolastica storta, non si tratta di capricci rispetto al comportamento di un’amica deludente. E’ molto di più. Si tratta piuttosto dell’essere accettata o meno. E’ il perenne assillo di noi essere umani: trovare se stessi, esserlo in pienezza  ed essere accettati per ciò che si è.

Noi due che abbiamo aperto le braccia ed il cuore ad Anna appena vista -mentre lei si nascondeva piena di paura- abbiamo capito bene che l’unica strada possibile era diventare prossimi a lei e farla sentire accolta, affinché anche lei pian piano ci aprisse le braccia, accettando tutte le sue fortissime reazioni. E prima di lasciarsi andare ha saputo richiedermi,  a modo tutto suo, tutta la tenerezza e insieme la tenacia della mamma che sono diventata.

E’ proprio grazie a questo che la  fiducia si è fatta strada in questi pochi anni dalla sua adozione, in modo che oggi Anna ride in modo sfrenato, aggiunge ironia alle sue battute, chiede scusa quando esagera e si concentra con mente e cuore su un compito nuovo o complicato. In sintesi: ci ha accolti ed è accolta ogni giorno.

Per lo stesso motivo, adora come noi la convivialità della tavola. Ricevere ospiti è per lei un impegno intenso ed un personale vanto: prepara sempre un regalo – disegno o invenzioni – per gli invitati. C’è stato un periodo in cui faceva all’ospite la foto. Per  essere più chiara, finito il pranzo se ne andava in camera e proprio come in una camera oscura, sviluppava in una piccolo foglietto 5×5 il ritratto dell’ospite. Chissà, forse nella sua testolina dai capelli neri lisci e luccicanti si stava creando un archivio fittamente popolato di nuovi volti amici.

Perciò ora vi risulterà chiaro perché per Anna il gioco è: tutti insieme o non è. Tanto che per lei è diventato un esercizio di convivialità. Ne sortisce che non riesce a comprendere fino in fondo che le si opponga un NO al suo bisogno di stare insieme, specialmente quando è accompagnato da una volontaria e reiterata voglia di escludere da un’attività lei o altri bambini con lei.

Alla domanda: “E allora cosa hai scelto di fare?” per comprendere se avesse messo in azione la ricerca di un’alternativa, mi risponde con la più sciolta naturalezza: “Ho chiesto ai maschi, e loro son ben felici di farmi giocare, sempre!”.

Gioco e accoglienza a scuola

Aggiungi un posto … al gioco, sembra dunque ciò che Anna cerca di realizzare ogniqualvolta si cimenta in un gruppo nuovo o già noto -qual’è appunto la sua classe.  Anche in estate non molla e in spiaggia la sua massima conquista quando torna tutta sudata all’ombrellone -dove leggo assorta- è cogliermi di sorpresa e annunciarmi con fierezza: “… sai mamma stiamo giocando tutti insieme!”.

Nella concezione di Anna -a scuola- un posto nel gioco ed il suo posto in classe si intrecciano e sovrappongono. E qui accade che si infrangano attese e speranze, ragionamenti  e  sentimenti. Rincorre instancabilmente l’armonia della convivialità, che sembra rendere vitale la sua identità rispetto a quella degli altri su cui lei si rispecchia.

Ieri mentre lavoravo concentrata alla mia scrivania col pc, Anna silenziosamente si materializza puntuale per la nostra ora del tè, la sento e la lascio avvicinare seguendola con il mio terzo occhio, curiosamente scruta cosa scrivo nel video, dopo un po’ la guardo negli occhi e mi dice: “Sai mamma che oggi Adele mi ha detto che sono accogliente, consolatrice e sportiva?”.  Mi esce davvero uno stupito: “Come mai?”. Adele è una delle quattro famose compagne – con le parole di Anna – quella che comanda le altre! Con viso aperto ed occhi luccicanti dall’allegrezza mi risponde: “Perché nell’ora di religione ognuno di noi ha avuto da quattro compagni tre aggettivi ciascuno, per descriverci”.

Il giorno seguente catapultandosi fuori dal pulmino, mi raggiunge e con tono squillante:  “Oggi sai ho preso coraggio e sono andata da Alexia – sempre una compagna tra le quattro – le ho detto che mi sono sentita presa in giro quando ieri ha detto che non potevo giocare con loro e rideva di me”. “E lei ?” le domando con gli occhi in sospeso “Mi ha detto che sono frignona”. Continuo “… secondo te?”, rinforza Anna: “ Non sono frignona! Io gioco con le altre bambine a quattro cantoni!”.  Sollevata rispondo: “Bello quel gioco è davvero divertente, veloce come piace a te”. Anna con un’espressione via via sempre più gratificata, conclude: “Sì e anche ai maschi piace e infatti vengono a chiedere di giocare insieme!”.

Tra me e me con gioia le dico: “grazie Anna che col tuo ottimismo Aggiungi un posto a …all’altro”.

Mamma Maria Antonietta

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ITALIAADOZIONI
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