Siamo noi: storia di una famiglia adottiva

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Sally!, ph Andreas Eldh, (c.c. Flickr)

La nostra storia adottiva: siamo Lucia, Marco e il bimbo, arrivato come un piccolo grande miracolo.

Una coppia come tante

Eravamo una coppia come tante, di un paesino come tanti in Italia…dopo 3 anni da fidanzati abbiamo deciso di coronare il nostro sogno a due, promettendoci amore reciproco nella buona e nella cattiva sorte, all’epoca io avevo 25 anni, mio marito 30, volevamo assestarci, goderci le serate sul divano in due, avere un pochino di stabilità lavorativa e viaggiare, ma passato qualche annetto tutto questo non bastava più, ci pesava la casa troppo ordinata, ci pesava restare in due troppo comodi sul divano, ci pesava persino l’idea di poter organizzare qualunque tipo di viaggio senza tenere in considerazione le esigenze di  alcun pargoletto… e allora come tante coppie comuni abbiamo iniziato a cercare un figlio, ma niente, passavano i mesi e i dubbi aumentavano: “ avremmo mai coronato questo sogno?” “ avremmo mai insegnato a qualcuno come diventare adulti belli dentro, come è stato insegnato a noi con l’esempio dei nostri genitori?”

Fra queste e altre mille domande le prime visite ginecologiche per sentirsi dire “signora è tutto a posto, resta solo da verificare la pervietà delle tube” e io chiesi “ visto che l’esame è un tantino invasivo, nel caso fossero realmente chiuse che si fa?” risposta “fecondazione assistita signora”…  e l’idea di questa tecnica di creare vita e amore rimbombò nelle nostre teste per mesi! Sentimmo degli andrologi e anche questi ci dissero che l’unica via era la fecondazione assistita…sentimmo diversi medici più o meno umani ma il succo dei loro discorsi non cambiava: la nostra felicità sarebbe dipesa da una provetta!

Io e Marco ci prendemmo dei mesi di riflessione, avevamo tutte le informazioni per decidere ora…bisognava solo farlo! Facemmo delle sedute di riflessologia plantare perché tutta questa chimica, tutto questo voler trovare una cura ad ogni emozione ci aveva stufati! In questi mesi ci siamo detti : “ma se la nostra strada fosse un’ altra? Fare un figlio in provetta solo per averlo a tutti i costi…sarebbe davvero fare un figlio con amore? E poi ancora, se ognuno a cui capitasse quello che sta capitando a noi si fiondasse sulla fecondazione assistita l’adozione resterebbe l’ultima spiaggia, e di nuovo una scelta messa come ultima spiaggia non sarebbe più una scelta d’amore”…ecco avevamo trovato le risposte! Con un po’ di coraggio, ci iscrivemmo al corso obbligatorio prima di presentare domanda di adozione in tribunale…da questo corso capimmo le difficoltà, ma soprattutto l’amore di queste famiglie nate dal cuore…

Abbiamo scelto l’Adozione

Era fine ottobre, finalmente presentammo domanda di adozione in tribunale, decidemmo di intraprendere solo il cammino dell’adozione nazionale, non perché l’internazionale fosse da escludere a priori o per i costi che questa prevede…ma per la convinzione estrema che nella vita per capire se sì è scelta la strada giusta lo si può capire solo prendendo 1 singola strada alla volta e percorrendola fino in fondo, concentrando tutte le nostre energie su questo singolo percorso. Io e Marco ci dicemmo che se l’adozione nazionale non avesse portato a nulla, allora dopo tre anni avremmo intrapreso l’adozione internazionale…

Da fine ottobre a metà febbraio facemmo gli esami medici richiesti e i colloqui con assistente sociale e psicologa…e vi assicuro che fu il cammino più umano che potessimo fare, senza ansie, un cammino di cuore e consapevolezze bellissimo, che non ci fece rimpiangere nemmeno per 1 giorno il percorso medico della fecondazione assistita.

Era fine febbraio e per noi cominciò il periodo dell’attesa. Non vi nascondo che ci sono stati momenti di pessimismo puro… ma erano appunto solo momenti… il mattino dopo la speranza tornava da noi, perché eravamo sicuri, da qualche parte nel mondo c’era un pezzo del nostro cuore!

Poi un giorno qualcuno mi disse “credici, prega ogni giorno, perché verrete scelti da un giudice in base al contenuto di fascicoli. Se non fai arrivare la tua scintilla, leggendo il tuo fascicolo gli sembrerà di leggerne uno come tanti”. Ringrazierò ogni giorno questa persona, perché mi ha ridato la grinta in uno dei giorni no di questa attesa…lì decidemmo che l’attesa era da mordere, non da vivere passivamente! Ecco che io e Marco ci mettemmo a estendere la domanda ad altri TdM e poi un giorno ci guardammo e ci dicemmo “ e se chiedessimo alla nostra assistente sociale di fare volontariato in casa famiglia? Alla fine del percorso avremmo ancora più consapevolezza dei bimbi che vivono situazioni difficili e in più avremmo ingannato l’attesa tenendo la mente impegnata”…così iniziammo il volontariato, era inizio Novembre, trascorremmo un solo pomeriggio con questi bimbi, perché pochi giorni dopo arrivò la chiamata che ci cambiò la vita. Nell’immensa gioia di aver trovato nostro figlio, ci è dispiaciuto non poter proseguire questa esperienza.

L’esperienza in casa famiglia

Vi riporto le nostre impressioni dopo la breve parentesi di volontariato in casa famiglia:

-          Esperienze come queste dovrebbero essere obbligatorie quando si decide di donare amore incondizionato ad 1 bambino, cercando 1 figlio…non importa se questo figlio si decide di portarlo in pancia 9 mesi o nel cuore con una gestazione indefinita, è 1 po’ come il corso preparto che è ritenuto indispensabile.

-          Ringrazio Gaia che con i suoi 5 anni, arrivata da 2 giorni in comunità, dopo nemmeno 1 ora che ero lì mi ha ricordato che nella vita ci vogliono tenacia e appoggio incondizionato: voleva andare sui pattini, non era capace, non trovavamo nessun pattino adatto al suo piedino…alla fine mi dice “aspetta” ha tolto le scarpe e li ha infilati a piedi nudi, di fronte al mio “ma Gaia, vanno messi con la scarpa” non mi ha dato retta, e ha fatto bene, li ha infilati, l’ho presa per mano e ha raggiunto il suo obbiettivo: grazie alle ginocchiere e al sostegno delle mie braccia ha pattinato!

-          Mi ha sorpreso e aperto il cuore Giovanni: io e mio marito abbiamo portato la merenda, l’educatrice dopo un po’ di gioco all’aperto ha esclamato “tra poco saliamo per la merenda che hanno portato Lucia  e Marco” Giovanni mi guarda ed esclama ”woooow, spero solo non sia una torta che non mi piacciono” l’educatrice l’ha ripreso per la risposta, lui ha continuato a giocare…più tardi salendo le scale per andare a far merenda mi prende la mano e mi dice “ scusa per quello che ho detto prima e grazie per la merenda”..”figurati, ti avevo già perdonato” ho risposto e nel mio cuore ho pensato: caspita quanta voglia di fare buona impressione in questo bimbo da 1 anno e mezzo in comunità

-          Simone un timido grandicello (13 anni), ma solo all’apparenza, lui appena ha potuto è salito in braccio a mio marito e ha preso ad accarezzarmi i capelli…ci conoscevamo appena e l’educatrice ci aveva spiegato che questo atteggiamento dopo poco tempo che eravamo con loro non era accettabile, così mio marito ha trovato la scusa di avere male alla gamba ed io di non gradire le carezze perché mi sentivo un gatto…Simone cerca l’affetto nel contatto fisico, Simone mi ha spiegato che le porte vanno chiuse sennò i bambini possono scappare, ma che lui non ha voglia di scappare; fuori, dormirebbe sotto i ponti e non avrebbe tutto quel cibo e tutte quelle attenzioni.

Simone quando siamo andati via era a farsi la doccia, ci ha salutati con la manina dai vetri appannati del bagno e nel suo sguardo c’era un ”grazie, tornate”.

Nostro figlio

Eh niente come vi ho accennato prima il volontariato è stato interrotto dall’arrivo come un uragano di un bimbo bellissimo di 1 mese e mezzo, ci siamo trovati genitori dall’ oggi al domani…che dire continua a crescere il nostro amore per lui, l’amore non si crea in un giorno ma si costruisce, si annaffia come una piantina ogni giorno, come ci promettemmo io e mio marito in quella piccola chiesa, nella buona e nella cattiva sorte…perché come ogni amore anche quello per un figlio non è solo sorrisi, dolcezza e giocare insieme, ma è esserci sempre, comunque vadano le cose, dandogli tutto il nostro sostegno! Infatti ora siamo in pieno rischio giuridico e non mi sento di scrivere che è stato tutto un lieto fine, quello che ci auguriamo per nostro figlio è che per lui ci sia il miglior lieto fine del mondo, che abbia presto la stabilità che merita con noi o con chi lo ha messo al mondo non importa…i figli sono figli del mondo e meritano di crescere con amore e stabilità, per essere gli adulti belli dentro che ci aspettiamo diventino.

 Siamo noi: Lucia, Marco e il bimbo

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione