Scuola e adozione: come lavorare in classe

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Primo giorno scuola Emma (CC BY 2.0) by Luigi Mengato

Marco Chistolini (psicologo, psicoterapeuta e direttore scientifico del Ciai, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) ha tenuto due incontri di aggiornamento per insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria sul tema “Scuola e adozione”, di seguito  una breve relazione di quanto appreso nel secondo incontro. Leggi anche la prima parte.

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Le difficoltà di apprendimento

Nel secondo incontro noi docenti abbiamo avuto l’occasione di confrontarci cercando di capire le difficoltà di apprendimento dei bambini adottati.
La letteratura nazionale ed internazionale è concorde nell’affermare che, mediamente, i bambini adottati presentano difficoltà di apprendimento, di comportamento e disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) in percentuale maggiore dei loro coetanei non adottati. Naturalmente, trattandosi di un dato medio, non significa che tutti i bambini adottati abbiano difficoltà a scuola.
I fattori che possono determinare difficoltà di apprendimento o di comportamento del bambino adottato devono tener conto di diverse variabili:

  • Variabili psicologiche: si riferiscono alle conseguenze che derivano dall’aver vissuto esperienze difficili e/o traumatiche.
  • Variabili cognitive: molti studiosi ritengono che lo sviluppo neurologico del bambino sia durante la gravidanza che dopo è influenzato, oltre che da variabili genetiche, da diversi fattori quali l’assunzione di sostanze nocive da parte della madre, l’alimentazione, gli stimoli…. Inoltre, situazioni di istituzionalizzazione ad alto stress possono influenzare lo sviluppo cerebrale dei bambini ed il loro comportamento.
  • Variabili ambientali: che comprendono il ruolo della famiglia che a volte ha delle aspettative elevate ed il ruolo della scuola che deve tener conto delle difficoltà e della storia del bambino.

I bambini con disturbi dell’apprendimento possono anche presentare dei problemi nella sfera comportamentale (non stanno seduti al banco, tendono ad isolarsi, manifestano iperattività, aggressività…).
Spesso noi insegnanti facciamo fatica nel conciliare le esigenze e le difficoltà del bambino con le caratteristiche e le finalità del contesto scolastico. Per il bene di ciascun alunno e di tutta la classe è importante che gli insegnanti riescano a valutare la situazione analizzando con calma le caratteristiche del problema, e successivamente proporre, in accordo con la famiglia, alcuni atteggiamenti ed interventi da effettuare a scuola ed alcuni atteggiamenti ed interventi da effettuare in famiglia. E’ fondamentale che tra scuola e famiglia si instauri un rapporto di cooperazione e collaborazione basata sulla fiducia reciproca in modo da permettere una valutazione globale del minore che tenga conto sia degli aspetti psicologici che cognitivi.

Come parlare di adozione a scuola?
(Alcune idee per un progetto di lavoro in classe)

Un altro aspetto che è emerso in questo secondo incontro riguarda l’importanza di parlare di adozione a scuola. E’ fondamentale che il bambino riceva dei messaggi corretti sul significato di essere “adottivi”, soprattutto considerando il fatto che nella nostra società prevale un’idea “svalutata” di adozione. Il nostro ruolo di insegnanti è quello di costruire un progetto di lavoro per tutti i bambini, non solo per l’alunno adottato.

Quali possono essere gli obiettivi di tale progetto?

  • Valorizzare le differenze e il rispetto per l’identità e le caratteristiche di ciascuno.
  • Costruire un contesto relazionale nel quale sia possibile esprimere i propri pensieri e la proprie emozioni.
  • Facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni.
  • Evidenziare il bisogno di tutti i bambini di avere una famiglia.
  • Legittimare la condizione adottiva.

Nel progettare questo tipo di lavoro sicuramente occorre prevedere metodologie diverse a seconda dell’età dei nostri alunni utilizzando strumenti come ricerche, fiabe, cartoni animati o film, interviste e ricerche in famiglia, testimonianze in classe…

Occorre nel nostro progetto tener presente cinque aspetti decisamente importanti.

  1. L’espressione delle emozioni: si tratta di attività che facilitano l’espressione delle opinioni e delle emozioni dei bambini. L’obiettivo è quello di creare un clima accogliente nel quale sia possibile parlare di sé.
  2. L’identità: si tratta di attività che aiutano i bambini a riflettere sulle loro caratteristiche, fisiche e psicologiche, su come si vedono e su come vedono gli altri. L’obiettivo è quello di favorire l’acquisizione di una coscienza di sé e di sé nel rapporto con gli altri.
  3. Il diritto a crescere in una famiglia: si tratta di attività che mettono in risalto i bisogni che contraddistinguono tutti i bambini ed il loro diritto a poter contare su adulti sufficientemente capaci di soddisfarli. L’obiettivo è quello di rendere evidente che il bisogno di essere amati è uguale per tutti indipendentemente dal luogo di nascita, dalle caratteristiche somatiche…
  4. La condizione adottiva: tutti i bambini hanno bisogno di una famiglia e si può spiegare che per alcuni è stato necessario cambiarla ed averne una nuova. L’obiettivo è quello di dare valore e legittimità alla condizione di figlio adottivo.
  5. Le caratteristiche etniche: si tratta di uno sviluppo delle attività precedenti relative all’identità con proposte che evidenziano il fatto che ciascuno è “uguale e diverso” dagli altri a seconda di come lo si considera. L’obiettivo è quello di stemperare e valorizzare le differenze che caratterizzano ciascun bambino.

Un simile progetto aiuterà ogni nostro alunno e non solo i bambini adottati nel loro cammino di crescita personale ed umana. Dando il meglio di sé nella forma della comunicazione, non solo nello sforzo organizzativo, l’insegnante aiuta la personalità dell’alunno a venir fuori, a uscire dalle paure, dalle difficoltà, a confidare nei propri mezzi. Nell’ambito del dialogo educativo impostato correttamente la personalità dell’alunno è sempre una risorsa, mai un problema isolato.

Laura Ghezzi, insegnante di scuola primaria.

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ITALIAADOZIONI
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