Quando l’adozione diventa difficile II

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#056 Tino @ Ramos Mejia, 29 de julio, ph Nicolás Zabo Zamorano, (c.c. Flickr)

Un balsamo che cura

Ogni essere che sta male cerca in qualche modo di lenire la sofferenza. L’immaturità di un adolescente può fargli scegliere la modalità sbagliata.

Più alta è l’intensità del dolore provato, più è forte  la tentazione di “spegnere” la coscienza, ma tutto ciò che anestetizza al tempo stesso limita la vitalità, la creatività e l’espressività.

Il dolore dell’anima chiede conforto attraverso il contatto gentile, le carezze e gli abbracci.

Il contenimento fisico di un abbraccio, fatto di odore e calore familiare, è un balsamo che disegna un’aromatica mappa di sollievo capace di orientare i sensi e ri-armonizzare le sinapsi neuronali sulle giuste frequenze, quelle umane.

Analfabeti emotivi

Andrea non aveva  parole, se ne avesse avute tutto sarebbe andato diversamente.

Eppure la sua mente era piena, colma fino a tracimare di rumore, incessante, insopportabile frastuono. In tutto quel baccano non si poteva distinguere neppure una parola. Come sarebbe stato facile trovare le parole giuste e semplicemente dirle, ma Andrea non aveva questo privilegio, così tanto dato per scontato, così per nulla ovvio.

Non trovando via d’uscita attraverso la bocca, l’energia emotiva sparata come un proiettile da un cuore avvelenato, si faceva strada attraverso il corpo. Talvolta la voce gli usciva dai piedi, e allora camminava senza fermarsi per un tempo lunghissimo, senza una direzione, senza un posto preciso in cui arrivare, soltanto passi posti uno davanti all’altro. Galleggiando nel suono della città, riusciva a far tacere il pensiero, allora si lasciava cadere nella morbida fantasia di sentirsi parte di qualcosa, di quei luoghi caotici e disordinati, così tanto simili al suo groviglio interiore.

Fermo non riusciva proprio a stare, non perché non riuscisse ad arrestare le gambe, ma perché mai in nessuna situazione, poteva fermare le voci che continuavano a sbattergli dentro, torturandogli l’anima.  Spaventato aggrediva  tutti quelli che, non  vedendo i suoi dolorosi vortici emotivi, gli facevano richieste impossibili.

“Stai seduto, non ti alzare, non correre, non saltare, cammina come si deve,  possibile che non riesci a stare fermo!”

Subito dopo cadevano a pioggia note, giudizi, divieti, punizioni, e mentre Andrea, ghiacciato, manteneva un’espressione immobile, tutti intorno a lui gridavano. Con l’interiorità paralizzata, nella tensione di un equilibrio che cerca se stesso, il suo corpo fisico entrava in uno stato di spasmodica agitazione. Andrea allora, appariva distratto, distante, indifferente e iperattivo.  Già in quarta elementare si sentiva fuori posto ovunque, e nei primi timori di un lieve e appena abbozzato rifiuto relazionale, cresceva come un infestante il rifiuto per sé stesso.

Non era l’amore a mancargli, anzi. Andrea era teneramente amato, ma in quanto analfabeta emotivo, il suo mutismo soffocante lo costringeva a trasformare in azioni contraddittorie e sconsiderate, ogni vissuto incoerente e doloroso.

A 15 anni l’alternativa erano i tagli autoinflitti da cui sbuffavano fuori i vapori del dolore castrato che, senza altro sfogo, gli  ribolliva nelle vene. Poi la prima canna, scorciatoia per un sollievo immediato a buon mercato. Fumare smussava i suoi spigoli interni, spingendoli fuori come acuminati artigli.

Portandosi addosso come una pelle l’assurda condizione di dover ferire per non essere ferito,  Andrea rimaneva da solo con il suo buio e cercava nelle droghe e nell’alcol un anestetico che potesse “spegnerlo”.

Adesso era suo padre ad urlare, sua madre piangeva, mentre tutta la sua vita  gli comprimeva il cuore, come fosse stato rinchiuso dentro il nocciolo di una ciliegia.

Ad  Andrea non piacevano le ciliegie e non gli piaceva neppure essere se stesso. Nella pace sintetica trovata fumando, incapace di sognare, prestava fantasie al proprio avatar in cambio di qualche like.

Tra le cose che i suoi non capivano, c’era il suo non dormire. Restava sveglio per ore, nel silenzio della notte, certo che la sua oscurità fosse meno visibile al buio.

Talvolta, con fare felino, cercando la cucina, lasciava fuggire lo sguardo dentro la camera da letto dei suoi genitori e restava immobile a fissare il movimento della coperta, mossa dal respiro come un’onda morbida.

In quei momenti, un lieve calore distendeva i tratti del suo viso e Andrea riusciva finalmente ad infilarsi in tasca un piccolo mazzetto di parole.

“Vedrai, andrà meglio domani”.

Glossario che cura

Anestetico: L’anestetico è una classe di farmaci ampia ed eterogenea che ha la capacità di indurre anestesia, cioè la perdita reversibile della sensibilità e della coscienza.

Il consumo di droghe, alcol e psico-farmaci può essere il tentativo maldestro di anestetizzare un forte dolore, con ripercussioni gravissime sulla salute e sulla vita delle persone, con il  rischio di rimanere prigionieri di problematiche di dipendenza.

Balsamo: Vivanda o bevanda profumata e di grato sapore; rimedio portentoso contro la sofferenza; conforto, sollievo, consolazione.

Nelle relazioni, nelle parole, nel corpo,  nella musica, nell’arte, nel movimento, tutto ciò che infonde calma, rassicurazione, senso di protezione, è un balsamo capace di lenire il dolore emotivo senza effetti collaterali.

Linda Dutto

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Breve presentazione dell’autrice.                                                                                            

Svolgo la professione dell’Assistente sociale da 25 anni, quasi tutti in un servizio per le tossicodipendenze. Alla mia formazione tecnica (Laurea triennale, Corso di formazione per operatori dell’affido familiare organizzato dal Centro Ausiliario per i problemi minorili di  Milano nel 1997, formazione specifica sul tema del maltrattamento e abuso, ecc…) si affianca un profondo interesse per l’utilizzo della narrazione come strumento professionale e terapeutico, nonché diverse esperienze nel campo del volontariato e nell’accoglienza di ragazzi in difficoltà.

 

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione