Perchè proprio a noi?

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Partiamo dal principio. Proprio dall’inizio di tutto, quando si scopre cioè che i figli non arrivano. Più o meno il percorso è il medesimo per tutte le coppie: si fanno gli accertamenti medici per capire cosa non va e si soffre.  E’ questo il periodo del lutto per la mancata procreazione, per la sterilità, per il sogno disilluso di diventare genitori…. Lutto che andrà elaborato per poi accogliere e generare un figlio non nato da sé. Il libro che proponiamo, parte da una visione antropologica che recupera una concezione dell’uomo ricavata dalla lettura delle Sacre Scritture, ma offre altresì spunti di riflessione di grandissimo interesse anche per chi non si riconosce nella fede cristiana e cattolica. E’ una lettura stimolante che apre un dibattito sull’adozione che può interessare chiunque: dagli studiosi ai diretti interessati, i genitori.

“Sono mamma felice di due meravigliose creature. (…) Non c’è sera che non mi rechi nella loro camera  a sistemarli per la notte e, vedendoli addormentati, non ringrazi il cielo per il loro dono. Guardandoli dormire sereni, mi domando: perché proprio noi siamo diventati i loro genitori? Perché proprio loro i nostri figli? Abbiamo girato il mondo per incontrarci e ritrovarci. E non ho dubbi che così doveva essere”.

Questo libro affronta un momento che vivono tanti genitori adottivi: la presa di coscienza della sterilità e il suo superamento. Ogni coppia che affronta questa fatica, compie il proprio cammino, unico e irripetibile. Io ho raccontato la mia esperienza personale da un punto di vista di fede messa alla prova. I dubbi che ho vissuto e la difficoltà nel fidarmi di un progetto di bene per me e per la nostra coppia, sono la mia testimonianza.

“Ciò che più ha inciso nell’aver cambiato idea rispetto ad altre soluzioni e nella conseguente decisione di adottare è stato per me, l’essermi e l’esserci tolti dal centro. Non ero più io con il mio dolore al centro del problema, non eravamo più noi al centro dei pensieri, ripiegati esclusivamente su noi stessi e sul nostro desiderio di essere genitori, adesso al centro c’era lui, il figlio che sarebbe arrivato, al centro adesso c’erano il suo dolore e i suoi bisogni. (…) E’ stato necessario venire sbalzati via dal posto che occupavamo con la nostra coppia e la nostra sofferenza per riuscire a vedere che il centro doveva essere abitato da un altro.” “Non c’era più bisogno di un figlio nato da noi che ci somigliasse, da partorire e allattare. Nostro figlio c’era già. Era solo questione di andare a prenderlo”.
 

“Perché proprio a me?” Su questa domanda così profondamente umana e sofferta, ogni uomo si interroga quando si trova a dover affrontare una prova. Trovare un significato altro al dolore e alla fatica che si stanno vivendo è un esercizio apparentemente impossibile: il nostro essere è così impegnato e impregnato dalla sofferenza che riuscire a intravedere una possibilità di bene, nel dolore che si vive, diviene uno sforzo impensabile, quasi un’offesa al proprio lutto.

Quando la coppia nel matrimonio, vede negata la propria possibilità di procreare, rischia di fermarsi e di sostare nel sentimento della perdita: “perchè proprio a noi?”, ci si strugge per la mancanza del figlio, si vive la menomazione del non diventare genitore e viene meno la fiducia nel progetto di formare una famiglia. Non si ha conforto apparentemente neppure dalle Sacre Scritture dove il grembo fecondo viene benedetto, mentre la sterilità è considerata un’infamia e una disgrazia. La croce che gli sposi affrontano può mettere a dura prova il singolo, il rapporto di coppia e la fede nel Padre, non più percepito come benevolo e misericordioso. Solo lo spostamento da sé per accogliere l’altro, illumina il buio della sofferenza. La cifra dell’adozione è infatti l’accoglienza: sia di un terzo non nato da sé che diviene figlio, sia di due estranei da parte di un bambino che li riconosce genitori. Nella fecondità di questi legami si genera la famiglia adottiva. Per sempre.

Questo lavoro cerca di indicare una certezza di bene nella storia di ogni uomo e donna, quando la prova da affrontare riguarda la sterilità procreativa. Nella prima parte viene riportata un’esperienza singolare che è esemplare per mettere in luce gli snodi e le problematiche antropologiche da affrontare in vista dell’adozione. La seconda parte tenta in un primo saggio di evidenziare le connessioni di fondo della problematica antropologica e teologica implicata, attraverso un percorso che ne disegni quasi una parabola per tutti coloro che vorranno percorrere il cammino dell’adozione; mentre nel secondo saggio, si cerca di illuminare questi aspetti antropologici a partire dalla storia di Abramo e Sara, valorizzando il linguaggio “simbolico” della Sacra Scrittura. Entrambi i saggi della seconda parte assumono dunque l’esperienza narrata nella prima, come una “storia esemplare”, perché possa aprire finestre di futuro per molte altre storie di famiglia.
In appendice sono allegate alcune schede e un glossario sull’adozione dove vengono spiegati i termini e le peculiarità di questo fecondo percorso di vita.

Chi volesse acquistare una copia di “Generato non procreato” può pagare 12 euro (comprensivi della spedizione) tramite bonifico e scrivere il proprio indirizzo di spedizione a redazione@italiaadozioni.it. Sarà nostra premura spedire una copia del libro quanto prima. Il ricavato della vendita serve a sostenere Italiaadozioni. Grazie.

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A proposito dell'autore

Ivana Lazzarini
mamma adottiva, mediatrice familiare.