Ricerca delle origini. Per ricostruire la propria identità

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Viaggio alle origini

Di chi sono figlio? Quali sono le mie origini? Chi sono davvero io? Sono solo alcuni degli interrogativi che tutti i figli adottivi si pongono una volta diventati adulti nel tentativo di ricostruire la propria identità e ridare unità ad un passato, quello precedente l’adozione, ed un presente, costituito dalla propria famiglia adottiva. L’occasione per confrontarsi in un convegno

La ricerca delle proprie origini biologiche non è ancora oggi un diritto garantito a tutti i figli adottivi in maniera uniforme: per i figli partoriti da donne che non intendono essere nominate infatti non c’è ancora una legge, ferma in Senato, che tuteli il loro diritto alle origini.  Se ne è parlato venerdì 7 aprile a Torino nel Convegno “Nuove prospettive del diritto alle origini, tra diritto, politica e vita vissuta” organizzato dall’associazione FAEGN (Figli Adottivi e Genitori Naturali), il Comitato Nazionale per il diritto alle origine biologiche, le associazioni Prisma Luce e Kaio con il patrocinio della Città Metropolitana di Torino.

Il quadro giuridico

Tanti i relatori intervenuti con l’obiettivo di approfondire il quadro giuridico che allo stato attuale regolamenta la modalità di accesso alle proprie origini da parte di figli partoriti con parto anonimo. La proposta di legge votata alla Camera nel 2015 è ancora ferma in Senato. Ad oggi la legge riconosce (art. 28, comma 1, legge n.184 del 1983) il diritto del figlio a sapere che è stato adottato, sono tenuti a comunicarglielo i genitori adottivi con modi e nei tempi che riterranno opportuni.  La legge attribuisce al figlio adottivo che abbia compiuto 25 anni il diritto ad accedere alle informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei genitori biologici. Il comma 7 dello stesso art. 28 nega a figli, nati da donne che non hanno accettato di essere nominate in occasione della nascita, il diritto alla conoscenza delle proprie origini. Nel 2003 con l’articolo 93 del D.Lgs 196 si stabilisce che il quadro di nascita può essere rilasciato a chi ne dimostra interesse trascorsi 100 anni dalla sua produzione. L’articolo 93 inibisce di fatto la possibilità per un figlio adottivo nato da parto anonimo di conoscere le informazioni dei propri genitori visto l’irragionevole lasso di tempo. Nel 2013 la Corte Costituzionale dichiara l’incostituzionalità del comma 7. Art.28 della legge del 1983 in quanto non prevede attraverso un procedimento stabilito dalla legge di interpellare la madre, affinché essa possa decidere se confermare o revocare la sua richiesta di anonimato. A questo punto il legislatore avrebbe dovuto provvedere ad una legge, che come detto, ad oggi non è ancora stata approvata.

Il risultato è che attualmente la giurisprudenza sta cercando di rispondere al problema con la conseguenza che non tutti i giudici agiscono nella medesima direzione, alcuni mettono in atto le procedure di interpello ed altri invece no. Viene meno così la possibilità di conoscere le proprie origini per quei figli i cui Tribunali attendono l’intervento del legislatore per regolamentare l’interpello.

E’ evidente che la questione imponga un giusto bilanciamento giuridico tra due diritti: quello della madre al proprio anonimato e quello del figlio alla propria identità, che verrebbero garantiti appunto dalla modalità di interpello con cui il Giudice, con le dovute cautele e tutta la riservatezza del caso, andrebbe a contattare la madre biologica circa la sua disponibilità a rinunciare o confermare l’anonimato. Una procedura per altro già messa in atto da diversi Tribunali virtuosi, come raccontato ad esempio da Melita Cavallo, del Tribunale dei Minori di Roma.

Le esperienze di vita vissuta: storie di figli che ricercano le proprie origini

Il quadro normativo, seppur complicato, è necessario per comprendere lo scenario nel quale si muovono oggi circa 400 mila cittadini italiani che dagli anni’30 ad oggi non sono stati riconosciuti alla nascita. Per tutti rimane la fondamentale necessità di riempire il vuoto, di ricongiungersi con la parte mancante, una necessità insita nell’animo umano. Molto toccanti le esperienze dei figli adottivi presenti al Convegno come Monica Rossi, co-fondatrice dell’associazione Figli Adottivi e Genitori Naturali (FaeGn), Emilia Rosati, vice presidente comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche, John Pierre Campitelli, presidente Italiadoption. Dalle loro parole si respira il sentimento che accompagna un figlio adottivo nella sua ricerca di quel pezzo mancante che possa aiutarlo a sentirsi finalmente completo, a riallacciare il filo dei legami con la famiglia biologica. Quella ferita dell’abbandono, resa ancora più dolorosa, dall’anonimato. Anonimato che come sottolineato nelle testimonianze era anche inconsapevole, la madre, cioè, non aveva la consapevolezza di ciò che davvero avrebbe significato per lei rinunciare ad essere nominata. Storie diverse ma con un denominatore comune quello della ricerca di quella somiglianza, di quel tratto che possa far riconoscere un figlio. Per qualcuno di loro il tempo è stato tiranno in quanto le madri non erano più in vita, ma non per questo la ricerca è stata vana. Si ristabilisce infatti un legame con un nucleo famigliare fatto di fratelli, sorelle, zii sentendo un senso di appartenenza ricercato per anni.

A chi contesta ai figli adottivi che ricercano i propri genitori biologici di voler rompere il nuovo equilibrio familiare raggiunto dalla madre e dal padre naturali i figli adottivi rispondono che il ricongiungimento può essere il tramite per raggiungere un nuovo equilibrio, per ridisegnare i confini della famiglia. Al convegno non sono intervenute direttamente le madri biologiche che hanno accettato di uscire dall’anonimato, ma le esperienze di vita hanno messo in luce come esse stesse attendevano che i figli andassero alla loro ricerca. Un parto in anonimato avvenuto in circostanze difficili non significa certamente che la donna che li ha messi al mondo li abbia dimenticati o che non desideri anni dopo essere ritrovata. Ad oggi inoltre con l’esplosione dei social network e di Internet le ricerche si attivano spesso con canali informali, sono tanti infatti i siti, forum, blog e gruppi facebook dove genitori e figli si ricercano. Anche la scienza grazie all’esame del Dna aiuta a rintracciare le proprie origini grazie anche a campagne e siti che raccolgono e mettono in comune i profili del proprio DNA autosomico.

Lo scenario attuale, in continua evoluzione,  entro il quale si muove la questione del diritto alla ricerca delle proprie origini, è molto complicato e l’assenza di una legge che regolamenti a livello nazionale, ma forse ancor di più a livello internazionale la materia rischia di lasciare in frammenti l’identità di tanti figli adottivi che aspettano solo di conoscere le proprie radici. A noi genitori adottivi il compito di costruire con i nostri figli legami solidi e duraturi e di accompagnarli nella loro crescita alla ricerca dei loro pezzi mancanti, certi che questo non tolga nulla alla nostra figura di genitore adottivo, ma che contribuisca a ricucire le due parti dei nostri figli.

A proposito dell'autore

Barbara Scandella