Passo dopo passo verso la fiducia

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One happy day, Enrico (c.c. Flickr)

Manuel  è un ragazzino preadolescente e vive nella sua  famiglia adottiva  da sei anni.  Da qualche mese fa degli incontri con uno psicologo. Un giorno lo psicologo gli chiede: “Ma tu, Manuel, ti fidi degli altri?”. Manuel sbarra gli occhi. La domanda mostra sorprenderlo. Sembra di fronte a un interrogativo che lui stesso non si è mai posto. Riflette, ci pensa un po’, si smarrisce per un momento  dentro di sé, poi risponde: “No, non riesco ancora a fidarmi.”

La risposta di Manuel sembra un silenzioso grido di aiuto. Forse non ci ha mai pensato, non se lo è mai chiesto, ma tutte le sue azioni sembrano manifestare questa sfiducia. Eppure ha una famiglia che lo ama e che lui ama.

Quando è arrivato in Italia aveva uno sguardo perso nel vuoto, abbracciava chiunque gli tendesse una mano, ma erano abbracci indifferenti e smarriti, un continuo bisogno di riconoscimento. Come se stesse chiedendo al mondo: guardami, dimmi che esisto per te. Dimmi che esisto.

Ora Manuel sa di esistere. Sa che c’è qualcuno che lo ama e che lo vede, che lo ri-conosce giorno dopo giorno, e che continua a dichiarargli il suo amore attraverso i gesti quotidiani, le cure, e si, anche gli abbracci. Perché Manuel, come tutti gli undicenni, ha ancora bisogno di abbracci, anche se, come tutti i preadolescenti, non sa più chiederli.

Eppure questa domanda non se l’era mai fatta. “Ti fidi degli altri?”.

Manuel non può fidarsi degli altri, perché non sa fidarsi di se stesso. Dentro di sé ancora fatica a lasciar andare quella sensazione di non essere adeguato, di non essere meritevole di amore. Riceve quell’amore infinito che i genitori gli trasmettono  e se ne nutre, ma è come se dentro di lui ci fosse un buco, da qualche parte dentro la sua anima, che solo ora riesce a intravedere, che solo ora può permettersi di individuare.

Quel “no, non riesco ancora a fidarmi” è un progresso, un passo avanti verso la risoluzione. La capacità finalmente di riuscire a intravedere se stesso e quel qualcosa che ogni tanto ancora lo turba, che non ha risolto. Un’evoluzione positiva, come se il sole, dietro le nubi spesse del passato, iniziasse a brillare ogni giorno di più.

Mai perdere la fiducia nei propri figli, nella loro capacità di evolversi, di guarire. Loro guardano la vita attraverso gli occhi di chi ha cura di loro, di chi li ama. Piano piano, col tempo, impareranno a guardarsi dentro, inizieranno a chiedersi chi sono veramente, a scoprirsi, ma lo sguardo di chi ha loro insegnato la vita li ha formati e li rende, in gran parte, ciò che sono.

Quel “no, non riesco ancora a fidarmi” è una prima presa di coscienza, in un cammino che è iniziato tanto tempo fa ma che continua, fortunatamente e  inesorabilmente, a sciogliere dubbi e ostacoli, verso una vita serena e appagante.

Quel “no”, nasconde un misto di paura e diffidenza.

Manuel imparerà ad accettare il dolore e la perdita, primo, indispensabile passo per poterle poi sopportare. Imparerà a tollerarle e in questo cammino sarà aiutato dai genitori, che  gli trasmetteranno la fiducia che a lui è mancata.

Il nostro cervello è plastico, capace di mutarsi in funzione delle esperienze che vive e sperimenta.  E avere accanto dei genitori in grado di amare il proprio figlio e di dargli continuità e sicurezza è un’esperienza che favorisce il recupero e la riparazione di ferite anche gravi e dolorose. Ma ancora di più, avere accanto delle persone che lo aiutino a guardarsi dentro, contattando quello spazio di ombra che c’è dentro per innaffiarlo finalmente di luce, illuminarlo, vederlo bene e ripulirlo, permette quell’opera di riparazione necessaria per ripartire nella vita con uno sguardo limpido.

Manuel potrà così permettersi di guardare dentro di sé quello sconcerto, quel dolore incomprensibile  causato dalla perdita e dalla sensazione di essere stato, ingiustamente , abbandonato.  Allora potrà utilizzare le risorse che gli permetteranno di ri-costruire  unità e completezza  del sé e di ritornare a guardare alla vita con occhi nuovi e un cuore leggero.

A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/