Le parole dell’adozione. La nostra fiaba di famiglia

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ph Valentina Pirillo, pagina facebook: Valentina Pirillo Photography (tutti i diritti riservati)

Quest’anno per farci gli auguri abbiamo una fiaba da raccontarvi. La storia narra il miracolo dell’adozione: in un incontro nasce – per sempre – una famiglia. Auguri quindi a chi aspetta trepidante l’incontro, a chi il miracolo lo vive perché si è già incontrato e a chi incontra le famiglie adottive nel lavoro e nella quotidianità. Felice Natale!

C’era una volta – le fiabe iniziano sempre così e anche la nostra, perché questa è la nostra fiaba di Natale – c’era una volta, dicevo, la magia del Natale che avrebbe cambiato per sempre le nostre vite.

“Immagino che ormai abbiate capito perché siete qui” ci disse il giudice il 24 dicembre.

“A dire il vero ” rispose mia moglie “un’amica di mia madre, che è un po’ streghetta, aveva previsto che qualcosa sarebbe cambiato per Natale”.

“Beh aveva ragione! C’è qualcuno che vi sta aspettando. E sapete anche se è maschio o femmina?”.

“Lei ha previsto femmina” – risposi io, con voce tremante.

“Non è tanto strega, perché… è un maschio!”.

Nella testa avevamo come uno strano ronzio e le sensazioni arrivavano ovattate. Io e mia moglie, seduti uno a fianco all’altra, ci siamo guardati e abbiamo detto: “Siamo diventati mamma e papà!”

Questo dialogo avveniva esattamente la vigilia di Natale dell’anno scorso e quando ripensiamo a quei momenti, un’euforia ci avvolge ancora oggi. Era stato tutto imprevisto e inaspettato. Il primo colloquio con il giudice, peraltro piuttosto veloce e cordiale, era avvenuto solo 3 giorni prima ed eravamo ancora in attesa del responso del tribunale sull’idoneità per l’internazionale, per questi motivi pensavamo che ci sarebbe voluto ancora molto e molto tempo prima che si muovesse qualcosa. Quando inizi questo percorso il tempo dell’attesa è una sensazione che conosci già molto bene e con il quale hai già fatto un po’ i conti e sai che non ha termini prevedibili.

In quell’istante ci sono passati davanti agli occhi i mesi trascorsi a frequentare corsi e seminari per essere il più preparati possibile nel diventare genitori, in associazione a confrontarci con gli altri genitori, durante il doloroso percorso di valutazione con gli operatori dell’ASL. Mesi che hanno visto smontarci e rimontarci come coppia e come individui in un cammino di crescita che ti mette continuamente alla prova.

Da quel momento tutto si è trasformato, ma quello che non è mai stato più lo stesso è la curva del nostro sorriso. La luce nei nostri occhi e i nostri sorrisi si sono illuminati di una brillantezza e di una gioia intense che prima non conoscevano.

Solo un’ora dopo quella travolgente notizia abbiamo incontrato e conosciuto nostro figlio Emanuele, nome che deriva dall’ebraico e significa “Dio con noi” ed era l’appellativo dato a Gesù, che nella tradizione cristiana sarebbe nato il giorno dopo.

Emanuele per noi era il più bel dono che la magia del Natale potesse farci. Quel bambino che avevamo davanti agli occhi, il nostro bambino, portava con sé una storia ricca di significati profondi. Considerando la data di nascita di Emanuele ci siamo accorti che nel momento in cui iniziavamo il nostro percorso di genitori adottivi, la mamma di pancia di Emanuele rimaneva incinta di lui. Così, mentre lui cresceva come essere umano, noi crescevamo come coppia e come genitori. E la data del giorno del mese in cui è nato era la stessa di quando avevamo presentato domanda al Tribunale dei Minorenni, che era anche la stessa del giorno del nostro matrimonio!

Questi eventi riempiono di simboli la nostra storia familiare. Alcuni potrebbero chiamarli semplicemente coincidenze, per noi invece rappresentano la musica emotiva che risuona quando li raccontiamo. E allora questa musica porta, come in una danza, la mia mente a ricordare la paura che avevo nel prenderlo in braccio come se fosse stato un cristallo prezioso e fragile e la sensazione di febbre alta – che mi è poi davvero venuta il giorno dopo – per le forti emozioni che stavo vivendo. Ricordo l’emozione di essere chiamato per la prima volta papà da mia moglie mentre teneva in braccio, con occhi commossi, il nostro bambino. Ricordo anche il suo profumo e l’intensità del calore che provavo quando gli sfioravo dolcemente la manina, mentre dormiva nella sua culla.

Ricordo ancora la gioia e l’entusiasmo che provammo nel festeggiare l’arrivo di quello speciale Natale, brindando con un bicchiere d’acqua e mangiando un trancio di pizza riscaldato nel bar dell’ospedale, che, vi assicuriamo, rimarrà per sempre nei nostri cuori come uno dei più indimenticabili pranzi di Natale!

Fu così che una coppia il giorno della vigilia di Natale, il giorno più magico dell’anno, si trasformò in due genitori grazie all’arrivo del piccolo Emanuele.

Come tutte le fiabe finiscono con “e vissero felici e contenti” anche la nostra fiaba si conclude così e con l’augurio per tutti di trovare la propria fiaba nell’adozione.

Tommaso e Silvia

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ITALIAADOZIONI
Redazione