L’importanza di una rete di famiglie prima, durante e dopo l’adozione

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Famiglia. un percorso da costruire

L’esperienza di una mamma che pone l’accento sulla necessità di un supporto, in particolare, nel post adozione.

Ogni fase dell’iter adottivo segna, un passaggio verso la consapevolezza

All’inizio del nostro iter adottivo, mio marito ed io abbiamo contattato un certo numero di enti: uno grande, tre di medie dimensioni e due piccoli, privilegiando quelli vicini alla nostra abitazione, pensando prima di tutto ad un eventuale supporto nel post adozione.
In uno di questi incontri la signora che guidava un gruppo, appena tornata dall’India per l’adozione, ci ha raccontato della grande impresa di sconfiggere i pidocchi sulla testa di sua figlia.
A parte il tema, di per sé irrilevante rispetto all’avventura umana che una coppia deve affrontare dal primo impatto con il bambino, quell’atteggiamento ci ha lasciati un po’ perplessi.

A distanza di anni sono stata contattata da una collega che usciva da un’impegnativa esperienza di affido. Aveva maturato l’idea di adottare. Mi trovavo nel bel mezzo della crisi adolescenziale di mia figlia. Ebbene, credo di aver trasmesso la stessa mancanza di entusiasmo di quella signora dell’ente dettata dalla stanchezza del momento.

Ho raccontato questi due episodi per far capire che, come sempre, la verità sta nel mezzo. Ad una coppia all’inizio dell’iter non si può scaricare addosso la frustrazione dell’oggi, qui ed ora. Dobbiamo avere rispetto della nuova famiglia che si sta formando tra mille dubbi e perplessità. Dall’altra, però, non si possono nascondere certe verità. Magari ci si può limitare a raccontare la nostra esperienza in quella specifica fase e solo su richiesta spingerci più avanti negli anni quando il rapporto tra genitori e figli diventa di solito più impegnativo.
Bisogna poi distinguere, secondo me, tra adozione di bambini piccoli e bambini grandi. Sul primo caso non mi posso esprimere, ma sul secondo sostengo che sorvolare su aspetti importanti sia poco rappresentativo della realtà e quindi fuorviante per la coppia. Il bambino ti mette di fronte alle parti deboli di te stesso da subito. Tanto vale essere pronti.

Il linguaggio dei social

Girando sui social media, nonostante si stia diffondendo una cultura dell’adozione più consapevole, mi rendo conto di quanto ancora si preferisca usare un linguaggio “mediato” o, all’estremo opposto, si cada nella facilità di giudizio sull’operato di genitori e figli senza avere l’adeguata conoscenza del caso. Come può, ad esempio, la mamma di un bambino di pochi anni immedesimarsi in una madre alle prese con un ragazzo adulto? Sono due mondi alquanto diversi, tappe della vita lontane. Nel primo caso siamo di fronte alla totale dipendenza del bambino dal genitore, nel secondo abbiamo di fronte due persone che devono mediare per trovarsi a metà strada. Mi piacerebbe che la solidarietà tra madri si manifestasse sincera, senza pregiudizio, in modo da diventare preziosa nelle situazioni difficili. Solo chi fa certi percorsi profondi può capire. Te ne rendi conto quando ti serve aiuto.

Lo ammetto, guardo con sospetto tutti quelli che mi parlano di “amore incondizionato”. Nell’adolescenza, ma anche prima secondo me, l’amore non basta. Ci vuole fermezza, nervi saldi e aiuto esterno, anche solo per avere la forza di trascorrere un fine settimana di stacco dai figli, per riprendere fiato, senza sentirsi in colpa. Come da più parti viene ribadito l’amore e l’attaccamento è un processo che nell’adozione si costruisce giorno per giorno, con alti e bassi e la volontà di stare assieme. Lo confermano le voci di alcuni nostri ragazzi adulti che ricordano quanta fatica hanno fatto ad esternare le loro emozioni più vere ad una coppia di “estranei”.
In questi anni mi sono fatta un’idea su una possibile rete di protezione. Compito degli operatori è di sostenere la famiglia. Sempre. Compito delle famiglie più collaudate è di trasmettere la loro esperienza in maniera onesta in modo da creare un precedente da cui attingere o su cui confrontarsi.

Messaggio alle giovani coppie

Alle giovani coppie, il messaggio da dare, secondo me, potrebbe essere il seguente: “Fate le vostre scelte, ponderate bene. L’arrivo di un figlio è un momento importante per la coppia. Una volta dentro all’esperienza adottiva, non demordete, siate tenaci e forti. Comunque vada, qualcuno prima di voi ha battuto questa strada. Se lo incontrate e vi tende la mano non esitate ad accettare il suo aiuto. Le coppie collaudate servono a questo.”

Roberta Cellore
mamma adottiva e blogger di ilpostadozione.org

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