Lettera di Lorella Calvi

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A mia figlia Sara Nhu Quyhn nata in Vietnam, ma con la pelle italiana.

Cara figlia mia,

oggi ho avuto un po’ di tempo per riflettere permettendomi di pensare ai sentimenti, alle emozioni che porti dentro di te vivendo il tuo essere “non-nata-da-me”, e non a caso sempre oggi mi è bastata la risposta di una persona dotta a farmi provare un po’ di conforto. Vorrei viverti e vivere i tuoi “successi” non come se fossero sempre delle rivincite o pensare che tu debba fare uno sforzo in più per farti accettare; è così?

Abbiamo avuto la fortuna di prenderci cura di te fin da piccola. Ricordo ancora con intensa emozione il primo momento in cui ti incontrammo, e scrivevo:

“…ad un certo punto il Ford si ferma di fianco ad un edificio; attraversiamo un piccolissimo cortile fangoso e Bobo ci dice: “siamo arrivati”. Il mio cuore fà un balzo. Io e Michele ci guardiamo con inatteso stupore: “siamo arrivati?”. Entriamo in punta di piedi ed anche un po’ spaventati. Ci fanno salire al piano superiore. Lungo le scale polverose di fango, piccoli abitini appesi ad asciugare dappertutto. Ci accomodiamo in una bella saletta ben allestita con tavoli, sedie e degli striscioni recanti scritte in Vietnamita. Si sentono da lontano pianti di bimbi e mi attraversa una sensazione di tristezza nel profondo che stenterò a dimenticare. Pochi secondi ancora ed ecco arrivare la tua “Didi” con te in braccio. Sei bellissima. Indossi un vestitino bianco con dei volant rossi, sei seriaseria. Niente sala parto, niente vagiti e strilli, ma timbri e scartoffie…

Abbiamo ben chiaro la pesante ferita dell’abbandono che ti porti dentro. Mi fa venire i brividi pensare alla stretta allo stomaco che provi, questa terribile sensazione ti riempie di ansie? Esempio se piaccio a questo insegnante, a questa persona, a questo amico, sono certa che non mi abbandonerà !!..

Io credo che siano sentimenti comuni a tutte le persone dotate di una certa sensibilità, a persone che, anche come me, hanno provato delle profonde delusioni in famiglia, che sono state in qualche modo segnate da difficili situazioni che non fossero l’abbandono, ma smentiscimi se così non è.

Fammi capire, in qualità di figlia, se i tuoi successi e insuccessi possiamo viverli come fossero la cosa più normale del mondo, incondizionatamente, senza dover pensare che tutto debba essere ricondotto all’abbandono!!! Non è mia intenzione sottovalutare questo drammatico gesto, per nessun motivo. E nemmeno voglio illudermi che una figlia come te, non maturi la domanda: perché proprio io? Perché proprio a me?

Sono fermamente convinta che i figli adottivi sono “diversi” che piaccia oppure no.

Tuttavia non riesco a chiarirmi se la tua vita sia costantemente condizionata dall’abbandono e che non esista momento della vita stessa vissuto in piena libertà di essere persona nata per vivere!! Mi spiego meglio: la cosa più decisiva e misteriosa della vita: la nascita. Essere vivo e sentirsi unico, essere individui irriducibilmente differenti. Nella nascita umana si dovrebbero distinguere due tappe: la prima, quella decisiva, la nascita appunto, nella quale non possiamo avere la memoria nè la minima coscienza; la seconda il periodo della crescita nel quale il nascere continua dapprima in maniera sensibile, e dopo, in maniera cosciente. É in questo periodo che si dà in tutta la sua pienezza il sentimento, la dipendenza principalmente dai genitori e, in maniera più ampia, dal mondo degli adulti quindi mi chiedo spesso: la presa di coscienza dell’essere stata adottata è iniziata appena le parole prendevano un “senso”, cioè da quando noi genitori, consapevoli, abbiamo iniziato a “crearvi la dipendenza” l’attaccamento dicendo: sono tua mamma adottiva, sono tuo papà adottivo, tu sei nostra figlia adottiva .

Fin da allora la mia sensazione era quella di iniziare a preparare un terreno d’ansia!!

Pur cercando di trasmettere tutto il calore, l’amore, il rispetto, nelle facoltà di genitori che amano la famiglia.

Conta aggiungere “adottivi” o basta solo genitori?

Sommando un po’ di pensieri che frullano nella mia testa penso e ti dico che il comportamento umano è basato su un equilibrio tra flessibilità e perseveranza: bisogna essere permeabili agli elementi imprevedibili che possono indicare un pericolo a un’opportunità, ma anche capaci di perseguire un scopo. Insomma siamo fatti per cercare frutta nella foresta senza farci distrarre, ma stando sempre attenti alle belve.

Il tuo corpo parla da solo per la diversa origine, il comportamento si plasmerà e si nasconderà, lo stile, il modo di parlare, il modo di camminare ed i gesti di affetto saranno esclusivamente nostri della nostra famiglia ed unici, come te.

Affida alle note del tuo pianoforte i desideri più intimi; ti suggerisco di farli volare fino a che possano arrivare, come un abbraccio, alla madre che ti ha dato la vita. Ho paura mentre scrivo queste parole, ho paura che un giorno le tue priorità d’amore cambino sia per me che per il tuo Mapi, sarà difficile ma ti amo troppo per non capire e desidero profondamente che la “libertà” dei tuoi sentimenti possa essere tale, da renderti felice aldilà di ogni nostro tabù. Sono certa, ancora una volta, che riusciremo a coltivare i nostri segni di appartenenza, la speranza, i tuoi valori! Siamo tutti cittadini del mondo e il resto conta poco. Non smettere mai di avere fiducia in te stessa. Traghettiamo sulla nostra barca da un sponda all’altra, spinti dal nostro amore,

mamma
Lorella

 

Lettere al Festival

 Vi ricordiamo che anche quest’anno potete scrivere e inviare entro il 5 settembre una
Lettera di un’adozione” al Festival delle lettere.

 

 

Presentazione del progetto alla pagina: Lettere dal Festival (2013).

Le tre lettere precedentemente pubblicate:

     

 Le lettere più lette:

Nota: L’ordine di pubblicazione non segue alcun criterio di merito

Contenuti e immagini in collaborazione e concessione del

 

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ITALIAADOZIONI
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