Lettera di Antonella Avanzini

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Ciao Nonna!

In qualunque posto tu sia, spero ti arrivi questa mia lettera. Da quando ci siamo lasciate, ormai dodici anni fa, non mi sono più accadute cose a tal punto eccezionali, da meritare un invio per posta interstellare.

Ma ora ho una grande notizia da raccontarti!

Prima di partire ero riuscita a darti una bella soddisfazione: finalmente mi ero laureata. Certo diciotto anni per finire l’università non erano stati pochi; ma, come hai sempre detto, “se la mia Antonella vuole, è capace di fare tutto!”. E dopo aver trovato casa insieme al mio fidanzato, dopo anni trascorsi a lavorare perché era più bello che studiare, alla fine decisi che il famoso pezzo di carta, tutto sommato, serviva ed era ora di prenderlo.

Peccato che invece non mi hai visto sposata e addirittura col vestito bianco! Ma alla bella età di quarantadue anni, ti giuro, ho fatto anche quello. E ho sposato lo stesso uomo che mi è stato sempre accanto. Lo stesso fidanzato che quando avevo diciassette anni, suonava il citofono di casa tua e veniva a chiamarmi per uscire la sera, quando vivevo con te.

Purtroppo, anche volendolo profondamente, una cosa non sono riuscita a farla. Non sono stata capace di fare bambini. Per tanti anni non ci ho pensato, poi per tanto tempo ci ho provato, ma la pancia restava com’era, vuota.

Poi ho capito che per avere un figlio, non era indispensabile farlo con la propria, di pancia: c’erano in Italia e nel mondo un mucchio di figli già fatti, che non erano più figli di nessuno. Ho quindi pensato di partorire uno di quei figli. Anzi, l’idea era di partorine anche più di uno tutti insieme.

Ti dico subito che questa idea ha avuto successo! Oggi ho due figli, usciti dal mio cuore anche se non dalla mia pancia, durante un viaggio fatto in Russia, quando avevano sette e quattro anni. Si chiamano Natascia e Dimitri. adesso sono ormai tre anni che ho i miei figli, ovviamente vanno a scuola e viviamo tutti a Milano.

Avrei voluto tramandare il tuo nome, Carolina, a mia figlia. perché mi manchi molto e se tutti i giorni avessi pronunciato il tuo nome, mi sarebbe sembrato di averti ancora con me. Ma tutto sommato, penso che a te non avrebbe fatto poi così piacere: tu eri una donna molto pratica, d’altri tempi, non incline a vaghi sentimentalismi. E, detto tra noi, un po’ d’altri tempi era anche il tuo nome.

I miei bambini ti piacerebbero tantissimo! Mi spiace non poterti inviare anche una fotografia, perché sono bellissimi. Ma più di tutto sono simpatici e molto intelligenti. Saresti stata orgogliosa di loro, così come lo sei stata di me durante tutta la vita trascorsa insieme. tu che mi hai cresciuto come una figlia, pur non essendoti figlia.

Come vedi. avevi ragione. Se mi metto in testa una cosa, riesco sempre ad ottenerla. Volevo una famiglia e ora ce l’ho. Volevo essere felice e ora lo sono.

Spero tu sia contenta di ricevere queste mie buone nuove! Ti penso sempre.

Ti saluto dandoti un abbraccio fortissimo. 

La tua Antonella

 

 

Presentazione del progetto alla pagina: Lettere dal Festival (2013).

Le tre lettere precedentemente pubblicate:

     

 Le lettere più lette:

Nota: L’ordine di pubblicazione non segue alcun criterio di merito

Contenuti e immagini in collaborazione e concessione del

 

A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.