Lettera di Angela

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Cari colleghi,
queste righe vogliono essere un breve racconto del mio viaggio legato ad un percorso di tirocinio all’interno di un Ente autorizzato per le adozioni internazionali. Non voglio riportare una descrizione dell’istituto dell’adozione, né tantomeno elencare le attività svolte, quanto “immortalare” su questo foglio bianco le emozioni provate e gli spunti riflessivi derivanti dall’esperienza vissuta. È un modo per condividere il sapere che deriva dall’esperienza, per renderlo condivisibile, non farlo cadere nell’oblio e, soprattutto, per riscoprire costantemente la passione per una professione dell’aiuto, quella dell’Assistente Sociale, che abbiamo deciso di intraprendere. Infatti, questo professionista ha un ruolo molto delicato nell’ambito delle adozioni: da un lato accompagna la coppia nel percorso, offrendole l’opportunità di esprimere la sofferenza pregressa, i timori e la speranza; dall’altro tutela il minore che, avendo già subito l’esperienza dell’abbandono, merita una famiglia che lo accolga e che sia in grado di trasmettergli l’amore di cui per troppo tempo è stato privato.

Le coppie vivono questo momento con gioia ma, allo stesso tempo, non mancano i dubbi e le perplessità; vengono costantemente messe alla prova, sottoposte a valutazioni continue, sottostando alle molteplici richieste delle autorità straniere. I tempi di attesa non aiutano, ricordo le parole di una coppia che facevano trapelare l’ansia e l’angoscia legate all’incertezza: “Il tempo passa e noi stiamo invecchiando. (…) Riusciremo anche noi?”. Il tempo veniva percepito come un vuoto incolmabile, un’ulteriore attesa che si aggiungeva a quelle già vissute: attesa del dolore e del fallimento procreativo, attesa della burocrazia e della valutazione del Tribunale. Un tempo sospeso, una “clessidra rotta” che riparte con l’abbinamento. Ricordo la felicità delle coppie, il sorriso dei loro occhi, la curiosità, la sete di sapere e la luce della speranza.

Cari colleghi, il percorso adottivo non è semplice e siamo noi operatori a doverci assumere la responsabilità di accompagnare le coppie e i minori, costruendo relazioni basate sulla comprensione empatica. Ho visto il sistema famiglia “crollare” o perdere l’equilibrio nell’entrare in relazione con gli altri sistemi, in primis la scuola. Bambini che si isolano, compagni che li escludono, insegnanti ancora poco informati e preparati, genitori che perdono la fiducia nelle istituzioni e si sentono soli e abbandonati. I bambini adottati che ogni anno siedono sui banchi delle nostre scuole sono tanti e spesso vivono situazioni di conflittualità; si sentono inadeguati, soli nelle loro difficoltà di apprendimento e cercano nei diversi modi possibili, con le parole o con i gesti, di esprimere tutta la loro sofferenza. Colleghi, il nostro obiettivo è quello di promuovere la diversità come ricchezza, poiché ogni bambino adottato entra nella sua famiglia, nella scuola e nella comunità, portando con sé la sua storia unica che va ad intrecciarsi con le storie uniche di tutti noi.

Angela Laconi


Elenco di tutte le lettere 2013
Elenco di tutte le lettere 2014

 

Nota: L’ordine di pubblicazione non segue alcun criterio di merito

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