L’alfabeto dell’adozione

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Il Progetto L’alfabeto dell’adozione  si conclude oggi, ma solo in termini formali! Scrivono un commento sulla loro esperienza: l’attore e papà adottivo Gianni Coluzzi che ha studiato per e con una delle classi e, di seguito, la voce del pubblico, i genitori di Andres!  

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La mia esperienza di padre adottivo nel lavoro

Chi fa il mio mestiere reagisce indispettito di fronte alla solita triste domanda, ma ultimamente per me la storia è cambiata: “Che fai nella vita?” “L‘attore.” “Sì… ma di lavoro?”  “… il padre.” Così la chiudo lì ed evito le solite spiegazioni.

In passato mascheravo l’amarezza con un sorriso di circostanza e replicavo “Sì, proprio così, l’attore.”. Oggi dopo 7 anni di duro lavoro di padre adottivo, mi sembrano vacanza gli sballottamenti per l’Italia, le tre-quattro attività diverse al giorno in luoghi anche lontani tra loro, le infinite sessioni di prove fino alle ore piccole, i fine settimana full immersion, sette giorni di attività alla settimana mattino pomeriggio e sera: ora lavorare è divenuta una distrazione terapeutica! Gestire i bisogni, le cure, l’educazione di due persone che da un giorno all’altro ti capitano in casa è leggermente più impegnativo…

Ora mi è capitato di portare il lavoro nel teatro.. ops, la mia esperienza di padre adottivo nel lavoro! Sì insomma avete capito.

A differenza di chi ritiene che in un’attività formativa e creativa non ci debbano essere coinvolgimenti personali, credo che l’esperienza diretta e pratica, sia un potente strumento di lavoro. Naturalmente un professionista deve saper abilmente scindere la propria emotività dalla lucidità razionale in fasi come la progettazione, l’analisi posteriore degli eventi ecc. Ma altre volte bisogna usare tutto e dare maggiore calore e propulsione alla propria azione educativa. E lasciare anche spazio alla propria sensibilità, a quel sesto senso che ti propone soluzioni e strategie in tempo reale.

Il laboratorio teatrale del progetto l’alfabeto dell’adozione a San Donato Milanese, una bella sfida.

Innanzitutto andava tenuta ben presente la finalità prima: far conoscere ai ragazzi (nella fattispecie compagni di classe di un ragazzo adottato in terza media) la realtà del mondo adottivo. Questo perché il compagno potesse sentirsi realmente accolto nella sua diversità (anche fisica, il colore della pelle); perché i ragazzi diventino adulti consapevoli ed accoglienti anche in futuro; perché accogliente e sensibile sia chi adulto lo è già, professore o genitore.

Nella prima fase del laboratorio, attraverso il dialogo con la classe, è emersa immediatamente la mancanza di informazioni sul tema e la facilità con cui si può cadere in risposte superficiali e stereotipate. I ragazzi adottati non sono sempre orfani. Non si trasferiscono direttamente da una famiglia povera del sud del mondo ad una delle nostre; solitamente prima dell’adozione vivono in un istituto o casa famiglia ma comunque nel forte e urgente bisogno di genitori che si occupino di loro in quanto i precedenti hanno rinunciato o gli è stata tolta la patria potestà. I ragazzi non vengono adottati solo da piccoli, ci sono dei motivi se hanno difficoltà nella lingua, nel cambio di abitudini e cultura….

A un certo punto abbiamo dovuto affrontare il copione e la messa in scena, stando sempre ben attenti a non trascurare i contenuti anche quando ci siamo concentrati nella cura della forma.

La parte più interessante … trovare un alleato

la conoscenza con il ragazzo adottato. Inizialmente molto riservato, introverso. In due anni non aveva mai parlato della sua esperienza adottiva con nessun compagno. Mai! Anche in famiglia era poco loquace sull’argomento (rispetto ai ricordi ecc).

E così si è comportato per settimane. Ogni volta ero io a cercare, con molta discrezione, di stimolarlo, per esempio spiegando l’iter adottivo, buttavo lì lanciandogli uno sguardo un “forse nel tuo paese di origine è un po’ diverso?” Ma lui niente, spallucce o un veloce “non lo so.”

Un bel giorno, alla fine della penultima lezione, vedendoli tutti un po’ agitati per il prossimo andare in scena, ho chiesto: “Ma non siete contenti di andare finalmente a raccontare questa storia ad un vero pubblico?” E lui precedendo tutti è esploso in un sonoro “siiiii!” Gli ho buttato un occhio, stupito, e… sorrideva, come mai visto prima!

Quello stesso giorno, dopo la lezione, la professoressa, che si è sempre prodigata a trasmettere sensibilità sul tema e mi ha fortemente sostenuto durante il corso, mi ha raccontato che è diventato un chiacchierone al limite del disturbo in classe e i genitori mi hanno poi raccontato che anche a casa ultimamente è irriconoscibile, parla tanto di sé ed è più aperto e sereno… proprio una bella notizia.

Parlare di adozione per conoscere la genitorialità a 360 gradi

Un altro aspetto molto interessante del percorso è stata la condivisione costante con i tre colleghi che conducevano altri gruppi, delle proprie osservazioni dopo ciascun incontro sotto il punto di vista del tema principale e più in generale del tema della diversità. Per esempio, parlando di adozione sono emerse anche  mille situazioni diverse genitoriali e di accudimento in generale in cui vivono e crescono i ragazzi (genitori divorziati, separati in casa, monogenitorialità, nonni, servizi sociali ecc). Tale condivisione è stata stimolante e ha permesso anche di facilitare la ricerca di strategie didattiche in situazioni particolarmente ostiche.

Il progetto con le classi si è concluso in una giornata di festival giovanile presso il teatro Pacta Salone in cui le 7 scolaresche coinvolte di Milano e hinterland hanno potuto guardarsi tra loro e mostrare i risultati del percorso agli emozionatissimi genitori. Una bella festa a chiudere un progetto davvero utile.

 Gianni Coluzzi, attore

 

Di Adozione se ne può parlare e anche bene! 

Grazie al progetto è stato condiviso e portato a conoscenza anche a scuola il tema dell’adozione sotto forma di rappresentazione teatrale tra varie classi di scuola media, tra cui quella di nostro figlio Andres.

Il progetto proposto, ci ha subito convinto ed entusiasmato e ha aperto una “porta” dentro di noi che si collegava alla curiosità nel veder nostro figlio Andres  vivere ed interpretare questo tema in prima persona , essendo principalmente coinvolto , con i propri coetanei ed amici.

Non abbiamo mai avuto dubbi sul risultato positivo di questa esperienza, notando negli occhi di nostro figlio una luce diversa ed entusiasmo nel vivere questa emozione.

Il giorno della rappresentazione teatrale quello che è apparso maggiormente durante la giornata è stata l’empatia che si è creata tra tutti i vari gruppi di lavoro che hanno partecipato a questa bellissima iniziativa, ognuno ha voluto rappresentare questo tema in svariati modi: dialoghi, movimento, colori, ma soprattutto tanto cuore e dolcezza.

Grazie per questa bellissima e motivante iniziativa, parlare di adozione in modo naturale nelle scuole si può, e anche valorizzare in maniera positiva il termine accoglienza.

Grazie di cuore alla Prof.ssa Schenone ed al “Maestro” Gianni!!

Giorgio & Teresa

(genitori adottivi)

 

Il progetto L’alfabeto dell’adozione,  co-finanziato dalla Fondazione Cariplo, è nato dalla collaborazione tra l’associazione Italiaadozioni, il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, Teatro SguardoOltre e l’associazione 365gradi. 

 

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ITALIAADOZIONI
Redazione