L’adolescente nella relazione adottiva (II parte)

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Children playing at Greenwich Park 4, ph Visit Greenwich, (c.c. Flickr)

Dopo aver affrontato le questioni  dal punto di vista di Victoria nell’articolo L’adolescente nella relazione adottiva I partepubblicato lo scorso fine settimanaora le stesse questioni vengono raccontate dal punto di vista dei genitori.

I genitori di Victoria

Di fronte ai comportamenti della figlia, i genitori prima si sono risentiti, quasi offesi, come se tutti i sacrifici e le attenzioni dedicate non fossero serviti a nulla, poi si sono preoccupati.

Pensavano che ormai Victoria avesse accettato senza problemi la sua condizione  adottiva.

Nei primi anni dell’adozione si erano fatti aiutare da una psicologa, proprio per garantirle un inserimento adeguato nella nuova realtà familiare. Avevano parlato con lei, spiegato la sua condizione con semplicità e naturalezza, facendo anche dei soggiorni in Perù per consentirle di ritrovare in qualche modo le sue radici, non escludendo la possibilità di una sua scelta, da grande, di ritornare a vivere là. Ipotesi allora scartata dalla bimba,  subito bene inserita in famiglia e molto attaccata alla mamma.

Sostanzialmente, nella situazione che si era venuta a creare in adolescenza, temevano di perdere l’affetto, la confidenza, la complicità che prima avevano con lei, bambina dolce e molto adeguata, utilizzando di fatto un sistema che la faceva arrabbiare e la allontanava da loro.

I temi affrontati  con i genitori

Innanzitutto è stata presa in considerazione una scarsa tolleranza dell’aggressività di Victoria da parte dei genitori, forse collegata all’idea di non essere buoni genitori, e il timore più o meno consapevole che il processo di crescita – inevitabile e naturale – avrebbe potuto costituire  un attacco alla loro funzione genitoriale.

Parallelamente  i genitori hanno affrontato il tema della funzione emancipativa del loro ruolo genitoriale e il tema della morte funzionale di un ruolo di accudimento, infine la possibilità di rinunciarvi o di mantenere un atteggiamento di potere e di controllo.

In effetti, la posizione dei genitori era piuttosto ambivalente. La madre, in particolare,  idealizzava il passato e faticava a cogliere le dinamiche adolescenziali che impongono un confronto vivace, a volte anche oltre le righe. Il padre più pragmatico e realistico invece considerava la possibilità di lasciare maggiori spazi di libertà, concordati in base alle richieste della figlia. Questo suo atteggiamento, accanto alla possibilità di poter fruire  ancora  di un lasso di tempo di accompagnamento, ha funzionato da rinforzo positivo.

Emergeva nella coppia il timore della crescita, la fantasia che la ragazza potesse “essere rapita” da qualche innamoramento precoce per qualche giovane straniero, che la portasse lontano da loro. I genitori avvertivano il pericolo di una perdita di potere nella relazione con la ragazza, che in realtà stava vivendo una normale fase di crescita, a contatto con l’emergere di nuovi bisogni che richiedono un tempo di realizzazione, mentre l’ambiente domestico viveva questi tentativi emancipativi come attacchi alla stabilità del sistema familiare.

Vero è che Victoria doveva mettere a punto il suo sistema di autoregolazione ancora un po’ rudimentale, punteggiato da tratti narcisistici di eccezionalità, in buona parte indotti da un’eccessiva cura e attenzione nell’accudimento genitoriale, conseguenza di un bisogno riparativo e compensatorio della coppia. La trattavano come una principessina! Modalità che ora faticava a trovare una collocazione più realistica e pertinente nell’attuale momento della vita.

E’ stato interpretato il loro timore nel porre le regole e nell’affrontare il conflitto, inevitabile in adolescenza, che in virtù dell’adozione li faceva sentire meno legittimati come genitori, quasi più ricattabili.

La disponibilità al cambiamento nella coppia e la capacità della ragazza di capitalizzare l’aiuto hanno consentito di ottenere significativi miglioramenti sia nella relazione che nell’assunzione di modalità comportamentali più autonome, con una riduzione della conflittualità.

Giuseppina Facchi

Psicologa, psicodiagnosta, psicoterapeuta. Già responsabile del Servizio di Psicologia Clinica dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Crema, ha lavorato nell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

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Della stessa autrice leggi anche:

Famiglia Adottiva   “L’incontro adottivo: un’opportunità per genitori e figli”

Resilienza  “Il posto dell’adozione tra cura e limiti”

Aggressività  “Aggressività e passività del bambino nella relazione adottiva

 

 

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ITALIAADOZIONI
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