L’adolescente nella relazione adottiva (I parte)

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Children playing at Greenwich Park 4, ph Visit Greenwich, (c.c. Flickr)

Nell’articolo precedente “L’aggressività e la passività dell’adolescente nella relazione adottiva”, sono state presentate due storie, l’una sul versante dell’esteriorizzazione e l’altra dell’interiorizzazione del disagio. Ora,  attraverso la vicenda di Victoria, verranno evidenziate alcune difficoltà tipiche della fase adolescenziale che mettono in rilievo criticità specifiche dell’adozione.

Il conflitto-confronto tra genitori e figli rappresenta una normale fase di passaggio evolutivo per tutti, adottivi e non, convinti del fatto che non è assolutamente provato che i genitori biologici siano meglio attrezzati dei genitori adottivi.

Le questioni saranno qui affrontate  dal punto di vista della figlia e nel prossimo articolo (verrà pubblicato domenica 01/02/20) dal punto di vista dei genitori.

Victoria e la sua adozione

Victoria è una ragazzina di quattordici anni, peruviana, adottata all’età di quattro anni.

Un tempo brava a scuola, via via era diventata sempre meno brillante. Molto oppositiva, non accettava le regole, voleva sempre fare di testa sua; frequentava annoiata la scuola, dove le insegnanti le riconoscevano buone potenzialità, ma assenza di metodo. Crescendo era diventata molto carina e i genitori temevano che questo potesse rappresentare un serio problema, perché la esponeva al rischio di eventuali incontri con ragazzi più grandi, che avrebbero potuto sfruttare la sua ingenuità. Per loro era ancora una bambina. Hanno scoperto che chattava con molti ragazzi e non sapevano più che fare. Le hanno limitato le uscite e l’uso del computer, ma si rendevano conto che non potevano affrontare la questione con questi mezzi. Victoria per ripicca aveva smesso di studiare ed era in piena ribellione, tanto da minacciare una fuga da casa, per ritornare nella sua terra d’origine, dove pensava sicuramente di trovare persone in grado di capirla e accoglierla.

Victoria sosteneva che  fino a poco tempo prima si trovava benissimo, nessun problema con i genitori e nessuna nostalgia del suo passato. Poi le cose erano improvvisamente cambiate, non  si comprendevano più. Loro non si fidavano, la controllavano, volevano sapere con chi parlasse al telefono e al computer. Lei voleva la sua libertà, non faceva nulla di male e non sopportava più la tensione che si era creata in casa.

Il percorso con Victoria.

Ecco alcuni temi che sono stati individuati da affrontare con la ragazza: il tema della libertà, quale elemento centrale, ma altrettanto importanti i temi del riconoscimento del limite e dell’accettazione dell’errore, come modalità per apprendere.

E’ stato utile cercare di comprendere con Victoria quali fossero le sue sicurezze, ossia in quali ambiti riteneva di potersi muovere, fare esperienza senza timori, e in quali, invece, ancora necessitava di qualche limite, imposto ora dai genitori, ma che una volta compreso e riconosciuto, avrebbe potuto essere stabilito da lei stessa in un suo sistema interno di autoregolazione.

Successivamente è stato affrontato il senso della noia, che tutto ottunde, allo scopo di non  impegnarsi per evitare i rischi di frustrazione mal tollerati.

In effetti Victoria era abituata a pretendere risultati con poco sforzo, soprattutto nello sport e con gli amici. Operava in lei, seppure in modo non radicale, un bisogno di eccezionalità ed un conseguente atteggiamento di richiesta magica di successo, con scarso impegno. A scuola non studiava più di tanto, era molto selettiva nelle materie e si aspettava un dovuto riconoscimento quelle rare volte che si preparava. Se non l’otteneva, si offendeva e rinunciava.

E’ questa una modalità disfunzionale che le impediva di utilizzare al meglio i suoi talenti e che la riportava al passato, quando ogni suo desiderio veniva esaudito dai genitori in un “eccesso di bene”, che non può avere riscontro nella realtà esterna e soprattutto in adolescenza, fase del ciclo di vita dove si è chiamati a sperimentarsi nelle proprie possibilità espressive.

Anche rispetto alla sessualità emergeva una specie di desiderio/paura per qualcosa di nuovo che la attraeva, ma anche la preoccupava. Le sue frequentazioni in chat, che lei esibiva e che i suoi genitori censuravano e controllavano, erano espressione di questa ambivalenza. Da un lato li faceva preoccupare, così reagivano ponendo limiti alla sua libertà, libertà che lei  forse ricercava in ambiti che non corrispondevano  ai suoi bisogni. In realtà lei avrebbe potuto frequentare i suoi compagni e i genitori per questo non avrebbero posto  limiti. Che cosa le impediva di vivere più realmente la sua condizione di ragazza?

Lavorando  su questi aspetti, Victoria sembrava assumere una posizione più attiva e meno contestataria, riprendendo con maggiore partecipazione le sue abituali attività.

Giuseppina Facchi

Psicologa, psicodiagnosta, psicoterapeuta. Già responsabile del Servizio di Psicologia Clinica dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Crema, ha lavorato nell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza

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Della stessa autrice leggi anche:

Famiglia Adottiva   “L’incontro adottivo: un’opportunità per genitori e figli”

Resilienza  “Il posto dell’adozione tra cura e limiti”

Aggressività   Aggressività e passività del bambino nella relazione adottiva.

 

 

 

 

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ITALIAADOZIONI
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