La valutazione scolastica di un alunno figlio adottivo

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Compiti a casa e in classe

La valutazione acquista senso solo se tiene conto della multidimensionalità dei percorsi di apprendimento di ciascun alunno, in un’ottica progettuale di miglioramento del processo formativo

Valutare per progettare

In ambito scolastico, la valutazione può avere almeno tre differenti macro-declinazioni: si può parlare di valutazione d’ingresso, valutazione in itinere e valutazione finale.

La valutazione d’ingresso è indubbiamente importante al fine di rilevare le conoscenze possedute dagli allievi all’inizio di un corso di studi o di un anno scolastico e per testare il loro patrimonio cognitivo ed emotivo-esperienziale. Questi primi dati sono molto importanti per gli insegnanti perché è anche a partire da questi, che si può iniziare a progettare un percorso didattico adatto a tutti e a ciascun alunno.

La valutazione in itinere o formativa è principalmente legata alle prove di verifica (orali o scritte) e ha lo scopo di accertare analiticamente i risultati di ogni step del personale percorso di apprendimento dell’alunno. In caso di risultati negativi gli insegnanti possono così attivare gli interventi compensativi più idonei. Così come evidenziato anche dalle Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo “La valutazione assume una preminente funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo”. In quest’ottica la valutazione diventa così uno strumento necessario al fine di favorire una sempre migliore progettazione dei percorsi scolastici e una loro personalizzazione.

È fondamentale che l’insegnante sappia comunicare all’alunno la valutazione di un suo compito, sia esso una verifica o un semplice esercizio, in un’ottica costruttiva e motivante al fine di non intaccare il rapporto del bambino con l’apprendimento, con la scuola e, soprattutto, con l’immagine di Sé.

La valutazione finale o sommativa viene condotta al termine di un periodo di formazione; si tratta di un’analisi articolata, globale e complessiva degli apprendimenti, della padronanza degli obiettivi raggiunti, delle abilità maturate, dell’impegno e del lavoro compiuto. La valutazione espressa in pagella quindi, tiene conto dei risultati ottenuti nelle varie verifiche, ma va oltre considerando le capacità dell’alunno, i suoi progressi e l’impegno.

Accoglienza e benessere scolastico

Poste queste importanti premesse, personalmente ritengo che sottoporre un alunno figlio adottivo, arrivato in Italia da poco, a un test d’ingresso o ad un tour de force per recuperare eventuali lacune sia comprensibilmente inopportuno. La valutazione d’ingresso può essere stilata nel corso di un inserimento graduale concordato con la famiglia e con gli eventuali professionisti di riferimento.

Bambini arrivati in Italia in età scolare potrebbero verosimilmente aver avuto esperienze scolastiche nel proprio Paese d’origine, ma anche un eventuale test d’ingresso in lingua madre (es. in spagnolo) non sarebbe comunque rappresentativo in quanto subentrano comprensibilmente vissuti emozionali forti legati al nuovo ambiente di vita e ad una realtà scolastica differente da quella conosciuta.

Per un bambino che deve misurarsi con una nuova vita e deve gestire nuovi equilibri è fondamentale che la scuola non diventi luogo di frustrazioni ma che, piuttosto, sia in grado di motivarlo all’apprendimento e valorizzarlo nelle sue capacità e specificità.

Come valutare in modo equo 

Ritengo tuttavia che, in linea generale, l’alunno figlio adottivo non abbia necessità  di trattamenti di favore in merito alla valutazione formativa; nelle verifiche, orali o scritte, viene infatti testato e valutato solo ciò che è stato spiegato pertanto il team d’insegnanti è chiamato, qualora si evidenzino difficoltà d’apprendimento, a mettere in atto, ben prima della valutazione, tutte le strategie compensative e le metodologie di facilitazione più adeguate. L’attenzione deve porsi nell’arco dell’intero processo formativo, a partire dalla programmazione didattica e soprattutto nella fase di spiegazione ed esercizio; ogni insegnante deve saper considerare i diversi stili d’apprendimento dei suoi alunni strutturando percorsi che valorizzino le capacità di ciascuno.

L’insegnante, nella scuola primaria, ma anche in ogni altro grado di studi, è chiamata a tener conto del coinvolgimento emozionale legato al momento della valutazione, ponendone soprattutto in evidenza il carattere costruttivo.

La valutazione sommativa, tenendo conto di tutto il percorso formativo dell’alunno, ha la possibilità di evidenziarne i progressi e potrebbe rappresentare un importante riconoscimento dell’impegno del bambino ed un considerevole rinforzo positivo per la sua autostima.

A proposito dell'autore

Francesca Carioni
Mamma biologica, insegnante di scuola primaria e referente per l'adozione.