La ricerca del tempo “perduto” nell’adolescente adottato

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tesi, ph Giorgio Montersino, (c.c. Flickr)

Se nella tua tesi di laurea o di dottorato hai trattato argomenti quali adozione o affido, manda l’abstract a redazione@italiaadozioni.it. Saremo ben lieti di valorizzare la tua ricerca e di diffonderla tra operatori e famiglie che hanno a cuore questi temi. 

I sogni iniziano da bambini per poi proseguire nell’adolescenza, quando i contorni diventano più nitidi e così gli ambienti. Gli ambienti sono i loro paesi di origine, i particolari sono molto pochi e quasi sconosciuti. Da qui la fantasia galoppa costruendo mondi immaginari con le loro storie fantastiche che fanno sorridere o ci portano davanti a quei buchi neri in cui sono risucchiati gli adolescenti adottivi. Anche quando sembrano tranquilli, calmi, spesso gli adottati si perdono nei loro regni delle favole o di crudeli fantasmi. Anna Genni Miliotti li definisce, nel suo testo Adolescenti e adottati, maneggiare con cura (2017), iGhost Kingdom”.  Pertanto riconoscere le loro emozioni è molto importante perché sono vere, poiché si evita il senso di rabbia, nel sentirsi non compresi e soli. Ma il fantasma resta: una madre o un padre sconosciuti possono essere tutto il bene e tutto il male: una prostituta, un ladro, un re o una principessa restano, comunque, fantasmi di cui non si sa nulla. E se la madre è un fantasma allora lo saranno anche i figli, perché non sono veri come gli altri. Mai sottovalutare questi scenari se, nella nostra vita, abbiamo teso la mano ad un adottivo; queste fantasie sono una maniera per uscire dal racconto interrotto della loro vita, sognandolo a lungo. Allo stesso tempo è un modo per non recidere del tutto le loro radici che affondano in una sorta di tempo perduto da ricercare.

Il tempo perduto: la memoria sensoriale

La “Ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, è un romanzo dalle fattezze di un fiume che scorre, che l’autore ha scritto tra il 1908 e il 1922. La ricerca di Proust è rivolta, a ritrovare il tempo perduto e, quindi, la felicità, una ricerca che ha un lieto fine, ovvero quello della propria identità. Spesso, tra l’incanto del passato e l’analisi del presente si insinuano i luoghi dell’infanzia, per abbracciare il presente che, sovente, si smarrisce. La chiave per la comprensione del romanzo di Proust, è proprio quella del recupero memoriale con l’obiettivo di “ritrovare” il proprio tempo, per ricostruire il significato profondo della propria vita; solo nella memoria, infatti, l’individuo abbraccia le continue trasformazioni che il tempo opera su avvenimenti, persone e stati d’animo. Marcel, il protagonista narratore, riesce a recuperare un intero mondo, costituito di persone e ambienti ma anche di sensazioni, legate all’infanzia e che giaceva perduto nella memoria, grazie ad una semplice e fortuita sensazione: il sapore di un biscotto inzuppato in una tazza di thè. Marcel, rievoca, dapprima, grazie alla memoria spontanea, il mondo perduto della propria infanzia: il paese di Combray, dove Proust trascorreva dei periodi di vacanza.  Il tempo e il ricordo si legano: l’idea del tempo interiore come durata, come flusso continuo, attraverso il ricordo di passato e presente. Questo procedimento della memoria non può attuarsi volontariamente, su richiesta dell’intelligenza, perché la memoria volontaria può restituire il semplice dato esterno degli avvenimenti la cui intima essenza e verità può essere recuperata solo attraverso la memoria spontanea, involontaria. Tutto ciò avviene in particolari momenti, attraverso improvvise vibrazioni che Proust chiama intermittenze del cuore in cui una sensazione casualmente provata (come i sapori, i profumi, i suoni) evoca sensazioni analoghe provate in passato, ridestando dalle profondità del subconscio i ricordi che giacevano sepolti e perduti, riacquistando attualità; una vita ancora più vera di quella passata, perché contemplata nella sua integrità. Tuttavia affinché tale recupero del tempo perduto acquisti un valore definitivo ed eterno occorre fissarlo in un’opera d’arte che viene quindi a coincidere con la vita autentica dell’autore, la vita autentica di ognuno di noi.

Il tempo ritrovato: l’incontro

La ricerca del tempo perduto di un adolescente adottivo non segue un andamento lineare ma è permeata da continui slittamenti temporali dal passato al presente, in relazione al fluire dei ricordi. Al centro della scena c’è l’adolescente adottato che diventa così il narratore e la sua voce segue le intermittenze del cuore e la memoria involontaria, il cui incessante movimento elimina ogni rapporto logico-cronologico tra gli avvenimenti di quel passato, trascorso in un “luogo-non-luogo” e gli avvenimenti del presente dove abita un “luogo sicuro”, ma, che si intreccia abilmente con quel “non-luogo”, simile al paesaggio immaginario dei suoi “Ghost Kingdom”. Questo intreccio tra luogo-non-luogo, sentirsi esistere ed avere la consapevolezza del nido nato durante il momento di incontro con i suoi genitori adottivi, è reso difficile da una estraneità reciproca, dove ognuno  elabora aspettative, timori, nei confronti dell’altro. La difficoltà degli inizi non sarà, allora, solo di stabilire un rapporto fra persone che non si conoscono e che sono diverse, ma anche di sostituire le immagini fantasticate con le persone reali: è fondamentale che tutto ciò avvenga da parte di entrambi. L’adottivo alterna momenti di rivalsa a momenti di una richiesta spasmodica di affetto che possono stupire gli adottanti. Un altro comportamento che può sconcertare i genitori è il ricordare frequentemente, da parte del bambino le sue origini, per non perdere la propria identità. Se Marcel, protagonista e il narratore della Ricerca del tempo perduto si interroga sulle proprie capacità artistiche chiedendosi “Sono romanziere?” la domanda si rivela ben presto una riflessione sulla propria identità, dalla quale egli parte; come il figlio adottato, alla ricerca di una verità assoluta che giustifichi la propria esistenza.

Il viaggio di Marcel e dell’adottato è un viaggio tutto interiore, nel quale si alternano senza soluzione di continuità presente, passato, futuro. La verità che si conquista alla fine è una verità che ognuno di loro trova scandagliando le pieghe della propria coscienza. E il flusso di coscienza diventa il compagno di viaggio degli attori protagonisti dell’adozione che coesistono in una dimensione spazio-temporale “unicamente loro!”.

Giulia Giglio

Alma Mater Studiorum- Università di Bologna

Scuola di Scienze Politiche

Laurea Magistrale in Sociologia e Servizio Sociale- Curriculum Servizio Sociale

Tesi di Laurea: “Laboratorio di Metodi e Tecniche Avanzate Del Servizio Sociale”

Titolo Tesi: “Adolescente biologico e adolescente adottivo: due realtà a confronto”

Relatrice: Prof.ssa Francesca Mantovani

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A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione