La restituzione della domanda di marzo

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Leveled classroom library, ph. LizMarie (cc flickr)

La domanda che abbiamo rivolto, nel mese di marzo, a genitori ed insegnanti, è stata: Come i libri di testo raccontano la famiglia? Ci sono ancora stereotipi legati ad un’unica tipologia familiare o vengono proposte anche attività nuove per raccontare la propria storia?

In passato le ricerche, in merito all’adozione dei libri di testo, mostravano lo stereotipo della genitorialità come ‘fatto biologico’ e talvolta anche ‘bio-giuridico’, in cui era necessario  che la coppia passasse attraverso il matrimonio per poi procreare.

Oggi la situazione sembra essere mutata, poiché con essa è mutato anche il modo di vivere ed essere famiglia. Viviamo circondati da coppie che procreano senza il vincolo del matrimonio, oppure di bambini figli di genitori separati o ancora figli di genitori immigrati in Italia. Siamo entrati in una dimensione che scardina un unico modello familiare; pertanto è necessario comprendere e porre attenzione al mutamento sociale.

Con le mutazioni della realtà sociale, anche i libri di testo hanno iniziato ad adeguarsi e tra le realtà rappresentate, è possibile trovare illustrazioni che parlano di adozione e dei nuovi modelli familiari. Alessandra, insegnante di scuola primaria, ci ha riportato la sua esperienza in merito: “Insegno nella scuola primaria da molti anni e devo dire che, grazie a Dio, i libri di testo stanno cominciando ad adattarsi ai tempi che, inevitabilmente, sono cambiati. L’immagine della famiglia a volte è ancora legata ai vecchi stereotipi: mamma, papà, figli naturali che vivono nell’unione, nella più totale collaborazione … ma si comincia ad affrontare sempre di più, e sempre meglio, il tema della famiglia con il genitore unico, della famiglia con figli diversamente abili, della famiglia in cui sono presenti figli adottivi e di quella con genitori di varie nazionalità. Ai bambini non interessa leggere della famiglia ciò che poi non possono riscontrare nella loro quotidianità, nella realtà: si sentirebbero presi in giro! Il bambino ha bisogno di sapere la verità: la famiglia non è una, sono tante e tutte diverse l’una dell’altra, con le sue difficoltà quotidiane, con i piccoli e grandi problemi da risolvere, con la gioia dello stare insieme e del dialogo. Non è facile trattare alcuni argomenti con i bambini, ma ci sono libri di testo che sono in grado di farlo molto bene: attraverso letture di facile comprensione, approfondimenti, curiosità. E il bambino cresce con la consapevolezza che la famiglia può avere vari aspetti, sfaccettature, realtà.. e che ciò che conta, in definitiva, è che all’ interno di essa lui sia accettato, amato e soprattutto rispettato nel suo percorso di crescita.”

Il cambiamento, proposto dai libri di testo, è un passo in avanti che consente di parlarne. Ma dobbiamo chiederci se sia davvero positivo farlo. La parola può veicolare messaggi giusti, ma, anche sbagliati. Non è importante parlare di adozione, bensì è fondamentale osservare se lo si fa bene o male.  A scuola si impara a ragionare, a creare dei nessi logici,  dei rapporti di causa ed effetto che hanno a che fare con la realtà quotidiana. Il silenzio, rispetto all’adozione potrebbe veicolare messaggi ambigui e ignorare una realtà che diventa sempre più diffusa e con la quale occorre confrontarsi.

Spesso ci preoccupiamo della validità e della preparazione delle insegnanti, senza mostrare attenzione alla volontà dei bambini. A questo punto sorge una domanda: “Ma ai bambini fa sempre piacere parlare di adozione?”  Pare che, non sempre, ai bambini piaccia ricevere l’etichetta dell’adozione’, come riporta una mamma: “Noto che nei testi di antologia ci sono racconti ambientati in famiglie adottive, multietniche e anche monoparentali e naturalmente, come ogni genitore ado sa, questo da non poco fastidio ai nostri figli che non vogliono essere considerati diversi dagli altri e non vogliono essere osservati dalla classe, o coinvolti i discorsi imbarazzanti… perciò, poveri autori: non ci va mai bene niente!” Oppure c’è mamma Michela, che riporta la difficoltà della figlia di parlare, alla classe, della sua storia: “Mia figlia da poco in Italia non aveva nessuna intenzione di discutere in classe la sua storia di adozione e al solo pensiero di affrontare la cosa pubblicamente in classe mi ha cominciato a lanciare messaggi di disagio molto forti a casa. Dopo vari tentativi di persuasione sono riuscita a convincere la maestra che non era il tempo maturo per mia figlia di affrontare certe discussioni sull’adozione in classe. Primo perché mia figlia vuole sentirsi uguale a tutti gli altri secondo perché sta elaborando in questo momento il lutto reale dei genitori biologici avvenuto sette mesi fa. Che dire? Non so se le maestre hanno capito, di sicuro hanno capito la mia determinazione nel portare davanti al preside la faccenda qualora loro non mi avessero ascoltato. Non ci sono discorsi tabù, ma è la classe che deve incontrare gli alunni e non viceversa e questo non è il momento per mia figlia”.

Come abbiamo compreso, attraverso questa domanda, i libri di testo stanno mutando, adattandosi talvolta alle varie realtà. Per rispetto di ciascuna storia è bene che, tutti gli insegnanti prestino attenzione ai contenuti e alle emozioni di ciascun minore. Come prima cosa è necessario rispettare le esigenze legate al bambino e alla sua famiglia rispetto alla storia adottiva; in caso ci sia la volontà di portare in classe l’adozione, sarebbe opportuno utilizzare, qualora non vi siano libri di testo adeguati, altre letture che possano favorire il dialogo.

 A prescindere dall’adozione, è importante non dimenticare che quando un bambino entra in classe porta con sé la sua specificità, tutto il suo mondo, compreso il suo modo di essere e stare con la sua famiglia; in classe è quindi fondamentale fare riferimento anche alle ‘famiglie non tradizionali’ compresa quella adottiva. Oggi, all’interno della  nostra societàl esistono molte realtà, la famiglia si è modificata, pertanto è necessario mostrare un’adeguata attenzione ai termini e alle metodologie che vengono utilizzate.
È fondamentale aspettare i tempi sia del bambino che della famiglia; in alcuni casi non si vuole essere ‘etichettati’,  pertanto è importante utilizzare  un pizzico di attenzione e flessibilità in più.
La presenza dell’adozione tra i banchi di scuola  dovrebbe esserci a prescindere dalla presenza o meno di un bimbo che porta negli occhi e nel cuore una storia di adozione.

Per  i  ragazzi più grandi, dell’ultimo anno della scuola media inferiore o delle superiori, si potrebbero proporre percorsi di lettura filmistica, poiché esiste infatti una vasta gamma di produzioni cinematografiche che trattano, da diverse angolazioni, le varie tipologie di famiglia.

A tal proposito, il critico cinematografico, Fabrizio Colamartino propone una vasta gamma di film che presentano  l’evoluzione dell’adozione e dell’affido nel corso della storia.

Le proposte sono consultabili all’interno del sito www.minori.it e sono le seguenti:
- Colamartino F., Le tematiche dell’adozione e dell’affidamento nel cinema, Cittadini in crescita n° 2, 2004
- Colamartino F., Il cinema e la rappresentazione dell’adozione e dell’affidamento nella loro evoluzione storica e sociale

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ITALIAADOZIONI
Redazione