La restituzione della domanda di maggio

Print Friendly

4B, ph Davide Taviani (c.c. Flickr)

L’anno scolastico è ormai giunto al termine: è tempo di tirare le somme di quello che è stato e progettare quello che sarà. 

La nostra rubrica ha cercato di cogliere quanto avviene tra i banchi di scuola, per comprendere la realtà scolastica quotidiana, quella con cui tutti i bambini trascorrono gran parte della loro giornata.

La scuola è una ‘palestra’ in cui ci si allena a crescere, si comprende, si fatica e non sempre tutti gli esercizi  sono facili da superare da soli. E’ compito della scuola e degli insegnanti attivarsi per accogliere nella maniera migliore i bambini e i ragazzi adottati, informandosi sulla realtà dell’adozione e predisponendo attività che siano in grado di parlare di adozione in modo semplice e naturale. Sappiamo, del resto, come afferma Chistolini, che “la scuola può giocare un ruolo rilevante nel facilitare l’integrazione ed una crescita armonica” dei nostri ragazzi.

Lo scorso mese abbiamo voluto tirare le fila del nostro dialogo con la domanda: “Come l’adozione è stata vissuta tra i banchi delle nostre scuole in questo anno scolastico? “ chiedendovi di aggiungere suggerimenti utili per il prossimo anno che dovremo affrontare a settembre. 

Riportiamo la voce di Alessandra, che da insegnante mostra la carenza di supporto,  quando si trova a dover gestire in classe il rapporto con un bambino adottato. Lei stessa dice: “Nella scuola in cui insegno non sono mai stati attivati progetti per sviluppare questo tema e questa, riconosco, sia una lacuna, una grossa mancanza. Nel momento in cui in una classe sono inseriti bambini adottati, questo può creare insicurezze negli insegnanti, dubbi su come affrontare, e se affrontare, il discorso all’interno della classe. Oltre al disagio degli stessi bambini chiamati in causa e dei compagni che, inevitabilmente, non saprebbero come comportarsi. Da insegnante e da mamma, posso solo umilmente affermare che l’atteggiamento nei confronti di questi bambini dovrebbe essere positivo, aperto ad un dialogo costruttivo, volto a far emergere la verità o le singole verità nelle varie situazioni che si presentano: i bambini adottati non sono diversi, sono bambini che sono entrati a far parte di una nuova famiglia, una famiglia in cui si presuppone che i nuovi genitori trasmettano il loro amore, la loro piena accettazione. Mai evitare di parlarne, mai omettere la verità. Questi bambini hanno bisogno della lealtà da parte dell’adulto, di conoscere la verità, per non sentirsi “diversi” o inferiori a chi ha avuto la possibilità di nascere e crescere con i genitori naturali. I bambini non sono stupidi, anzi! Sono svegli e ricettivi: capiscono più di quanto noi immaginiamo, pertanto basterebbe parlargliene in maniera semplice e senza troppi giri di parole. L’importante, e lo ribadisco, è raccontare loro la verità. Dannoso sarebbe invece mascherare o modellare la realtà dei fatti solo perché il discorso che dobbiamo affrontare è complicato”.

Purtroppo  accade talvolta  che, anche quando la scuola si è adoperata per organizzare corsi, vi è stata una carenza di presenze da parte dei soggetti interessati; Chiara, un po’ rassegnata, descrivendo una realtà purtroppo comune a tanti di noi,  dice: “ Nella mia città sono stati organizzati una serie di incontri di formazione per insegnanti aventi come argomento la presenza di bambini e ragazzi adottivi nella scuola. Purtroppo però la partecipazione è stata bassissima. Se non c’è volontà da parte degli insegnanti in primis di prepararsi in merito, purtroppo poco si può fare”.

Tra chi è intervenuto, c’è chi esulta per la fine di questo anno scolastico, ad esempio mamma Saggiavale racconta: “Tra i banchi della scuola di mia figlia questo argomento. . . non è stato trattato affatto! naturalmente è comprensibile che gli insegnanti non abbiano il tempo, che i bambini adottati non vogliano sentir parlare delle loro storie e che i dirigenti scolastici non abbiano i soldi per un progetto però, quello che manca, è la “cultura” dell’ adozione contrapposta a quella della “voce del sangue” che in Italia, purtroppo, è dominante. Secondo me se le scuole, a partire dalle materne, cercassero di attuare una maggiore apertura mentale su questi temi, forse per i bambini adottivi a scuola non cambierebbe niente ma, certamente, nella società cambierebbe qualcosa. Buona giornata e . . FINALMENTE FINISCE LA SCUOLA!”

Sempre Saggiavale, ci ricorda una cosa molto importante che crediamo debba sempre essere tenuta in considerazione: ” Si dovrebbe parlare di certi argomenti, quali l’ adozione e l’ accoglienza, ma anche le “nuove famiglie”, PRIMA che si presenti il caso pratico.. altrimenti le persone coinvolte si sentiranno sempre osservate come casi clinici! del resto, es una famiglia su tre è monoparentale è inutile ficcare la testa sotto la sabbia no? secondo me, invece di fingere che la famiglia tradizionale sia un disvalore inutile e sorpassato, si potrebbero approfondire i vari argomenti sulla famiglia senza giudicare o demonizzare alcuna scelta e questo può essere un compito degli insegnanti senza bisogno di “progetti” finanziati” .

Forse gli insegnanti, presi dai tanti incarichi e da una scuola sempre più variegata, si trovano a dover rispondere alle molte richieste in una situazione dove le risorse scarseggiano sempre di più, o forse temono di non saper gestire tematiche di cui hanno poca conoscenza. Alessia, ci dice: “ Gli insegnanti non sono preparati e hanno paura di parlare di adozione. Una maestra mi disse che era meglio non parlarne perché si toccano corde già delicate. Ma per chi? Mio figlio SA di essere adottato, forse sono gli altri ad essere imbarazzati. E così non si è mai affrontato il discorso e hanno evitato il programma di storia personale. La nostra scuola fa una grande confusione tra adozione e intercultura di immigrazione e questo ha portato alla lunga a non capire le esigenze e le richieste del bambino. Sinceramente ho un grande timore ad affrontare le medie” E continua consigliando ” Ci dovrebbe essere un protocollo obbligatorio in tutte le scuole di accoglienza dell’adottato, un corso online e della letteratura disponibile…sarebbe già un bell’aiuto senza spendere capitali”.

Vogliamo sperare e augurarci che per il prossimo anno scolastico, e per il futuro, in tutte le istituzioni scolastiche le nuove realtà familiari e l’adozione vengano affrontate in modo aperto e sereno, e venga insegnato ai bambini a interagire con le differenze e superando stereotipi e pregiudizi. Come ci ricorda  Gabriele: “La politica dello struzzo è molto diffusa nella società e la scuola spesso si allinea. Ad esempio ci sono genitori separati e (quasi sempre) i figli stanno con la madre, allora non si festeggia più la festa del papà, così non ci sono imbarazzi?… (ma alla tv le pubblicità danno ampio risalto ai regali da fare al papà per la sua festa). A Milano si iscrivono i bambini compilando la dicitura genitore 1 e genitore 2 (al posto di madre e padre), tra un po’ in classe si proibirà di parlare di mamma e papà? Come se i bambini non fossero a conoscenza di come stanno le cose in natura… (cambiamo tutte le fiabe, i documentari sugli animali, i film degli ultimi 100 anni, ecc) [...]“.

Vogliamo chiudere, questo ciclo della domanda del mese, con un’attività, suggeritaci da mamma Marcella, che sembra essere uno spiraglio di luce, una ventata di aria fresca, da conservare per l’estate e da mettere in pratica per il prossimo anno: “ Al mio primogenito, in prima elementare, è stato chiesto dalle maestre di parlare alla classe del suo percorso di “fratello adottivo”. Cosí come i figli di genitori separati sono stati invitati a raccontare la loro esperienza. Cosí come i bambini arrivati da paesi lontani hanno raccontato del loro viaggio. Tutto questo ha fatto si che ogni situazione venisse ricondotta alla sua giusta normalità. Basta poco, la buona volontà e l’intelligenza delle maestre, per fare grandi passi”.

Come sempre e come abbiamo già ribadito altre volte, abbiamo la consapevolezza che tante cose stanno cambiano nella realtà italiana,  tante istituzioni scolastiche si stanno aprendo con disponibilità fornendo modelli esemplari di “buone prassi”  anche nei confronti dell’adozione.  Crediamo anche che molto ci sia ancora da fare perché scuola e famiglia possano collaborare nel favorire e incoraggiare l’inserimento nella società degli alunni adottati. Speriamo che le resistenze e le difficoltà che ancora si presentano possano venir superate per una migliore comunicazione che porterà certamente un grande beneficio sia alla scuola che alle famiglie.

Lo staff di ItaliaAdozioni ringrazia tutti coloro che hanno creduto  in questo ‘scambio’, ci hanno donato riflessioni su cui poter lavorare e si sono mostrati attivi nell’aiutarci a far circolare questo dialogo da Nord a Sud. Speriamo che si sia creato un’eco di voci fatto di buoni consigli da mettere in pratica, per accompagnare giorno dopo giorno un bambino a divenire ‘grande’!


A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione