La restituzione della domanda di gennaio

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Teacher Annette ph. DFAT (cc.flickr)

La domanda di gennaio ha dato il via alla nuova rubrica, pensata per dare voce alla scuola ed ai suoi protagonisti. Tante sono le tematiche da affrontare e con il contributo di tutti, cercheremo di focalizzare la giusta attenzione su ogni aspetto legato al rapporto scuola e adozione.

Abbiamo lanciato il progetto con la domanda: ” La scuola ha saputo accogliere il bambino adottato? Come? Genitori e insegnanti, raccontateci le buone prassi della vostra scuola.”
Ci sono giunti molti interventi, la maggior parte riferiscono la parola dei genitori, sopratutto sono le mamme ad essersi messe in gioco. Tirando le somme dei vari commenti, si evince come la scuola sia ancora oggi molto variegata, costruita da esperienze ricche e significative, ma sicuramente c’è ancora parecchio lavoro da fare per quanto riguarda l’adozione. Se da una parte sono emerse difficoltà di comprensione rispetto alla realtà degli alunni adottati, dall’altra c’è anche chi ha mostrato la scuola come un ambiente sereno. Una mamma, riportando la sua esperienza, tiene a precisare che, ad un anno di distanza dal post-adozione, la scuola è stato l’unico luogo nel quale ha trovato un aiuto concreto per la propria figlia. Questa testimonianza ha messo in luce un aspetto importante che, talvolta si dimentica, ovvero le tempistiche necessarie. Ad alcuni bambini è stato sottratto troppo presto il tempo dell’infanzia, perché inseriti subito a scuola; a loro non è stato concesso il tempo per imparare a comprendere ed utilizzare i significati, prima di doverli esprimere (addirittura per iscritto) in italiano, lingua sconosciuta sino al momento dell’adozione. Con il costante aumento dell’età media dei bambini che giungono in Italia, spesso si devono fare i conti con tempistiche che non rispettano il giusto e graduale inserimento in famiglia, mentre è proprio “il fare famiglia” lo scopo principale del processo adottivo verso cui indirizzare tutte le energie. Inoltre anche se questi bambini anagraficamente sono pronti per andare a scuola, è bene sottolineare che l’età anagrafica non sempre si accompagna con uno sviluppo psicologico adeguato per affrontare l’inserimento scolastico.

La scuola dovrebbe contenere in sé “l’ABC” ovvero Accoglienza, Bisogno e Condivisione: proprio per giungere ad una buona accoglienza si dovrebbe partire dall’ascolto dei bisogni per poi condividerli. Invece all’interno del mondo scuola non c’è omogeneità. Talvolta mancano le conoscenze specifiche che sono invece fondamentali, date le differenti situazioni che si possono ritrovare tra i banchi di scuola: bambini adottati, in affido, con i genitori separati, con handicap, e altro. Esistono carenze molto gravose sia per le famiglie che per gli insegnanti, dovute ad un’assenza di attenzione da parte delle istituzioni. Ma in alcuni casi grazie all’aiuto delle varie reti di associazioni di genitori si è riusciti a colmare, almeno in parte, un vuoto normativo ingiusto.

Un insegnate ha sollevato la questione della formazione: “Nonostante gli alunni adottati siano progressivamente in aumento nelle nostre classi, gli insegnanti che accolgono un alunno adottato devono contare esclusivamente su loro stessi… non sono previsti nel percorso formativo per diventare insegnanti momenti formativi specifici sull’adozione. Una volta entrati nel mondo della scuola, i corsi di aggiornamento sull’adozione, nella mia esperienza personale, sono praticamente inesistenti… questa è davvero una pecca enorme”. La questione è fondamentale, ma come sappiamo, purtroppo nella scuola non si investe. Pur essendoci tante persone disponibili e sensibili, la scarsa cultura dell’adozione potrebbe far fare, seppur a fin di bene, degli errori. Alcuni docenti si rendono conto del bisogno, ma spesso solo se hanno in classe un bambino o un ragazzo adottato; in realtà per giungere ad un vero e proprio cambiamento,  bisognerebbe fare formazione ad ampio raggio, perché se non c’è un alunno adottato oggi, ne potrebbe arrivare uno domani. Alcuni genitori hanno ribadito che un bravo insegnante non ha bisogno di aspettare i corsi del Ministero dell’Istruzione; “…se vuole si informa da solo, soprattutto se ha in classe dei bambini con esigenze particolari. I protocolli servono a poco se non si vogliono applicare, anche se sono un punto di partenza per risvegliare le coscienze”.

Pochi sono stati gli insegnanti ad intervenire e questo solleva una questione importante all’interno della “domanda del mese“: perché questa “latitanza”? Spesso sono proprio gli insegnanti a subire accuse, anche piuttosto pesanti, per quanto riguarda il loro operato. Spesso il dito è puntato contro di loro, poiché sono le figure di riferimento più significative nel contesto sociale al di là delle mura domestiche. Allora perché non sono intervenuti per dire la loro? Secondo il parere di una mamma: “Questo silenzio degli insegnanti è in realtà fragoroso come un urlo!”

Proviamo a decifrare la mancanza di partecipazione: forse gli insegnanti ci stanno dicendo che non vogliono discutere di questo argomento? Oppure che il numero dei bambini adottati è esiguo e quindi non degno di nota? Che non vogliono condividere simili questioni con i genitori o con altri che non siano insegnanti? Cos’altro? Speriamo quindi di avere, tra le risposte alle prossime domande, anche la voce importante degli insegnanti.

“I nostri figli non sono bambini da mettere – in batteria – : lezione, ricreazione (ma non correre), pranzo (ma senza alzarti dalla sedia), lezione di nuovo. E poi a scuola di danza, di musica, d’inglese, catechismo, un salto dalla nonna, un po’ di TV e di nuovo i compiti. E’ vita questa? Mia figlia si arrampicava sugli alberi, correva nei prati con scarpe, senza scarpe… come faccio ad inserirla in questo meccanismo perverso? W la libertà”. Questo commento di una mamma chiama in causa non  solo la scuola, ma anche tutte le altre figure che si occupano dell’adozione. Ognuno deve fare la sua parte (servizi sociali, enti, genitori) affinchè possa avvenire un cambiamento reale, tangibile e celere del sistema scuola rispetto all’adozione.

I bambini adottati crescono e nel loro percorso di vita soffrono per il loro passato, ma anche per il presente, se non riusciamo a “curare” i loro bisogni. Ciascun figlio rappresenta il domani e il compito del sistema educativo, genitori e insegnanti, è garantirgli di poter affrontare il futuro con ottimismo, costruendo insieme, oggi delle basi sicure su cui fare leva.

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ITALIAADOZIONI
Redazione