La realtà supera la fantasia: il racconto della storia adottiva

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Grafico tratto dal questionario (CC by G.Cappelletti)

In previsione dell’incontro avvenuto al Teatro Litta il primo di ottobre, Italiaadozioni ha proposto ai genitori adottivi di rispondere a un breve questionario sulle modalità relative al racconto della storia ai propri figli: le risposte sono state in tutto 79 e di questo ringraziamo di cuore  i nostri lettori.

La composizione delle famiglie che hanno risposto al questionario rispecchiano per lo più le statistiche nazionali: la netta maggioranza ha bambini in adozione internazionale  (61 contro i 19 bambini arrivati con l’adozione nazionale). Ci sembra di poter confermare anche l’equivalenza del nostro campione con le medie nazionali rispetto all’età di arrivo dei bambini, che negli ultimi anni è cresciuta e nel nostro campione si aggira tra i 5 e i 7 anni.

L’adozione è stata trattata da subito in modo naturale, come argomento di tutti i giorni nell’87,14% dei casi. L’età di arrivo del bambino, la presenza concreta del ricordo che un bambino di 6 anni porta con sé permette di affrontare il tema senza tabù e con una certa serenità, ma riteniamo che l’alta percentuale della risposta dimostri che anchenelle famiglie dove sono presenti bambini di età inferiore si è parlato subito d’adozione. Questo dato, secondo noi, prova che la coppia ha saputo instaurare e costruire un dialogo aperto con i propri figli e che questo dialogo  permette a entrambi di raccontarsi con naturalezza e semplicità. Perché è proprio questo che dovrebbe, e a quanto pare diventa la narrazione: un tessuto su cui si ricamano i vari disegni che compongono le giornate e la quotidianità di una famiglia adottiva.

Grafico tratto dal questionario (CC by G.Cappelletti)

Alla domanda su come è stata raccontata l’adozione hanno risposto solo 51 persone. L’87,93% (una percentuale altissima) ha risposto di aver utilizzato un racconto, ovvero la storia personale semplificata. Certamente l’alta percentuale di bambini di circa 6 anni ha portato i genitori ad adeguare il linguaggio utilizzato alle capacità cognitive del figlio, che a sei anni sono certo maggiori rispetto a quelle del bambino di età prescolare.

Le risposte di alcuni lettori integrano i dati esposti e sono forse rappresentative di un pubblico più ampio con caratteristiche più variegate. In alcune famiglie è stato scritto “un libricino con le foto della sua storia, dall’incontro in poi”, in altre la narrazione è stata effettuata “ricordando la loro storia, l’abbiamo ripercorsa assieme coi loro racconti”; in alcune situazioni è stata raccontata una fiaba, ma con elementi che si ancorano alla realtà del bambino: “fiaba ma con nomi e personaggi reali”; “un misto vista l’età: una fiaba con riferimenti personali,  nomi e circostanze”.

A proposito delle modalità di costruzione della narrazione, la creazione di una storia sembra nettamente avere la maggioranza 88%  rispetto al racconto di una fiaba già conosciuta che occupa solo un 13%. La storia viene quindi personalizzata e costruita sulla base di ciò che è realmente accaduto e vissuto.

Grafico tratto dal questionario (CC by G.Cappelletti)

Un dato interessante, che tuttavia non stupisce “gli addetti ai lavori” è quello relativo alla forte presenza del padre all’interno della famiglia adottiva. Evidentemente il percorso che entrambi i genitori devono compiere per prepararsi all’adozione, porta il padre ad assumere una forte responsabilità all’interno delle relazioni familiari e questo dato è un elemento che può fornire maggiore sicurezza e serenità al figlio adottivo. Risulta infatti che, nonostante l’iniziativa della madre nella creazione della storia sia decisamente prevalente 86,76%, il padre, con il suo 48,53%, dimostra di essere una figura importante e attiva all’interno della famiglia. Questo  dato ci sembra evidenzi il ruolo che entrambi i genitori rivestono nell’educazione del figlio, ma in particolare ci dimostra l’emergere sempre più rilevante della figura paterna.

L’aumento dell’età media dei bambini che giungono in adozione modifica probabilmente anche la modalità  di comunicazione all’interno della famiglia adottiva. I genitori si trovano infatti a confrontarsi con bambini che ricordano il loro passato e che, dopo un’inevitabile fase di assestamento, iniziano a raccontare la loro storia e a parlare dei loro ricordi.

Un aspetto che tuttavia ci sembra mancare è la partecipazione dei figli nell’arricchimento della storia (solo 8% delle risposte), nonostante i ricordi siano riportati dai figli nel 45% dei casi. E’ importante invece che il figlio, anche se piccolo, possa esprimere le sue fantasie e i suoi pensieri, anche se solo attraverso un disegno. Qualunque sarà il suo apporto, egli avrà la possibilità di esprimere attraverso di esso un pensiero, una paura, una fantasia o una domanda che è importante ascoltare e cercare di comprendere.

Grafico tratto dal questionario (CC by G.Cappelletti)

I giochi di ruolo sembrano rivestire un ruolo importante tra le varie strategie educative che possono essere messe in atto nella narrazione 21%. È  bene sottolineare che il gioco riveste una funzione espressiva, comunicativa e rielaborativa di grande  rilevanza per un bambino ed è di grande interesse il fatto che le famiglie abbiano preso in considerazione anche questo tipo di strumento.

A proposito dei ricordi possiamo notare un’alta percentuale di bambini 45% che sostengono di non avere “nessun ricordo”. Questo dato appare contrastante rispetto alla percentuale di bambini grandi e andrebbe approfondito. Rimozione allo scopo inconscio di difendersi da ricordi troppo dolorosi? Una forma inconsapevole di “accordo” fra genitori e figli per non far emergere sentimenti ed episodi difficili da affrontare?

La penultima domanda chiedeva eventuali paure o difficoltà, che la maggior parte dichiara di non avere avuto. Le paure maggiori, invece, riguardano:

A)     Il dialogo in merito l’abbandono.

B)      La rabbia che i propri figli possono mostrare.

C)      La necessità di utilizzare un mezzo adeguato per parlare dei genitori di nascita.

Lasciamo infine parlare i genitori, per raccontare cosa è stato espresso a proposito di cosa si desidera trasmettere ai propri figli, che era l’ultima domanda del questionario. Le risposte sono state maggiormente concentrate sulla valorizzazione della storia del figlio, delle sue origini e l’essere stato desiderato e amato. “La sua storia deve essere valorizzata, è importante per tutti noi, deve trovare il modo di viverla serenamente e con naturalezza solo così potrà affrontare paure, fantasmi e un domani la ricerca delle sue origini”, “ la sua storia è un dono d’amore…”, “ché non debba rinnegare le sue origini…”, “di essere stato desiderato, amato, donargli autostima e positività”.

Dalle risposte del questionario si può intuire una forte apertura e consapevolezza da parte dei genitori adottivi, che sembrano riconoscere che l’amore non basta per costruire il futuro dei loro figli. I genitori riconoscono l’importanza del farsi carico della storia preadottiva, in modo da permetterne l’elaborazione e consentire così una buona e serena riuscita del percorso adottivo.

Dottoressa Mariangela Corrias  e dottoressa Greta Bellando

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ITALIAADOZIONI
Redazione