La mia resilienza

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Studying, ph mer chau, (c.c. Flickr)

In questi momenti così difficili a causa del covid-19, leggo molto spesso tante notizie in merito ai più disparati argomenti.

Quello che più mi ha colpito è stato quello riguardo la disoccupazione creata da questo mostro biologico. Sono stato anch’io disoccupato e purtroppo conosco benissimo la sensazione di essere totalmente dispersi nel mare della società odierna.

Mi allaccio a questo discorso, perché trovo forti analogie tra quel senso di dispersione e quello provocato dall’abbandono.

All’epoca avevo 19 anni, non avevo alcun obiettivo nella vita né alcuna ambizione. Ero totalmente abbandonato a me stesso tra le numerose domande sulle mie origini e le tante domande di lavoro per trovare una occupazione.

Dopo svariato tempo passato a pensare il nulla, decisi di punto in bianco di prendere in mano la mia vita, abbandonai le poche certezze che avevo a Modena e andai a Londra rischiando tutto.

Mi lanciai totalmente nel vuoto. Oserei dire che, in realtà, mi lanciai nel profondo della mia anima.

Il resto di questa storia lo condivisi nel mio primo articolo per Italiaadozioni, intitolato “La ricerca delle origini e il mio posto nel mondo”.

Quella scelta cambiò radicalmente la mia vita.

Scoprii un mondo totalmente diverso dalla mia città d’infanzia, imparai un lavoro e allo stesso tempo ritrovai le mie origini, incontrando per puro caso proprio mia sorella biologica!

Tengo tantissimo a sottolineare oggi quanto sia importante la parola “resilienza” nella vita.

Una parola mai banale, una parola che, purtroppo, in momenti di difficoltà facciamo fatica a ricordare.

Eppure quel mio gesto di mollare tutto per abbracciare il destino più che intraprendenza, lo definirei proprio come un gesto di resilienza.

Resilienza ad amare la vita, ad affidarci ad essa sempre e comunque. Questa scelta mi ha fatto scoprire tante cose nuove . Ma la cosa più importante, ora che posso guardarmi indietro, è stato scoprire ciò che avevo già prima di partire.

In realtà, quando mi sentivo perso, avevo già tutto.

Avevo la salute, avevo una casa, ma soprattutto avevo due genitori adottivi che mi amavano e tutt’ora mi amano con tutto il cuore.

Quindi,  qualora in questo momento vi sentiate soli o abbandonati, o semplicemente impotenti di fronte al corso degli eventi, non scordatevi mai, proprio mai, che in realtà siamo tutti legati da un unico filo chiamato amore. Un filo che va oltre ogni logica di status sociale, etnia o gusto.

Proprio quello che l’adozione insegna.

Andrea D’Imperio

 

Per chi volesse conoscere di più Andrea: “Oltre”, ed. Albatros, 2020 – NuoveVoci Vite, Biografie

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ITALIAADOZIONI
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