La gelosia tra fratelli

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Safe Places to Play and Hang Out event at the Senedd Digwyddiad Mannau Diogel i Chwarae a Chymdeithasu yn y Senedd, ph National Assembly for Wales, (c.c. Flickr)

Caro dott. Bonato,

Le dico subito perchè le scrivo: da quando è arrivata la sorellina, (siamo andati a prenderla in Vietnam dopo di lui che veniva dalla Russia) il nostro grande è diventato davvero geloso. Per quanto mi sforzi effettivamente ci siamo  sentiti subito molto legati alla piccola (il grande ha 12 anni e la piccola ne ha 7, lui è stato adottato a 16 mesi e lei a 4 anni), e più ci sentivamo legati a lei e più lui soffriva di gelosia.

Abbiamo cercato di coprirlo di attenzioni. Abbiamo cercato di non fare complimenti a lei in sua presenza, abbiamo cercato di prendere in braccio lui molto più grande insieme a lei, abbiamo cercato di fare tutto uguale per tutti e due, in modo che non sentisse di essere trattato diversamente. Ma anche ora che è più cresciuto ci controlla, si arrabbia e pretende le stesse attenzioni che diamo a lei. Ci fa capire che soffre, a volte si  arrabbia per niente.

Pensavamo che dopo un certo periodo sarebbe cambiato, ma ora, dopo quasi tre anni, invece visto che è ancora geloso ci sembra proprio che dovremmo aiutarlo a smettere, a legare un po’ di più con sua sorella, ad essere contento di averla. In effetti a volte lo è, la difende, a volte la aiuta con i compiti, ogni tanto la fa giocare, ma sempre un po’ dispettoso e vince nei giochi umiliandola un po’, poi si pente e cerca di fare la pace.

Abbiamo cercato all’inizio di coinvolgere anche i nonni nel non dimostrarsi troppo affettuosi solo con la piccolina nuova arrivata, ma lui è ipersensibile.

Adesso lei va a scuola e va proprio bene, mentre lui ha avuto un po’ di difficoltà e lo nota, questo a volte peggiora le cose, ma come possiamo fare? Se lei è brava e lui no a noi non interessa, ma non possiamo smettere di farle i complimenti, li facciamo anche a lui ovviamente.

Ci sembra di vivere un po’ nella finzione, dobbiamo stare attenti ad ogni cosa. Forse dovremmo farci aiutare?

Quando finirà? E’ normale una gelosia così prolungata nel tempo?

Grazie mille. Attendiamo un suo consiglio

Laura e Andrea

 

Cari Laura e Andrea,

da tempo siete alle prese con una fatica che forse non avevate messo in conto, un groppo difficile da sciogliere.

Ivan (nome di fantasia), il vostro primogenito di adozione, mostra di non condividere  la vostra grande gioia  per la presenza della sorella Lihn (altro nome di fantasia),  che siete andati a prendere nel Vietnam tre anni fa,  quando lei ne aveva quattro e lui otto.

Ovviamente ne era  informato. Ne avrete parlato a lungo in famiglia prima di presentare in Tribunale la disponibilità a una seconda adozione. A quel tempo lui non deve aver espresso pensieri ostili a questo progetto, anche se mi sembra improbabile che sia stato proprio lui a dirvi che gli sarebbe piaciuto avere un fratello o una sorella.

Ivan viveva con voi già da circa otto anni. Era venuto dalla Russia piccolissimo. Quali potevano essere i suoi pensieri non espressi? Aveva paura forse che  il nuovo venuto potesse impadronirsi dei suoi giochi,  venisse amato più di lui, temeva di non bastarvi più, e che voi aveste deciso di cercare un altro bambino  perché eravate scontenti di lui? Se solo Ivan avesse potuto trovare parole per esprimere queste fantasie tristi che gli passavano per la testa, vi sareste sicuramente  inteneriti e lo avreste rassicurato e confortato.

La bimba vietnamita vi ha conquistati fin dal primo momento e ve ne siete innamorati. Ivan ha visto forse confermati i suoi timori e non l’ha presa bene.  Vi sforzavate di negarlo, magari anche  a voi stessi, e lui si avviliva, diventava scontroso, diffidava di voi, si arrabbiava. E faceva alla sorellina  dei dispetti, perché leggeva con chiarezza i sentimenti veri che animavano il vostro operare quotidiano. E, a modo suo, ve la faceva pagare.

Voi pure avete letto e capito bene il cuore di vostro figlio e il suo giudizio su di voi,  la sua umiliazione  e la sua paura.  Avete persino sperato che bastasse fare ”tutto uguale per tutti e due”per rasserenarlo, sperimentando poi che non si può fare “tutto uguale fra disuguali”, non fosse altro che  per età e per sesso differenti.  Ivan  forse si sentiva ingannato ancora di più e cresceva la sua gelosia.

Questa nuova consapevolezza, il dolore mentale che vi inquieta, vi avvicina a lui e vi rende capaci di condividerlo. Voi state male, perché lui sta male e gli volete bene. E vi sembra di non essere in grado di comunicarglielo con semplicità in modo convincente.

In un recente passato, molti esperti di adozioni internazionali concordavano nel ritenere  che i bambini provenienti dai paesi dell’ex Unione Sovietica, abbandonati alla nascita  o allontanati da famiglie gravemente inadeguate, venissero collocati in strutture educative  gestite da operatori rigidi,  poco attrezzati emotivamente per accogliere questi piccoli mortificati e offrire loro le prime esperienze di affetti sereni e caldi, capaci di generare in loro fiducia in un mondo che non fosse più solo cattivo. E consentire loro di aprirsi alla disponibilità di buone adozioni.  Spesso sono convinti di non poter essere amati,  di non meritarlo, perché  credono  di essere cattivi e per questo rifiutati e scartati anche  dai genitori.

Ivan si sta avvicinando alla pubertà che è una fase turbolenta, delicata, critica, ma feconda per tutti i ragazzi, aperta a nuove opportunità e a nuovi orizzonti  culturali e sociali, mentre il loro corpo, che si trasforma,  li rende consapevoli della loro maturazione sessuale e delle loro pulsioni. In questo tempo di  vita si ripresentano e si riattivano nella loro mente le fantasie e le emozioni dell’infanzia. E sono chiamati a rielaborare anche i traumi che hanno fatto parte della loro esperienza intima primitiva, sensoriale, ancora priva di pensieri.

Da voi Ivan  non ha ricevuto solo delusioni; ha imparato poco a poco anche  a stare bene con la sorella, a giocare con lei, a darle una mano nei compiti scolastici. Ha imparato a provare dispiacere quando si accorge di essere proprio lui a causarle dolore. Sa chiedere  scusa e far pace.

Le bambine orientali, in genere, hanno una disposizione più facile alla gentilezza, alla grazia, al sorriso, che  sembrano essere elementi tipici della loro cultura e delle relazioni umane di quei paesi.  Facile quindi poterne essere affascinati. Non è una colpa, è  un rischio e ci informa che dentro di noi rimane sempre operante un conflitto emotivo, affettivo, da comporre. Ad esempio, amando Lihn aver cura di non ferire Ivan. Dovrebbe sentire, anche lui, non solo di esservi caro, ma di valere. Di fronte ai successi scolastici della sorella, potrebbe affermarsi in qualcosa in cui riesce davvero bene, non importa cosa: musica,  canto, recitazione, atletica, calcio, una materia scolastica particolare: storia, disegno…. Questo, probabilmente, aumenterebbe la sua autostima e favorirebbe anche un miglioramento nell’ambito scolastico.

Vi chiedete se dovreste farvi aiutare, suppongo, da uno psicologo che conosca il mondo delle adozioni. Mi sembra di potervi dire: “Sì,  se sentite  che la sofferenza e la confusione che provate si fanno troppo pesanti da reggere a lungo. Poi magari anche Ivan potrà chiedere o accettare di essere aiutato  da qualcuno in grado di ascoltare senza spaventarsi e giudicare anche  le cose (ricordi, vicende, fantasie, incubi…)  che non si sente ancora in grado di confidare a voi.

Se  poi, non lontano dal luogo dove vivete, c’è un gruppo di genitori adottivi che si incontra con periodicità compatibile con le  esigenze comuni, potreste parteciparvi, per condividere le fatiche inevitabili di aiutare i figli a crescere; meglio se a moderarlo c’è uno psicoterapeuta che conosce la realtà adottiva.

Augusto Bonato

psicologo, psicoterapeuta, già giudice onorario al Tribunale dei Minori di Milano

 

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ITALIAADOZIONI
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