La Corte Costituzionale: conoscere le proprie origini

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Gavel (CC BY 2.0) by KOMUnews

Talvolta le madri decidono di privarsi del proprio figlio al momento del parto. Maturano questa decisione per ragioni difficili e per lo più, chiedono di rimanere anonime. Negli ultimi tempi si è parlato molto del diritto della madre che non ha riconosciuto il figlio a rimanere anonima, contrapposto al diritto del figlio di conoscere le proprie origini.

In realtà questi sono e restano due facce della medesima medaglia. Mi sono molto interrogata sul punto e molti mi hanno chiesto una riflessione. Ho sempre considerato che il diritto della madre all’anonimato dovesse essere tutelato innanzitutto, in quanto in questo modo si sarebbe potuto tutelare il nascituro. E che, per contro, e a rigore il diritto del figlio non poteva superare quello della madre rimasta anonima perché attraverso tale anonimato il figlio era vissuto.
Oggi si è fatto un passo avanti verso la possibilità di accedere alle proprie origini anche in caso di anonimato della madre, un passo che condivido perché fatto nel senso giusto.
La sentenza n. 278/2013 della Corte Costituzionale ribadisce che la norma che impedisce la ricostruzione delle origini del figlio dato in adozione da madre che non vuole essere nominata ha lo scopo di “salvaguardare madre e neonato da qualsiasi turbamento” e che, dunque può rappresentare un effettivo deterrente alla scelta estrema di un’interruzione della gravidanza.
La Corte costituzionale afferma che la legge 184 del 1983 sulle adozioni, su questo punto, è “censurabile per la sua eccessiva rigidità”.
La decisione della Corte è stata sollecitata dal Tribunale per i minorenni di Catanzaro per il caso di una donna nata nel 1963 e data in adozione nel 1969 e che è cresciuta pensando che i genitori che l’avevano adottata fossero anche quelli naturali. La Corte costituzionale ammette la possibilità che il tribunale per i minorenni competente possa interpellare in via riservata la madre biologica che potrebbe avere cambiato idea circa l’anonimato. La decisione della Corte costituzionale ha disposto la parziale illegittimità della norma della legge sull’adozione che stabiliva l’anonimato assoluto della madre naturale che aveva partorito dichiarando di non voler essere nominata.
La decisione è stata in grado di porre in equilibrio i due fattori determinanti, ovvero,  il diritto alla conoscenza delle proprie origini biologiche e dell’altro la riservatezza di chi sceglie di portare a termine una gravidanza non desiderata.
La possibilità di interpellare la madre biologica per rendere nota la sua identità, senza obbligo alcuno permette il bilanciamento di due interessi, quello all’anonimato della madre partoriente, che si lega alla necessità di preservare la vita del nascituro, e quello di conoscere la propria origine da parte del figlio dato in adozione.
La Corte precisa che il diritto della madre che non riconosca il figlio a mantenere l’anonimato resta ma “anche il diritto del figlio a conoscere le proprie origini – e ad accedere alla propria storia parentale – costituisce un elemento significativo nel sistema costituzionale di tutela della persona, come pure riconosciuto in varie pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo. E il relativo bisogno di conoscenza rappresenta uno di quegli aspetti della personalità che possono condizionare l’intimo atteggiamento e la stessa vita di relazione di una persona in quanto tale”.

La irreversibilità del segreto, che rappresenta la ratio della norma impugnata, risulta in contrasto con gli articoli 2 e 3 Costituzione e “deve conseguentemente essere rimossa”. La Corte, pertanto, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 28, comma 7, della legge 184/1983 perché non prevede, mediante un procedimento improntato a massima riservatezza, la possibilità per il giudice di interpellare, su richiesta del figlio, la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata per verificare un’eventuale revoca di tale dichiarazione.

Testo integrale della sentenza

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A proposito dell'autore

Monica Ravasi
mamma adottiva e avvocato