Interazione e attaccamento tra figli e genitori adottivi

Print Friendly

Se nella tua tesi di laurea hai trattato o intendi trattare argomenti quali adozione o affido, manda l’abstract a redazione@italiaadozioni.it. Saremo ben lieti di valorizzare la tua ricerca. e di diffonderla tra operatori e famiglie che hanno a cuore questi temi. 

.

Scegliere l’adozione per la Tesi di Laurea 

Dopo aver concluso il mio percorso universitario, ho scelto di affrontare il tema dell’adozione come argomento per la mia tesi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, prima di tutto perché mi riguarda in prima persona in quanto figlia adottiva poi perché mi interessava approfondire le dinamiche coinvolte in questo fenomeno. Inoltre, in quel periodo ero particolarmente attratta da tutto ciò che ruotava intorno all’adozione internazionale e seguivo le famiglie di un Ente autorizzato, nel percorso pre e post adottivo, dando supporto e testimonianza in quanto figlia adottiva.

Quando ho iniziato la ricerca sperimentale non pensavo assolutamente che mi avrebbe arricchito quanto effettivamente è stato: grazie all’incontro con tutte le famiglie, ho riflettuto su alcune tematiche sulle quali non mi ero precedentemente mai soffermata. È stato un vero e proprio processo maturativo, un viaggio all’interno di me stessa che mi ha permesso di crescere e di ritornare a visitare, dopo ben 23 anni, il luogo in cui sono nata: Salvador Bahia. Grazie a questa ricerca, finalmente il puzzle della mia vita è stato completato: il piccolo pezzo che mancava, visitando il Brasile, è stato aggiunto, e ora mi sento davvero una persona completa, tutto questo grazie e soprattutto alla mia famiglia.

“Coloro che presteranno attento orecchio e non superficiale sguardo, comprenderanno come il dolore possa trasformarsi in meraviglia”. (Cyrulnik, 1999, p.180)

Qualità dell’attaccamento tra genitori e figli nell’adozione: presupposti della ricerca

  • Oggetto: lo studio sperimentale si concentra sulla verifica delle modalità di interazione e la qualità dell’attaccamento tra genitori e figli, allo scopo di capire se l’età al momento dell’adozione incide positivamente sulla costruzione del successivo legame di attaccamento.
  • Famiglie coinvolte: ho conosciuto 34 famiglie adottive e 40 bambini, tutti adottati tramite adozione internazionale.
  • Ipotesi iniziale: alcune caratteristiche del bambino, quali l’età al momento dell’adozione e la permanenza in istituto, possano rappresentare fattori problematici per le conseguenze sul funzionamento della personalità del bambino e sui comportamenti messi in atto nei confronti dei genitori adottivi.

Risultati dello studio

Dalla ricerca che ho svolto, è emerso che l’adozione deve essere una scelta maturata e consapevole e non un modo per sopperire all’infertilità, come più volte sottolineato dalla letteratura. Ci deve essere un’autentica disponibilità da parte dei genitori adottivi di voler comprendere le reali esigenze del bambino e di dare una nuova forma alle aspettative che si erano previste per lui.

Non esiste un’età più facile/difficile, ma conta ciò che i genitori trasmettono sulle origini.

Inoltre, è emerso che non esistono età in cui l’adozione risulti più facile o più difficile, perché a nessuna età è facile inserirsi in un nucleo nuovo. Le difficoltà, in questo senso, sono più evidenti nel bambino che ha già familiarizzato con l’ambiente e ha acquisito modelli comportamentali tipici di questo ambiente, e che quindi può avere problemi a cambiare lo stile di vita, sentendo di perdere qualcosa che faceva parte di lui, per quanto questo sia disponibile e accogliente. Ma anche i bambini adottati nei primissimi anni di vita hanno delle difficoltà: percepiscono ugualmente l’abbandono e non hanno vissuto “l’ammaternamento”. Questa mancanza comporta l’assenza di un contenimento e di un’organizzazione mentale, che possa favorire lo sviluppo della personalità.

Fondamentale è perciò cosa trasmettono i genitori al bambino in rapporto alle sue origini. Durante il mio percorso, ho incontrato genitori che hanno difficoltà ad accettare gli aspetti meno gratificanti della realtà del bambino e che desiderano tagliare fuori il passato, come se questo non fosse mai esistito. La negazione del passato, però, significa non accettare completamente il bambino per quello che è veramente, in quanto la sua storia, seppur dolorosa, fa parte di lui. La coppia necessita perciò di un’adeguata preparazione all’adozione per individuare gli strumenti adatti a rielaborare le proprie aspettative, i propri bisogni, per imparare a guardare l’adozione dagli occhi del figlio e comprendere le sue reali esigenze.

Proposte: spazi di ascolto per le famiglie adottive e percorsi di crescita per professionisti

Quindi ritengo fondamentale creare uno spazio di ascolto per queste famiglie, che troppo spesso, si sentono lasciate sole una volta arrivato il bambino.

Bisognerebbe perciò pensare a nuovi percorsi di crescita professionale sia per coloro che lavorano nelle equipè di adozioni, ma anche per coloro che lavorano quotidianamente con questi bambini, ad esempio gli insegnanti. Anch’essi devono imparare ad accettare, conoscere e accogliere il bambino rispettando la sua storia e il suo passato.

Su questo fronte c’è ancora molto da fare, progetti da creare e realizzare, ma l’adozione è un fenomeno in continua evoluzione e credo che grazie all’interesse delle discipline umanistiche e giuridiche presto si apriranno nuovi orizzonti e nuove strade.

 

Sara Anceschi

Dottoressa in Scienze della Formazione Primaria, figlia adottiva.

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione