I papà e la sfida dell’adozione

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Papà e figli di altra etnia

Senza un padre può succedere di perdere la strada. A maggior ragione questo vale per i nostri figli che, molto spesso, non vengono accolti dal proprio papà di nascita e si sentono perduti da subito. C’è una difficoltà in più nell’affidarsi ad uno sconosciuto che, come quell’uomo che li ha generati, potrebbe tradirli di nuovo. La sfida dell’adozione è quella di essere padri da subito, figure che accompagneranno per sempre questi nuovi figli.

Papà adottivi e papà biologici

Gestione dei figli, condivisione dei compiti con la propria compagna, più presenza in famiglia e spendibilità del proprio tempo libero. Questa è la visione che mi ero costruita all’inizio partecipando a convegni, frequentando famiglie adottive e leggendo testimonianze su libri e social.

Nel tempo questa figura “eroica” di papà adottivo ha rivelato punti di forza e di debolezza com’è normale che sia, visto che anche “i papà ado” sono prima di tutto persone.

Limiti e potenzialità dei papà ado

I papà ado, come le mamme ado, sono più maturi anagraficamente, quando diventano genitori. Lo dicono le statistiche fornite dalla CAI-Commissione Adozioni Internazionali. Non sempre la maturità anagrafica va al passo con la conoscenza dei propri limiti. Mi è capitato di conoscere una coppia “attempata” che cercava l’abbinamento con un bambino piccolo. Il sacerdote a cui si erano rivolti, ha risposto con un esaustivo: “Fatevelo!”. A mio avviso essere genitori maturi aiuta, invece, la relazione con i figli grandi, quegli intrepidi adolescenti che non sanno neppure loro che cosa cercano e vogliono in questa fase di passaggio della vita. L’equilibrio di un solido cinquantenne fornisce chiavi d’interpretazione più elastiche ad una realtà complessa, evitando di ergere muri invalicabili tra padre e figlio. In verità, mi sembra meno gratificante spendere la propria maturità (e il poco fiato rimasto) per correre dietro ad un bambino che muove i primi passi, con il rischio di precludergli, tra l’altro, un’attività ludica esaltante.

Anche per quanto riguarda la maggiore condivisione del peso con le proprie mogli, a volte esiste, a volte no. Ho visto padri portare sulle spalle macigni, altri che preferivano sparire per ore pur di non affrontare il teso clima familiare. Che dire poi della scusa del lavoro? Tra il serio e il faceto, l’ha ammesso anche un mio conoscente: “Quella trasferta è stata una vera boccata d’ossigeno”.

Il rapporto di coppia

Ed eccoci allo stereotipo del papà “da tempo libero”, quello che scarica sulla compagna il peso della settimana, per entrare trionfante nel week-end ed atteggiarsi da disponibile ed accomodante con i figli che non vede mai. Un modo per non rompere difficili equilibri potrebbe essere quello d’informarsi, prima, su quanto accaduto nei giorni precedenti in modo da non annullare, con una sola parola, il processo educativo che la consorte sta portando avanti da sola e con fatica. Già, perché le parole dei papà, quando fanno comodo, pesano. Nell’adolescenza ancora di più.

Non mancano, tuttavia, i casi delle mamme invadenti. Può succedere che, dopo anni di attesa di un tanto desiderato bambino, monopolizzino i figli come se fossero degli oggetti di loro proprietà, allontanando il partner dallo svolgere il suo ruolo equilibratore. Gli studiosi concordano nel ritenere che, molto spesso, una mamma ingombrante è una donna insoddisfatta. Ed è sul rapporto di coppia che bisogna indagare e intervenire, ancor prima che cercare le cause di alcuni comportamenti del figlio che rappresentano solo la spia di un malessere familiare più ampio.

Aggiungiamo che le madri hanno la loro bella responsabilità nella costruzione di un’immagine positiva del padre da trasmettere ai figli, in modo che questi lo rispettino e lo ascoltino nei momenti topici della crescita. A questo proposito mi ha colpito una lettura in cui si affermava che, se nel compito educativo la moglie supporta il marito e viceversa, la qualità del ruolo di mamma e papà migliora da entrambe le parti. Certo è che, se il padre partecipa all’educazione emozionale e socio-affettiva dei figli, il risultato è incredibile.

Ma che dicono i padri?

Esistono anche per loro sacche di solitudine e difficoltà nel dare risposte ad una famiglia circondata da una società in veloce cambiamento, dove i modelli di ieri sono obsoleti e inefficaci? Mi sentirei di dire che in questo particolare momento storico, un padre dovrebbe trovare il suo filo conduttore rispondendo a tre domande:

1.Chi è l’adulto nella relazione con il figlio?

2.Collaboro, sono lasciato collaborare, nella crescita di mio figlio?

3.Che valori trasmetto? (Tra questi l’onestà e la fiducia nel futuro dovrebbero essere al primo posto).

I papà sono poco rappresentati nei gruppi di discussione

Con tale riflessione ho voluto essere un po’ provocatoria sul “buonismo” che impera nei gruppi di discussione sulla genitorialità adottiva. Qui possiamo trovare papà impegnati nel mondo dell’adozione, che mi sento di supportare, considerato ancora il numero ridotto di rappresentanza maschile. E’ risaputo che le mamme sono più disponibili ad aprirsi. Per i papà sarà la prossima tappa dell’evoluzione. Li aspettiamo anche su questo sito per aggiungere altri punti di vista.

Che cosa significa essere adulti e papà oggi

Concludo dicendo che, al di là degli aggettivi bio/ado, siamo solo padri e madri in cammino per svolgere al meglio la nostra missione di adulti. Il nostro compito è quello di lasciare un’eredità. Una sorta di processo di restituzione tra generazioni, anche se diventa difficile dato che oggi la credibilità degli adulti in tanti settori risulta fortemente diminuita, così come l’importanza della trasmissione della memoria.

Dalla nostra eredità i nostri figli potranno riprendere il discorso per fare meglio e più di noi. Fare meglio come esseri umani, intendo, non come persone di mero successo secondo i canoni dell’ingordigia e competizione, che tutti i giorni cercano di farci assorbire come modelli insostituibili.

Il padre è la guida per eccellenza per raggiungere questi valori. Il padre ha il compito di consegnare i figli all’avventura della vita. La paura di sbagliare è il grande deterrente che allontana i papà dal compiere la loro importante missione. Nel caso di un papà adottivo la sfida è ancora più grande, perché si pone da modello contrapposto ad un padre sconosciuto o negativo nelle dinamiche familiari.

Essere padre significa saper interpretare i silenzi, ascoltare le cose non dette, a volte rendersi conto di essere superati e impotenti. Ma mai latitanti.

Cari papà, il vostro impegno non sarà vano, anche se sbagliate e incespicate, e un giorno vostro figlio potrebbe ringraziarvi così:

Mio papà, uomo di poche parole e tanti fatti, la persona che mi ha trasmesso stabilità e serenità, profondità e mitezza, equilibrio e responsabilità e quel senso della libertà e ricerca del bello che mi spinge ad amare la vita” – Claudio, blogger.

Roberta Cellore

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Leggi altri articoli sulla paternità adottiva:

Mariangela Corrias, psicologa: Importanza dei papà nella famiglia adottiva

Augusto Bonato, giudice: Non riesco a sentirlo come mio figlio

Caterina Amariti, pedagogista e mediatrice: La depressione post adozione dei papà

 

A proposito dell'autore

Roberta Cellore
Mamma adottiva, analista bancario, gestisco il blog ilpostadozione.org.