I neonati e l’adozione

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One last check, ph Brett Neilson, (c.c. Flickr)

Gli ultimi dati disponibili ci dicono che le dichiarazioni di adottabilità di minori con genitori ignoti, cioè per lo più neonati non riconosciuti alla nascita, sono state 243 sia nel 2018 che nel 2017, 251 nel 2016 e 257 nel 2015 (fonte Centro Studi Nisida). 

I primi momenti di mia figlia

Il passo è quello incerto dettato dall’impazienza e dall’ansia. L’odore è quello di disinfettante dei reparti ospedalieri. I colori tenui alle pareti. Qualche vagito in sottofondo. Nel corridoio  passeggiano neo mamme in camicia da notte, chi con la pancia, chi senza. Io sono quella senza. E sono vestita: perché io sono una mamma adottiva che sta per incontrare per la prima volta la sua bimba. E poi i momenti volano: l’attesa in una stanzetta, la porta che si apre, un lettino che entra e poi… e poi, eccola: mia figlia!

Insieme a lei ci sono alcune infermiere e una dottoressa. Si sono prese cura di lei appena nata. Perché io, la sua mamma adottiva, non ero presente nei suoi primi momenti di vita. C’erano loro. L’hanno vestita, sfamata, cullata, cambiata, le hanno dato il ciuccio quando cadeva. Hanno placato il suo pianto nell’attesa che arrivassi io.

Così dalla porta è entrato un lettino con tanti angeli custodi dietro, pronti ad insegnare ad una donna a diventare mamma in pochi attimi. E, perché no, per assicurarsi che la bimba di cui si sono presi cura, vada in buone mani. E questo aspetto mi incuriosisce.

Intervista ad una neonatologa

Non ho mai più incontrato quella dottoressa. Ma oggi ho davanti a me Olga, neonatologa e ricercatrice dell’ospedale svedese di Lund, già dell’ospedale Gaslini di Genova. Se devo immaginare la dottoressa con la mia bimba appena nata, vorrei che avesse avuto la stessa dolcezza e la stessa professionalità di Olga e, perché no, il suo sorriso. Doti fondamentali con i neonati in generale, con i prematuri e con i bimbi lasciati in ospedale però ci vuole qualcosa in più.

Olga, avrei mille domande sul tuo lavoro, ma per prima cosa parlami del tuo reparto pieno di cuccioli d’uomo. Cosa provi ogni volta che prendi in braccio un nuovo essere che si affaccia alla vita?

Ti ringrazio molto per le tue parole generose. La mia risposta spontanea alla tua domanda è:  provo il mistero della vita! Indipendentemente se prematuro oppure a termine, se è in buona salute oppure in condizioni critiche. Rimane sempre il dono più grande che possiamo ricevere, anche se talvolta, purtroppo, ci vengono regalati solamente pochi minuti per conoscere, per dare il benvenuto e per salutare.

So che giornalmente ti occupi dei prematuri, ma ti è capitato di vedere nascere bimbi che sapevi sarebbero stati non riconosciuti e lasciati in ospedale? Cosa pensi in quei momenti?

Sai, magari la mia risposta sembra strana, ma io ringrazio mentalmente la donna per la vita che dà al bambino. La ringrazio profondamente per la sua apertura alla vita, per aver accettato di portare avanti la gravidanza e tutto ciò che comporta: la nausea, il gonfiore al seno, la distensione dell’addome, gli sbalzi d’umore, etc. La ringrazio per essere stata forte e coraggiosa. Sembrerebbe che al giorno d’oggi l’interruzione della gravidanza venga accettata più facilmente che la decisione di dare la vita scegliendo poi l’adozione.

Rare volte, credo 2-3, mi è capitato di provare sentimenti negativi forti: ad esempio ricordo una coppia di genitori che decisero di lasciare il loro figlio, concepito con la fecondazione assistita, in ospedale perché avrebbe avuto un grave handicap neurologico. Mi faceva venire i brividi sentire un ragionamento molto freddo e distaccato: il bambino non perfetto era scomodo, avrebbe complicato la loro vita. E poi una collega anziana mi  disse una cosa che mi ha colpita profondamente: anche questi genitori hanno bisogno di essere abbracciati, sostenuti e perdonati per la loro fragilità. Mi aveva colpito molto sentire una risposta cosi, anche perché la mia collega non è credente. Mi aveva colpita la sua capacità di amare e di perdonare, di abbracciare anche questi genitori. Mi ha aiutato a capire i miei limiti.

Poi arrivano i genitori adottivi e il cuore si riempie di calore del loro amore e della loro felicità. Claudia, come sai, ho la fortuna di conoscere diversi genitori adottivi. Ho incontrato persone straordinarie, che con il loro abbraccio stracolmo di amore aiutano ad avviare il cammino sereno per il neonato.

Da quando sei diventata mamma è cambiato il tuo lavoro?

Si, direi di si. Si cresce con i figli, perché si riesce a vedere il mondo da angolazioni diverse, si riesce a godere ogni gioia a pieni polmoni e si percepisce il dolore che si prova con la perdita di un figlio. Tutto questo mi aiuta ad accogliere e a capire meglio i genitori dei neonati che incontro tutti i giorni, mi aiuta ad essere aperta nella comunicazione con loro, a condividere la loro gioia, le loro preoccupazioni e la loro sofferenza.

La condivisione è fondamentale. Sono molto fortunata, perché tutti i giorni sono testimone di amore: tra genitori e figli, tra due genitori, tra i membri della famiglia, etc. La vita è veramente un dono, il più prezioso che possiamo avere.

Parliamo del prima. Si è mai presentata una donna incinta che non voleva tenere il bambino? Devono essere momenti terribili. Se ci fosse una persona in queste condizioni che legge il nostro dialogo, cosa vorresti dire?

Cara Claudia, concordo con te: sono momenti terribili.  Non saprei quanti e quali pensieri passino per la testa – paura, sconforto, solitudine, abbandono per se stessa e per il futuro nascituro, etc. – indipendentemente dalla situazione che porta a lasciare il proprio figlio. Credo però profondamente che la vita è sacra. Se qualche donna si trovasse in questa situazione le direi di rivolgersi ai consultori, ai servizi sociali, ai servizi ospedalieri, al parroco, alla Caritas, al medico, etc. ovunque possa trovare aiuto e sostegno. Le direi di non stare da sola, di non decidere da sola e di non agire da sola per affrontare con consapevolezza la propria situazione sia che decida di tenere il bambino sia che decida di non riconoscerlo, partorendo quindi in anonimato. La legge italiana (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) garantisce infatti il diritto per tutte le donne, comprese le extracomunitarie e le donne in condizioni di clandestinità, di partorire in anonimato gratuitamente ricevendo la necessaria assistenza sanitaria per loro stesse e per il bambino.

Se decidesse poi per l’adozione deve sapere che esistono già dei genitori adottivi che ameranno totalmente il suo bambino, genitori  che sono in attesa da tempo con le loro speranze e con le loro paure. Ed è bellissimo per me, che ne sono testimone, il momento dell’incontro, in cui mani grandi prendono mani piccole con una tenerezza immensa, in cui si sorride e si piange dalla gioia, perché si sono ritrovati e riuniti: è ora di andare a casa con la pace e con la serenità.

Io sono mamma adottiva e darei tutto l’oro del mondo per aver potuto essere presente nei primi momenti di vita della mia bimba, esserle accanto, consolarla, averla potuta proteggere col mio calore e vorrei altrettanto che chi ha portato la mia bimba in grembo, sia stata supportata nei mesi prima del parto e che, una volta nata, non fosse sola, ma al suo fianco ci  fossero persone come te, Olga.

Guardo sorridere la mia bimba. La vita di ogni bambino è un miracolo.

“Angelo, prenditi cura di lei

Lei non sa vedere al di là di quello che dà” (Angelo – Francesco Renga)

Claudia Torello intervista Olga Romantsik,

di origine estone, ha vissuto in Italia dove è diventata mamma biologica due volte. È medico neonatologo e ha lavorato all’Ospedale Giannina Gaslini di Genova. Oggi vive in Svezia e divide il suo tempo lavorativo tra la ricerca e la corsia presso il “Neonatal Intensive Care Unit  Dept. Pediatrics” all’Ospedale Pediatrico di  Lund.

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ITALIAADOZIONI
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