I fallimenti adottivi

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The Panda And the Bear - 12, ph Andrew Baldacchino, (c.c. Flickr)

La stragrande maggioranza delle adozioni e degli affidi funziona. Questo è stato il messaggio principale del Professor Palacios. Si deve assolutamente riflettere su cosa invece non funziona nei fallimenti, ragionando su tutti gli attori e gli aspetti implicati nel percorso adottivo, in particolar modo la formazione delle coppie e il sostegno post adozione.

Il professor Jesùs Palacios*,  ha presentato la sua ricerca nell’ambito del Seminario Internazionale  “I fallimenti nell’adozione: risultati di ricerca e indicazioni per la prevenzione” organizzato dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano nel mese di maggio. Si tratta di uno studio sui “Fallimenti Adottivi” finanziato dal Governo Regionale dell’Andalusia che ha tre obiettivi:

1) valutare l’ incidenza del fenomeno nel decennio 2003-2012

2) valutare i fattori associati al fallimento adottivo

3) ipotizzare come migliorare gli interventi professionali per ridurre i fallimenti adottivi

A chi interessano i risultati? Alle famiglie, ai professionisti e agli enti. Progetti simili sono stati condotti in altri paesi (UK, Galles, Italia, Svezia, USA).

Quando i bambini adottati con adozione internazionale diventano adolescenti cresce l’interesse per temi relativi all’identità e alla ricerca dell’origine, crescono i conflitti all’interno della famiglia adottiva. Il fallimento adottivo è la massima espressione dei conflitti e delle difficoltà del nucleo familiare.

La premessa importante è che la maggior parte dei collocamenti “fuori famiglia” (adozione o affido) ha una buona riuscita.

Troppo spesso la psicologia dell’adozione assomiglia maggiormente alla psicopatologia dell’adozione. In alcuni casi è vero che si hanno serie difficoltà, ma solo una minoranza delle adozioni termina con il fallimento e l’allontanamento del minore.

A proposito dell’incidenza del fallimento adottivo, la letteratura internazionale a questo proposito è contraddittoria. I dati di incidenza disponibili variano da 1% a 20%! La differenza dei risultati probabilmente nasce anche dalla necessità di definire l’espressione “fallimento adottivo”. E’ evidente che il fallimento adottivo si ha quando il bambino torna nella tutela dei minori. Ma esistono altri tipi di fallimento.

In questa ricerca sono stati considerati sia i casi ufficiali di fallimento dopo l’adozione nazionale e internazionale sia i casi ad alto rischio, segnalati dai servizi postadozione.

I casi ad alto rischio sono di 2 tipi:

- quando il bambino non vive più con i genitori adottivi senza un fallimento ufficiale

- quando la famiglia segue una psicoterapia da almeno un anno e la prognosi è del tutto negativa

La raccolta dei dati si è presentata problematica. Infatti non esiste un registro ufficiale dei casi di fallimento. I dati provengono dai documenti dei tribunali e dalle memorie dei professionisti. Ci sono solo questi due modi di raccogliere i dati. Inevitabilmente ciò implica una sottostima del fenomeno e diversi bias di ricerca. Infatti l’accesso alle informazioni tramite cartelle deve tener conto che le quest’ultime rappresentano il punto di vista dei professionisti. Dalle cartelle della tutela dei minori sono state raccolte informazioni sui bambini, sui genitori biologici, sui genitori adottivi, sulle dinamiche familiari e sull’intervento dei professionisti.

Mancano molte informazioni, ad esempio su cosa succede al minore dopo il fallimento.

Conosciuto il numero dei fallimenti ci sono molte possibilità di calcolare l’ incidenza.

Secondo la ricerca condotta in Spagna, su tutti casi i casi di adozione del decennio 2003-2012, cioè 7006, si sono registrati solo 93 casi con esito negativo. Quindi in questo studio l’incidenza del fallimento adottivo è del 1.32%, più bassa rispetto a quella di altri studi.

I risultati della ricerca sui casi di fallimento adottivo vengono di seguito riportati in percentuale.

Si è cercato di far luce sulle caratteristiche dei bambini che sono andati incontro al fallimento, per vedere se esistono fattori predittivi dello stesso. Per quanto concerne i genitori biologici, hanno tutti caratteristiche molto simili: povertà, instabilità familiare, problemi di salute legate allo stile di vita, dipendenza da sostanze, problemi di salute mentale, difficoltà di attaccamento, ridotta capacità di accudimento, abuso e negligenza, più di un figlio in tutela, cronicità, scarsa cooperazione per il recupero.

Non risulta una significativa differenza di genere dei minori, mentre per quello che riguarda l’età il rischio di fallimento aumenta in modo lineare con l’aumento dell’età solo tra i due e i sei anni. Infatti l’ 83% di adozioni di bambini con età superiore ai 6 anni in adozione nazionale non falliscono e il 95% di adozioni di bambini con età superiore ai 6 anni in adozione internazionale non falliscono.

Nel 40% dei casi di fallimento il bambino era stato adottato insieme ad un fratello. La maggior parte, 67%, erano adottati insieme ad un fratello, altri con due fratelli, il 30%, e il 3% con più fratelli. Nel 57% il fallimento adottivo coinvolgeva tutti i fratelli e se invece coinvolgeva solo un fratello, nel 70% era il fratello maggiore e nel 18% il minore.

Per quanto riguarda l’età, il momento critico è l’adolescenza: nell’affidamento preadottivo e nell’adozione internazionale a circa 12 anni (dopo circa 4 anni con la famiglia adottiva), nell’adozione nazionale è a circa 14 anni (dopo circa 8 anni con la famiglia adottiva).

Per quanto concerne i dati relativi alle famiglie affidatarie, il 94% erano coppie eterosessuali, il 9% delle coppie si è separato mentre il bambino era in famiglia, nel 45% dei casi le coppie avevano altri figli, mentre nella popolazione generale delle famiglie adottive, il 18% ha altri figli.

Sono state anche prese in considerazione le motivazioni che hanno spinto i genitori all’adozione: nel 67% risultava un bisogno degli adulti, solo nel 6% un bisogno dei bambini, nel 13% un bisogno di entrambi, nel 14% non si sa.

Nei fallimenti è significativa la motivazione.

Nella ricerca sono stati studiati anche gli sforzi dei genitori: solo ¼ aveva fatto sforzi adeguati per migliorare la situazione.

Tra i problemi emersi nell’adozione, quelli che riguardano i futuri fallimenti sono stati problemi di attaccamento (60%), problemi comportamentali (80%), violenza nella famiglia (63%).

Nel primo caso si rilevano maggiori difficoltà quando è la madre ad avere problemi di attaccamento non quando è il padre.

Inoltre in un numero significativo di casi le difficoltà non emergono subito, nel 27% dei fallimenti i problemi si manifestano per la prima volta nell’adolescenza.

Per quanto concerne i problemi scolastici, vi sono problemi abbastanza gravi nel 24% dei casi e nel 50% dei casi più problemi del solito, ma non troppo seri.

Dopo il fallimento adottivo, la decisione del collocamento al di fuori della famiglia è presa dai genitori adottivi nel 72% dei casi, dai figli adottivi nel 9%, da entrambi nel 9% e dai professionisti nel 10% dei casi.

L’incontro è terminato con una serie di interventi, dai quali è emerso che in Italia l’età media delle adozioni internazionali è ormai di 6 anni, che l’adozione può far emergere problemi nella coppia di genitori e con le famiglie di origine e che le criticità sottolineate dallo studio spagnolo sono presenti in maniera più diffusa, dato anche lo scarsissimo supporto post adozione.

Cinzia Martini, mamma biologica e adottiva, medico

 

* Professore di Psicologia dell’educazione e dello sviluppo, Università di Siviglia (Spagna)

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