I bambini “special needs”

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Bambini con bisogni speciali nell'adozione

Alla fine dell’estate del 2009 il Permanent Bureau della conferenza dell’Aja ha pubblicato la “Guida alle buone prassi” e ha dedicato un intero capitolo ai bambini “special needs”. In particolare, sollecitato dall’aumento di bambini che arrivano all’adozione internazionale in situazioni di particolari necessità, sono state elaborate delle Linee Guida che  suggeriscono percorsi operativi pensati per facilitare l’adozione dei minori “special needs” e sono stati invitati gli Stati a non alimentare speranze irrealistiche di bambini “sani e molto piccoli”. (Art revisionato 03.07.2019)

Le quattro categorie dei bambini con bisogni speciali

I minori che fanno parte delle liste speciali (special needs) vengono classificati secondo quattro categorie:
1) Minori che hanno subito gravi traumi o che presentano problemi di comportamento (bambini che hanno subito gravi maltrattamenti o abusi, bambini iperattivi o con disturbi della condotta più gravi).
2) Minori con incapacità fisiche e mentali di vario genere.
3) Minori con età superiori ai sette anni.
4) Fratrie.

La composizione delle liste speciali è variegata e comprende disturbi che possono guarire con una semplice operazione chirurgica, ma anche problemi più rilevanti come un’amputazione o la sindrome di Down. Alcune delle problematiche presenti nelle liste speciali si possono risolvere nel giro di qualche anno con cure mediche o psicologiche adeguate: pensiamo alla labioschisi (labbro leporino) che si sistema con una operazione o ad alcune forme di iperattività, che possono scomparire con un sostegno psicologico specifico. Ci sono invece situazioni di disagio o di malattie permanenti che non sono suscettibili di cambiamento attraverso cure specifiche e adeguate: è inevitabile dunque che le coppie, di fronte alla eventuale decisione di accogliere bambini con bisogni speciali, possano trovarsi confuse e disorientate.

La scoperta delle problematiche strada facendo

C’è anche la possibilità, purtroppo tutt’altro che infrequente, che bambini non facenti parte delle liste speciali, rivelino, una volta adottati, a causa di diagnosi insufficienti o incomplete effettuate nei Paesi di provenienza, problematiche che possono venire rintracciate nelle liste “special needs”. Le schede che arrivano dai Paesi spesso sono infatti insufficienti e scarne di informazioni mediche e psicologiche e mancanti di eventuali diagnosi o della rilevazione di sindromi o problematiche specifiche.

Informazioni dall’ente per capire le problematiche

La probabile “velocità” con cui si risolve l’adozione dei bambini che appartengono a queste liste, d’altro canto, può essere per la coppia, provata da lunghi anni di attesa, un elemento che può spingerla ad accettare in modo frettoloso la proposta di un abbinamento di minori con tali caratteristiche.

Le coppie vanno aiutate anche a correggere una serie di pensieri illusori che possono portare a una scelta non sufficientemente elaborata e consapevole.
Solo per citarne alcuni: “con l’amore e la pazienza tutto si risolve”, non è vero, a volte non è affatto così; “tutti i bambini adottati, in fondo, sono bambini con bisogni speciali”: è vero, ma non tutti i bisogni sono della stessa entità.

Se non preparata a comprendere la specificità delle problematiche dei bambini e l’impatto che esse possono avere, anche in una prospettiva futura, sulla loro vita familiare e personale, la scelta può essere provocata dalla stanchezza, dalla lunga attesa o da motivazioni che non prendono in considerazione le reali risorse della coppia.

Il percorso pre-adottivo dovrebbe essere in grado di fornire le informazioni indispensabili per conoscere in modo adeguato e corretto le caratteristiche sanitarie e psicologiche dei bambini,  accompagnare le coppie ad approfondire le loro motivazioni e far emergere le risorse che permetteranno di gestire nel modo migliore i bambini che accoglieranno.

L’accompagnamento della coppia che adotta un bambino con bisogni speciali

Ciò comporta la necessità di una revisione delle prassi operative degli Enti e delle Istituzioni preposte all’adozione, che devono formarsi adeguatamente per essere in grado di valutare, preparare e accompagnare la coppia che accoglierà i minori.

Per affrontare adeguatamente la questione si rende necessaria a nostro parere la costruzione di un percorso che sia legato a:

  1. un’adeguata preparazione delle coppie, che vanno aiutate a comprenderne le problematiche, i possibili interventi e le possibilità di miglioramento o di risoluzione;
  2. una corretta informazione che aiuti le coppie a conoscere il “rischio sanitario” collegato ai Paesi di provenienza dei bambini, perché possano accogliere i loro figli futuri con maggiore consapevolezza;
  3. l’accompagnamento successivo all’adozione della famiglia, che rischia ad un certo punto del percorso, di trovarsi sola di fronte alla delicata situazione che dovrà sostenere;
  4. la formazione di operatori che dovranno accompagnare la famiglia durante il percorso di vita, (pensiamo, solo per fare un esempio, agli educatori, agli insegnanti, ai pediatri), in maniera tale che possa costituirsi una cultura dell’adozione che permetta alla famiglia di essere supportata e accompagnata in maniera corretta dalle strutture e dall’ambiente che la circonda.

I casi di bambini special needs sono migliaia in tutti i Paesi ed anche per mancanza di interessamento a livello della propria adozione nazionale, sono i primi destinatari dell’adozione internazionale.

Mariangela Corrias

A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/