Che cos’è l’adozione

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Permanenza e burocrazia

Le procedure variano molto da paese a paese, ci sono paesi come il Brasile dove si deve soggiornare per quasi due mesi, ci sono paesi come la Russia dove si conosce il figlio in un primo viaggio e dove poi si deve tornare per altre due volte prima di poterlo portare a casa. Ci sono paesi come la Cambogia dove il bambino ci viene ‘messo in braccio’ e quindi affidato il giorno dopo al nostro arrivo e ci sono paesi (est Europa) in cui si deve frequentare l’istituto per un po’ di giorni prima di accoglierlo con noi. Ci sono paesi come Sri Lanka e Nepal dove c’è una cerimonia ufficiale in cui sono presenti sia i genitori originari che quelli adottivi come in una sorta di passaggio di consegne.

La cerimonia, la sentenza o anche solo la firma dei documenti davanti a un funzionario c’è sempre, ma con caratteristiche molto diverse da paese a paese. Molto spesso si entra in uno stanzone di un fabbricato più o meno fatiscente dove si firma su scrivanie di scarsa qualità davanti a persone di aspetto molto dimesso. A volte sono vere e proprie aule di tribunale con arredamento coloniale o pomposo segno di antichi fasti ormai decaduti. A volte sono cerimonie con tempi lunghi e prassi collaudata davanti a giudici che mostrano senza pudore la loro condizione di privilegiati, a volte sono squallide operazioni di firma simili a quelle che si fanno per ottenere un documento nel nostro comune. La foto di rito davanti alla bandiera del paese ospitante con il figlio in evidenza e funzionari o magistrati al contorno è d’obbligo.

Ci sono paesi in cui non è presente l’ambasciata Italiana (Nepal, Mali, Cambogia…) per cui ci si deve spostare in un paese limitrofo per le procedure burocratiche che non sono mai più brevi di una decina di giorni o si deve attendere che i documenti facciano una serie di tappe internazionali. (* vedi nota a fine pagina) Ci sono paesi in cui la gente guarda con benevolenza le famiglie adottive e ci sono paesi dove è consigliato mostrarsi il meno possibile in pubblico perché ci sono leader politici locali che hanno come slogan l’avversione verso il neo-colonialismo occidentale.

Durante questa permanenza forzata all’estero i più fortunati risiedono in luoghi di attrattiva turistica non trascurabile, altri in posti meno turistici, però si possono visitare i monumenti, i negozi, le spiagge (dove ci siano) e le bellezze naturali del paese originario di nostro figlio. Meglio conoscere la sua cultura d’origine, il suo mondo, la civiltà da cui proviene, gli usi e i costumi, osservare la gente, le consuetudini, le case, le strade, ecc., un giorno ci chiederà tutto ciò, noi saremo la sua memoria e racconteremo, mostreremo le foto e i video. Gli dovremo dare conferma delle sue radici, anche se poi lui si sentirà molto italiano e poco straniero, se non davanti allo specchio (cfr Identità e appartenenza).

Il ritorno a casa

Tornati a casa inizierà una nuova vita da famiglia adottiva che sempre più spesso è multietnica. Ma cosa vuol dire vivere in una famiglia multietnica? Cosa significa avere figli palesemente diversi da noi per colore della pelle, tratti somatici, ecc. Innanzi tutto vuol dire non passare più inosservati anche nelle grandi realtà urbane, vuol dire attirare l’attenzione, significa attirare spesso su di noi atteggiamenti di benevolenza e qualche volta sguardi incuriositi di incomprensione. Il figlio scuro provoca sempre nei conoscenti dei commenti, che a volte esprimono soprattutto l’imbarazzo di non sapere cosa dire. Normalmente genitori pallidi si ritrovano con figli più scuri, ma le differenza ci sono anche al contrario: la scorsa estate, ad esempio, ho incontrato una coppia spagnola di carnagione scura, di capelli neri e di tratti somatici tipicamente mediterranei accompagnati da due bambini di età scolare di pelle diafana, con gli occhi chiari, i capelli biondi e i tratti slavi.

Una bambina indiana poco tempo fa soleva dire: ‘quando vado al ristorante con i miei genitori tutti si voltano a guardarci… all’inizio ci pensavo, dopo un po’ ci ho fatto l’abitudine e non mi interessa’. L’adozione non è cosa di cui vergognarsi, anzi in molti genitori adottivi c’è una sorta di sottile piacere orgoglioso nel verificare la curiosità delle persone circostanti. Capiterà poi di incontrare le difficoltà di avere un figlio con tratti somatici insoliti, si dovranno affrontare persone ignoranti, comportamenti razzisti. Si dovrà vigilare sul pericolo dell’emarginazione in ambiti come quello scolastico. Dovremo essere attenti anche a tutti quegli aspetti a cui tutti i genitori porre attenzione, ma con maggiore impegno perché una famiglia adottiva non sarà mai una famiglia qualsiasi, porta con sé un’immagine sfuocata o immaginaria di altri genitori senza i quali non sarebbe famiglia.


Nota: (*) Per molti paesi i tempi di attesa all’estero sono dettati soprattutto dall’attesa dei documenti necessari per poter tornare in Italia con nostro figlio. Questi documenti attestano lo stato di abbandono del bambino e la sua adozione secondo gli accordi della convenzione dell’Aja o secondo gli accordi bilaterali vigenti tra l’Italia e il paese di origine di nostro figlio. I documenti tradotti in Italiano, dopo la legalizzazione dell’ambasciata vengono restituiti al referente dell’ente che li invia all’ente in Italia che a sua volta li invia a Roma alla Commissione Adozioni Internazionali che li verifica e nel caso siano corretti emette l’autorizzazione all’ingresso del minore, che restituisce all’ambasciata, dopodiché possiamo tornare. A dire il vero ci sono paesi europei, altrettanto attenti ai diritti dei bambini, in cui questo iter è un po’ più snello, e quindi rapido: ad esempio danno più autonomia alle ambasciate che sono in grado di verificare i documenti ed emettere in proprio l’autorizzazione all’ingresso in patria del minore. In questo modo, decentralizzando le operazioni ed eliminando i trasferimenti della documentazione, i tempi si riducono drasticamente e l’organo centrale di controllo delle adozioni ottiene comunque la documentazione in tempi successivi al ritorno della coppia. Tornare prima significa iniziare prima una vita normale in casa propria con rapporti più rilassati di quelli che si possono tenere in stanze d’albergo o di residence in giro per il mondo.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.