Che cos’è l’adozione

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Il viaggio e l’incontro

Siamo arrivati nel paese in cui vive nostro figlio. Appena scesi dall’aereo respiriamo un’aria carica di fragranze che non conosciamo, di profumi esotici, siamo immersi in tropicali colori caldi e sconosciuti o in artiche atmosfere gelide, ma più spesso l’atmosfera che ci circonda è carica di densissimo e grigio smog perché ormai le capitali dei paesi in via di sviluppo sono molto peggio delle nostre città; in ogni caso luce, colori, odori, suoni, tutto ci appare meraviglioso perché già rappresenta nostro figlio e le sue origini.

Qui le avventure divergono, diventano molto diverse tra loro, ogni paese ha delle sue procedure, dei tempi specifici, delle consuetudini, enti diversi nello stesso paese decidono di organizzare il soggiorno in modo diverso, tempi, sistemazioni, assistenza… tutto può essere differente. C’è però un fattore che ci è comune, l’incontro con nostro figlio. In quella prima mezz’ora le emozioni sono così intense che spesso in seguito i ricordi sono confusi, le foto sono mosse, fuori fuoco, sia che ci affidino un piccolo fagottino pelle e ossa con grandi occhioni, sia che veniamo accolti da un bambino più grande con uno sguardo di curiosità mista a timore e che ci prende per mano perché sembriamo un po’ imbranati. Non si può certo generalizzare ma un dato spesso comune ai bambini che attendono l’adozione è la malnutrizione, non sono denutriti perché ospiti in istituti che, grazie agli aiuti che giungono dal mondo ricco, provvedono al loro mantenimento, ma sono molto spesso nutriti male con diete povere che li espongono più facilmente a malattie, parassiti, ecc.

In alcuni paesi (Russia, Nepal…) dopo aver frequentato nostro figlio per una settimana, dobbiamo separarcene per aspettare l’iter burocratico e ritornare poi a distanza di settimane o mesi per la sentenza definitiva. Non riusciamo immaginare quello che passa nella testa del bambino, ma sappiamo bene cosa pensa la nostra mente di persone adulte, preparate e dotate di senso comune. A volte il “supremo interesse del minore” segue delle vie che non riusciamo a comprendere fino in fondo, forse perché non siamo così intelligenti come pensiamo. Sarà comunque difficile che il bambino riesca a comprenderle meglio di noi. Potrà accettarle passivamente come ha accettato altre ingiustizie della vita il cui segno porterà sempre con sé nel suo bagaglio di esperienze.

Inizia la vita insieme

A questo punto le nostre storie sono ulteriormente diverse. Se ci hanno affidato un bambino piccolo siamo assorbiti da problemi pratici tipici dei genitori di un bambino piccolo (latte, pappe, sonnellini, ecc…) se ci hanno affidato un bambino più grandicello, dobbiamo relazionarci con un essere pensante, parlante in una lingua a noi sconosciuta, che ha delle abitudini, delle preferenze, delle necessità superiori. Non è il caso di preoccuparsi troppo, il bambino capisce da subito il grande vantaggio di avere degli adulti a disposizione 24 ore al giorno, in genere è capace di adattarsi alla nuova vita con grande velocità, comincia da subito a comprendere parole e brevi frasi, e quando non arriva la lingua arrivano i gesti. Quando c’è entusiasmo e grande voglia di interagire la comunicazione trova una sua strada facile e naturale.

Dopo pochi giorni o dopo poche settimane, un tratto comune a tutti noi con poche eccezioni è che questo figlio così diverso da noi, così nuovo, ci sembrerà aver sempre fatto parte della nostra famiglia. Lo guardiamo con curiosità e ammirazione, lo seguiamo attentamente nelle sue espressioni, nei suoi gesti e li facciamo nostri. Tra un po’ non sapremo più dire se ha appreso più lui dalle nostre espressioni o noi da lui. Se la somiglianza dei tratti somatici sarà difficile, o impossibile, tra un po’ quelli più attenti che ci vedranno insieme noteranno la somiglianza delle posture, delle espressioni, dei tic, delle risate, dello sguardo, ecc.

Ovviamente c’è anche qualche caso particolare, ci sono bambini che prima hanno già vissuto in una famiglia e se si trovano in un istituto può significare che si sono verificati gravi problemi con i genitori precedenti, quindi questi bambini ci guardano con curiosità ma anche con sospetto, dovremo fugare questi dubbi con pazienza, instaurando un rapporto di fiducia che avrà bisogno di tempo, a volte di molto tempo. Saremo messi alla prova con atteggiamenti di sfida e molte provocazioni, sarà un periodo difficile e faticoso ma riuscendo a sopravvivere a questo periodo ci ripagheranno con smisurato affetto. Dovremo però preoccuparci anche in presenza di un atteggiamento troppo remissivo che stenta a liberarsi della paura di non essere accettato nella famiglia; qualsiasi bambino ha dei momenti di disubbidienza, mostra piccole ribellioni, cerca dei momenti di indipendenza, ha delle resistenze, se queste mancano dovremo chiederci perché.

Un’avventura un po’ differente è l’adozione di più fratelli (2, 3, qualche volta 4). In questo caso la loro alleanza li porta a usare per un po’ la lingua d’origine, sentono un po’ meno la necessità dei grandi e risultano un po’ più indipendenti, spesso si ‘coprono’ a vicenda, hanno i loro piccoli segreti, possono scambiarsi tra loro pareri sui nuovi genitori. Tutto questo implica un abbandono più lento di lingua e abitudini, solo il tempo farà scoprire prima al più grande e poi agli altri che avere i genitori a disposizione è estremamente bello. Il tutto per noi si tradurrà per noi in tanta fatica mentale e fisica che però prima o poi sarà ampiamente ricompensata da una famiglia numerosa.

La fatica fisica… Altro tratto comune a tutti noi. Qualsiasi sia l’età e il numero dei figli che abbiamo appena accolto nella nostra famiglia, scopriamo presto i nostri limiti fisici di resistenza alla fatica, alla mancanza di sonno, scopriamo la nostra massima capacità di sollevamento dei pesi, la presenza di problemi cervicali o lombari, la resistenza alle tendiniti, alle distorsioni e ai risentimenti muscolari. Il nostro impegno è massimo e siamo portati a sopportare la fatica e il dolore come non ci è mai riuscito prima.

Un altro aspetto con cui spesso ci imbattiamo è l’iniziale preferenza del bambino per uno dei due genitori: a volte si verifica subito un forte attaccamento per la mamma e un atteggiamento sospettoso o di avversione verso il papà, questo è dovuto alla totale assenza di figure maschili negli istituti per cui risulta sconosciuta al bambino e alla presenza di educatrici con atteggiamenti gentili e materni che non hanno provocato grandi traumi. A volte però l’atteggiamento può essere contrario, se il bambino ha subito maltrattamenti dalla madre o dalle educatrici dell’istituto, cercherà di scoprire se la figura paterna offre maggiore protezione e quindi inizialmente si legherà di più al papà. I tempi di normalizzazione in tutti questi casi che non siano patologici, sono dell’ordine di una o due settimane, poi tutto lentamente si bilancia.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.