Che cos’è l’adozione

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L’abbinamento

Il tempo scorre lento o veloce, dipende dall’intensità della vita di ciascuno di noi… e poi una sera di un giorno qualsiasi di una settimana qualsiasi di un mese qualsiasi, mentre pensiamo ai fatti nostri (alle banalità quotidiane) o mentre guardiamo la tv in casa tranquilli e mezzi addormentati riceviamo una telefonata… rispondiamo svogliatamente o incuriositi e scopriamo che ci chiama la responsabile dell’ente, cosa vorrà? In genere (e ho raccolto un po’ di testimonianze in merito) queste persone si divertono a impostare l’approccio all’argomento in modo vago con frasi del tipo “come state?”, “è un po’ che non ci si sente”, se avete già figli chiede come stanno, ecc. Poi, dopo qualche minuto di amenità, ci rivelano che c’è un bambino abbandonato (o più fratelli) e che noi abbiamo ottenuto l’abbinamento con lui!… In genere ci colgono di sorpresa o perché è passato molto tempo dal mandato e ormai la vita scorre senza che noi ci facciamo del male pensando continuamente a nostro figlio che cresce chissà dove, o perché è passato così poco tempo che non pensiamo assolutamente ad un abbinamento così precoce. Quindi è normale qualche attimo di smarrimento, un’apnea un po’ più prolungata in cerca di parole o suoni più significativi di ‘ah’, ‘wow’ e relative varianti locali, personali o dialettali. ‘Partite tra … giorni, prima ci dobbiamo incontrare…’. All’incontro ci raccontano qualcosa in più, a volte c’è persino una foto (un po’ ‘sgranata’). Noi rimaniamo inebetiti di fronte a quella piccola immagine, un’altra apnea più lunga della precedente. Quando non c’è la foto può esserci un certificato di vaccinazioni o un documento qualsiasi con annotazioni miste in una lingua sconosciuta, in un alfabeto sconosciuto, ma con un nome ben riconoscibile, il nome di nostro figlio e l’apnea c’è comunque.

Sentirsi incinti

Da quando abbiamo iniziato l’avventura ci dicono che dobbiamo sentirci ‘incinti’ (marito e moglie) sin da subito. È una parola! Con i tempi e le procedure che ci prospettano quando iniziamo come facciamo a sentirci già in attesa? Possiamo dichiararlo per compiacere gli assistenti sociali e le psicologhe, ma in realtà è uno stato d’animo virtuale, il nostro, molto intellettuale e assai poco emotivo, ma quando ci annunciano l’abbinamento… allora cambia tutto, nelle settimane o nei pochi giorni che ci separano dall’incontro si condenseranno i nove mesi di una gravidanza tanto attesa. Il tempo collassa, dobbiamo preparare il viaggio ma è difficile concentrarsi, applicarsi, vorremmo avere più tempo per prepararci bene e vorremmo partire subito per vederlo, toccarlo, parlarci… Qualcuno però si è affidato ad un ente che annuncia l’abbinamento, attende la nostra accettazione e solo in seguito inizia a svolgere tutta quella serie di passi documentari e burocratici richiesti dalla convenzione de L’Aia o dagli accordi bilaterali. Ne consegue che dall’abbinamento al momento della partenza per poter incontrare nostro figlio possono passare anche 6 mesi o 1 anno. In tutto questo tempo (attesa, ancora attesa!) noi abbiamo un figlio in una fotografia (spesso di scarsa qualità). Potete, forse, immaginarvi lo stato d’animo di quelli di noi che vivono questa nuova attesa.

Parenti e amici

A questo punto anche i più scaramantici di noi che avevano rivelato il progetto adottivo solo a pochi intimi, devono rivelarlo ai capi, ai colleghi, ai vicini, agli amici meno vicini, ecc. È in questi frangenti che, a volte, si devono subire i commenti peggiori, più idioti, stupidi, gratuiti, scorretti, fastidiosi e si scopre quanto l’adozione sia sconosciuta ai più. L’antologia delle idiozie si arricchisce di giorno in giorno; “Ma lo pagate?” “Potete scegliere?” “Ve lo portano?” “Hai scelto tu il colore? il sesso?” “Conosco tante storie di adozione e sono finite tutte male!” “Devi proprio stare via così tanto?” Fino a quello che per me è il massimo: “…Avete provato ad averne uno vostro?” “Vedrai che poi ne fate uno vostro!” evento che a volte capita ma che espresso con queste parole mette in evidenza la triste realtà che il resto del mondo considera il figlio adottivo meno di un figlio naturale, un figlio di serie B, come se i legami di sangue e la genetica fossero essenziali per sentirsi una famiglia.

A volte l’assenza di commenti e domande è ancora peggio perché si legge nei volti un misto di disapprovazione e timore di rapportarsi con l’adozione che essendo inespressi non ammettono repliche. Noi però a questo punto siamo più forti, possiamo ignorarli, stiamo per partire per diventare genitori, le nostre preoccupazioni riguardano altri problemi ben più importanti: il viaggio, l’incontro (ci piaceremo?), il ritorno. Alcuni di noi non hanno ancora allestito la cameretta, il lettino, (vederlo vuoto a lungo sarebbe stato troppo triste), dobbiamo anche pensare ai vestiti, agli accessori, ai giochi, adesso che conosciamo l’età e il sesso a volte l’altezza, possiamo iniziare ad acquistare tutto il necessario. Alcuni di noi sono partiti in aereo per un viaggio transcontinentale senza aver mai volato prima nemmeno sulla navetta del lunapark, altri non si erano mai mossi dalla propria regione, ma le motivazioni ormai ci farebbero superare qualsiasi ostacolo.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.