Che cos’è l’adozione

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L’attesa

L’attesa è il nostro peggior nemico, soprattutto quando è un’(in)stabile attesa di un’evento che non dipende da noi e che, quando si verificherà, assorbirà improvvisamente tutte le nostre risorse psico-fisiche, come un portiere di calcio in una partita che non lo impegnerà in una parata per 89 minuti e che poi sarà chiamato a parare un rigore decisivo al novantesimo.

Attendiamo di essere chiamati a colloquio dal giudice prima del decreto di idoneità, attendiamo che la cancelleria ci comunichi l’avvenuta pubblicazione del decreto, attendiamo che gli enti contattati ci concedano la partecipazione a un incontro informativo, attendiamo che l’ente scelto ci chiami per il corso pre-adottivo, attendiamo che lo stesso ente accetti il mandato, attendiamo che l’ente ci comunichi i documenti necessari, attendiamo che vengano tradotti e inviati, attendiamo che le autorità straniere dichiarino un abbinamento con un bambino, attendiamo di poter andare a conoscerlo, a volte siamo costretti a ritornare più volte e attendiamo di poter andare a ‘prenderlo’ e parallelamente a tutte queste attese attendiamo che il Tribunale ci chiami per un’adozione nazionale.

Sospesi nell’attesa dell’abbinamento con il nostro futuro figlio non conosciamo ancora nulla; età, sesso, razza, etnia, salute. Nella nostra mente, se non lo abbiamo ancora fatto, comincia a costruirsi un bimbo immaginario, a volte lo sogniamo, a volte lo pensiamo, a volte assomiglia al bimbo che abbiamo visto nel documentario alla televisione, o nei documenti filmati e nelle fotografie che l’ente ha portato nel percorso formativo, a volte è una figura che proviene dalle nostre fantasie. Noi ci inoltriamo sempre di più nel sentiero adottivo e nel frattempo i dubbi e le paure ci assalgono, ma se poi non mi piace? e se io non piaccio a lui? e se ha qualche malattia? e se è grande ed ha una storia pregressa difficile? se non mi accetta come padre (madre)? e mille altre paure e domande riguardanti il nostro vissuto, ciò che abbiamo letto e ciò che non conosciamo. Ben vengano tutte queste paure, perché ci costringono a pensare, non ci fanno abbassare la guardia, ci mantengono concentrati sul problema anche quando i tempi si allungano e la vita quotidiana ci chiama a occuparci delle ‘banalità’ di tutti i giorni (il lavoro, l’affitto, il mutuo, le tasse, la spesa, ecc.).

La paura e i dubbi, se affrontati costruttivamente, sono fondamentali per non rimanere spiazzati di fronte alle difficoltà, quando esse si presentano (si dice che “il coraggio senza la paura è in realtà incoscienza”). Qualcuno di noi particolarmente fortunato, in questa fase, può essere chiamato per un AN. É una casistica meno frequente, e ha una sua dinamica varia e particolare, quindi ne riparleremo in un altro capitolo… Gli altri, la maggioranza, attende: qualcuno attende pochi mesi e viene abbinato a un bimbo piccolo, qualcuno attende alcuni anni e viene abbinato a un bambino più grande.

I primi sono stati più bravi dei secondi? Non è assolutamente vero. Sono stati più fortunati? Probabilmente si, ma… non è solo fortuna. A volte alcune nostre scelte (dell’ente, del paese) comportano percorsi adottivi più lunghi e complicati, qualche volta potremmo avere il sospetto che le scelte non siano le migliori, ma nessuno ha la capacità di prevedere il futuro… Il tempo passa… ci hanno informati che i documenti tradotti sono stati depositati, in alcuni casi devono essere accettati da un organismo istituzionale del paese estero e ci informano che siamo entrati ufficialmente nelle liste di attesa, oppure ci hanno richiesto dei documenti supplementari (da preparare, legalizzare, tradurre, inviare, ecc.), ci hanno chiesto di rinunciare all’adozione nazionale per evitare che si sovrappongano gli abbinamenti, ci hanno rassicurati che le relazioni con il paese sono ottime e che dobbiamo solo avere pazienza, che le adozioni procedono (anche se lente) e che prima o poi toccherà a noi.

Imprevisti

Questo se tutto va nel verso giusto… Ma cosa può capitare nel frattempo? Tantissimi eventi che faranno crollare le nostre speranze. Negli ultimi anni si sono verificati eventi di tutti i tipi ad ostacolare le adozioni internazionali. Eventi di diversa natura spesso tipici di ogni regione geografica. Ci sono eventi nazionali che riguardano il paese che abbiamo scelto, ci sono eventi locali che interessano la regione da cui dovrebbe provenire nostro figlio, ci sono eventi che investono l’ente scelto e i suoi rapporti con le istituzioni in Italia e all’estero:

  • Dopo le elezioni nel paese il nuovo ministro competente dichiara con enfasi che è meno favorevole a lasciare che la loro gioventù (il futuro della nazione!) sia sparpagliata per il mondo, in paesi di cui non condivide i principi etici.
  • Lo stato italiano e quello straniero decidono di pervenire a un nuovo accordo bilaterale o il paese straniero decide di rivedere la sua adesione alla convenzione dell’Aja e tutte le procedure si fermano in attesa dei nuovi protocolli.
  • Scoppia una guerra che interessa direttamente o indirettamente il paese, o uno stato di belligeranza mai risolto si infiamma.
  • A fronte di episodi di probabile corruzione, avviene una sorta di conflitto interno tra istituzioni del paese che si bloccano a vicenda in tutte le procedure relative all’infanzia e all’adozione.
  • In paesi con democrazie meno mature o con forme di governo non democratiche, può avvenire un colpo di stato, sommosse, l’esercito prende il potere, aumenta la recrudescenza di una guerra civile dimenticata ma mai risolta, ecc… e quindi si chiudono tutti i rapporti diplomatici.
  • Il paese per motivi di immagine internazionale nega la presenza di bambini in stato di abbandono e ritarda fino quasi al blocco anche le procedure in attesa di definizione.
  • Senza nessuna dichiarazione ufficiale le adozioni terminate nel paese calano vistosamente, i tribunali emettono molte meno sentenze di adottabilità o di abbinamento, gli istituti traboccano di bambini, ma nessuno pare occuparsene.
  • Il paese ha un miglioramento delle condizioni di vita socio-economica tale da incrementare la domanda interna di adozioni nazionali e di conseguenza ridurre la disponibilità di bambini per l’adozione internazionale.
  • Una terribile epidemia blocca di fatto la possibilità di terminare le procedure di adozione fino alla circoscrizione dei focolai e all’intervento favorevole dell’OMS.
  • Il governo regionale e quello nazionale litigano sulle competenze in materia e nel frattempo, in attesa della promulgazione di nuovi chiarimenti e leggi, tutto viene sospeso.
  • Si perdono intere scatole di fascicoli sulle coppie in attesa e viene richiesto il ri-invio di tutta la documentazione.
  • Il tribunale locale che dovrebbe emettere le sentenze di adozione si blocca (i motivi possono essere vari, e il loro numero è proporzionale al grado di povertà del luogo).
  • Le relazioni delle coppie che hanno adottato precedentemente non arrivano nei modi e nei tempi concordati e l’ente viene messo in discussione dall’autorità straniera.
  • Si verifica un problema con una coppia dell’ente mentre è nel paese straniero e i rapporti dell’ente con le autorità straniere si complicano.
  • Il referente dell’ente, abbandona o si trova nell’impossibilità di continuare a lavorare per l’ente e quindi si deve trovare un sostituto che venga riconosciuto sia in Italia che nel paese straniero.
  • La CAI (commissione adozioni internazionali) sospende l’ente che quindi non può più operare nel campo dell’adozione
  • L’ente non ottiene più il riaccreditamento presso l’autorità del paese straniero o lo stesso riaccreditamento ritarda di alcuni mesi.

C’è un altro evento che riguarda la coppia e che porta all’abbandono dell’attesa di un abbinamento, è l’arrivo di un bambino! Sia esso da una gravidanza o da un abbinamento in adozione nazionale, la sospensione o l’abbandono della procedura di adozione internazionale è un atto doveroso e opportuno, ma di questa sospensione in genere gli interessati non si lamentano.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.