Che cos’è l’adozione

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Gli incontri informativi

Quando finalmente partecipiamo agli incontri informativi ci capita di tutto: il presidente del primo ente ci confessa candidamente che loro hanno mille attività e l’adozione internazionale per loro è marginale: (“anzi ci perdiamo dei soldi”); il secondo ente ci fa la lista dei paesi dove lavora ma poi inizia a escluderne uno perché c’è stato un colpo di stato, poi ne esclude un altro e poi un altro… alla fine è quasi tutto bloccato; il relatore del terzo ente è un simpaticone quasi ilare e soprattutto inconcludente che ci parla delle loro feste con tutti bambini; l’avvenente relatrice del quarto ente è in completa confusione, legge la presentazione che scorre sul computer come se non l’avesse mai letta prima, sembra più preoccupata della sua pettinatura che di quello che ci sta raccontando; la simpatica rappresentante del quinto ente ci parla della sua esperienza di adozione che però ha avuto luogo numerosi anni prima; quando finalmente partecipiamo a un incontro ben strutturato, ricco di contenuti, dove viene spiegato tutto con numeri e grafici, dove viene data una risposta a tutte le nostre domande senza reticenze scopriamo che questo ente ha una lista quasi bloccata ed è difficile riuscire a farsi accettare.

Il corso dell’ente

Finalmente otteniamo di poter partecipare al corso formativo dove vengono affrontati i temi pratici, organizzativi e soprattutto psicologici dell’adozione. Per quelli di noi che sono stati fortunati con i Servizi Sociali si tratta di un ripasso di concetti già affrontati, per altri si tratta a volte di un’esperienza importante, quasi traumatica. Gli approcci dei vari enti sono molto diversi tra loro, ma generalmente sono costruiti per distogliere le coppie dal proprio progetto adottivo, cercando di evidenziare soprattutto le difficoltà, le incognite e i rischi dell’adozione. Filmati, fotografie e racconti di bambini con disturbi psichici o con problemi fisici, di storie adottive complicate, giochi di ruolo e gruppi di lavoro, sono tutti mezzi finalizzati a indurre lo sviluppo nella coppia della piena consapevolezza che l’adozione a volte è irta di difficoltà che devono essere affrontate con convinzione.

L’eventuale fallimento di un’adozione è, in primo luogo, il fallimento dei genitori, ma è anche il fallimento del sistema, dei Servizi Sociali, degli psicologi, dell’ente, del giudice, di tutti quelli che avrebbero dovuto verificare l’effettiva capacità genitoriale. La vittima è una sola: il bambino. Questa paura di tutti gli operatori si traduce in una continua ripetizione di concetti che tentano di spegnere i facili entusiasmi adottivi di noi candidati genitori.

Molti di noi qui si arrendono. La paura di non farcela prende il sopravvento. Non avevamo messo in conto i costi che non sono trascurabili. Non ci eravamo ancora resi conto che ormai tutti gli enti chiedono la disponibilità ad adottare bambini fino a sei o sette anni e non il mitico bambino piccolo, sano e bello (e bianco) del riferimento iniziale a Catalano. Non avevamo realmente compreso che il figlio tanto desiderato potrebbe non essere proprio così bello e perfetto come nell’immagine formatasi nella nostra immaginazione. Non avevamo metabolizzato quello che viene ripetuto fino alla noia, cioè che si cercano dei genitori per un bambino e non viceversa, che nessuno ha diritto ad avere un figlio. Non avevamo considerato che l’adozione internazionale deve scendere a patti con paesi in cui non c’è democrazia, dove c’è molta corruzione, dove la povertà è così devastante che risulta essere inimmaginabile per noi. Che tra le varie disponibilità che ci vengono chieste, ci sono quella di fare lunghi viaggi in posti a volte poco sicuri con lingue sconosciute, quella di rimanere anche a lungo nei paesi stranieri con l’eventuale prospettiva di essere controllati da sconosciuti, che tutto questo può accadere all’improvviso con breve preavviso prima della partenza. Che a prima vista l’intero sistema assomiglia a una fiera delle offerte, che ci sono molteplicità di considerazioni riguardanti l’adozione, che ogni ente ha una sua personale interpretazione delle regole da seguire. Che spesso viene chiesta la rinuncia alla disponibilità di adozione nazionale quasi subito e si attendono anni per avere un abbinamento. Che queste attese a volte sono passate in solitudine dalla coppia che non riesce a scorgerne la fine.

L’abbandono del percorso quasi sempre non è una vera scelta, semplicemente si lascia scadere il periodo di un anno entro il quale si deve attribuire il mandato ad un ente. C’è sempre l’adozione nazionale e poi c’è sempre l’alibi di non aver trovato in tempo un ente veramente gradito a cui affidarsi.

Quelli di noi che resistono, dimostrando grande determinazione, coraggio o forse incoscienza, riescono così a conferire il mandato all’ente scelto entro i termini di legge. È come l’idoneità, è un passo intermedio, necessario, ma assolutamente interlocutorio. Inutile fermarsi, muoviamoci che ci sono i documenti da preparare. Non per tutti però! Quelli di noi che hanno scelto alcuni enti con le liste generiche si mette semplicemente in attesa che l’ente lo indirizzi verso un paese. Quando? Non si sa di preciso. Quando le circostanze saranno propizie.

I documenti

A proposito di documenti da preparare, autenticare e legalizzare o apostillare. Alcuni di noi scoprono che chi è vittima della burocrazia può arrivare facilmente alla depressione o all’ira (secondo propensione) ancor prima di avere a che fare con i famigerati uffici pubblici dei paesi del terzo mondo. Che alcuni uffici pubblici italiani sono un ottimo sistema di allenamento alla sopportazione dell’arroganza del potere in altri stati che noi consideriamo più arretrati e meno democratici. Scopriamo che c’è qualche impiegato pubblico che probabilmente detesta le adozioni o semplicemente non le considera motivo sufficiente per darsi da fare. Fortunatamente questi gentili signori sono una minoranza e molto più spesso si trova ampia collaborazione.

Una volta preparati tutti i documenti, ci apprestiamo ad andare in comune per le autentiche e scopriamo che per motivi oscuri gli uffici comunali delle grandi città non autenticano documenti che nei piccoli comuni limitrofi vengono autenticati senza problema alcuno. Non si riesce nemmeno a farsi spiegare in modo esaustivo il perché di questa discriminazione, è un dato di fatto accertato e accettato. Consideriamola un’opportunità per conoscere meglio gli uffici e gli impiegati comunali di quel piccolo comune a pochi chilometri dalla nostra grande città. In seguito porteremo i documenti in procura e in prefettura per le legalizzazioni o per le apostille (dipende dal paese che le richiede). Qualcuno di noi dovrà però servirsi di un notaio per avere questi servizi con determinate caratteristiche o in tempi più brevi.

Inviato o consegnato il plico all’ente inizia l’attesa più lunga e maggiormente colma di incognite. Il bambino che diventerà nostro figlio è là, da qualche parte che attende dei genitori, non sappiamo con quale predisposizione d’animo, non sappiamo in che condizioni di salute, non sappiamo con quali pensieri, non sappiamo in quali condizioni di vita, non sappiamo se è un maschio o una femmina, quanti anni ha, che aspetto ha, a volte non sappiamo nemmeno di che razza è (ci sono paesi molto variegati e multietnici), sappiamo però che lo amiamo già e siamo impazienti di accoglierlo tra noi. Sono meccanismi incomprensibili della mente umana di un genitore adottivo. Un genitore biologico difficilmente riesce a comprenderlo fino in fondo, il valore assoluto di un figlio generato dal proprio seme esclude la possibilità di equipararlo ad altri bambini, il suo amore genitoriale è una conseguenza implicita e diretta del rapporto genetico esistente.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.