Adottare un bambino grande

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Come verificare la nostra disponibilità


La domanda spontanea delle coppie che si accingono ad adottare e che è genericamente posta in questi termini:

“Saremo in grado di crescere un figlio?”

dovrebbe essere riformulata in una domanda più specifica:

Saremo disponibili ad accompagnare un figlio che ha vissuto almeno una difficile esperienza di separazione?”

La domanda iniziale che è orientata a valutare le proprie capacità, (verificate dai servizi sociali), deve trasformarsi nella valutazione delle proprie risorse (personali e di coppia) destinate a sostenere il figlio nel suo percorso di crescita.

Estendendo il concetto, questo significa che dovremmo essere disponibili:

  • a partecipare alle sue emozioni di tristezza, di dolore, di paura ma a volte di rabbia e di aggressività;
  • ad accettare i suoi comportamenti che dalla preadolescenza sono tipici di un carattere ormai formato;
  • a seguirlo nel processo di cambiamento del suo corpo e delle sue esigenze;
  • ad accettare e accogliere le sue difficoltà di inserimento nella scuola e nella società;
  • ad aiutarlo nel percorso di costruzione della fiducia nei rapporti con i coetanei;
  • a trasmettergli la fiducia negli adulti nonostante le sue esperienze pregresse lo portino a pensare che ciò non sia possibile;
  • a contenere la sua rabbia e la sua aggressività anche se non nasce da problemi di relazione con noi;
  • a permettergli di trovare nello spazio familiare il terreno per sfogarsi;
  • a comprendere i suoi errori e accompagnarlo nella loro comprensione;
  • a resistere alle provocazioni destinate a mettere alla prova la nostra determinazione di genitori di tenerlo con noi;
  • a comprendere il suo disorientamento di fronte a sfide e insuccessi di ogni giorno;
  • a porre attenzione alla sua autocoscienza e a far rispettare i limiti necessari al suo corretto sviluppo;
  • a perdere autorità genitoriale per cercare di mantenere autorevolezza in quanto adulti;
  • a sopportare lo smantellamento dell’onnipotenza che ci ha attribuito sostituendola con un rispetto che dovremo quotidianamente meritarci;
  • ad attendere che compia un percorso di perdita di se stesso per favorire un suo ritorno più “adulto”;
  • a rassicurarlo nei confronti del presente per provargli le sue capacità a gestire i problemi quotidiani;
  • a rassicurarlo in presenza di stati di ansia, di incertezza e di paura legati alle sue esperienze vissute;
  • a rassicurarlo rispetto al futuro rispetto alle opportunità di essere quello che desidera, seguito e aiutato all’occorrenza da noi;
  • a trasmettergli la certezza che non sarà abbandonato di nuovo anche in presenza di difficoltà nel rapporto con noi;
  • a evitare di fare una valutazione dell’adozione come confronto tra quello che si “è dato” e quello che si “è ricevuto” in relazione ad affetto e riconoscenza;
  • a non usare mai l’adozione come alibi per giustificare comportamenti tipici di tutti i ragazzi della stessa età;
  • ad accompagnarlo in modo discreto nel suo eventuale desiderio di ricerca e ricostruzione della memoria della sua storia e delle sue origini.

Tutte queste disponibilità sono necessarie alla coppia per intraprendere costruttivamente il percorso adottivo. L’importanza di un’attenta analisi di coppia e di un confronto aperto tra i coniugi su questi temi deve avere l’obiettivo di “sviscerare” limiti e paure di entrambi per giungere a conclusioni sulle risorse e sulle “pressioni” che non saremo in grado di affrontare, ma è volto anche a evidenziare eventuali nostre errate aspettative che ci possano portare a chiedere un tornaconto o a verificare continuamente la riuscita dell’adozione in funzione del comportamento del figlio.

Tutto ciò, però, non deve avere come fine ultimo l’abbandono della scelta adottiva, ma deve risultare utile per sviluppare una piena consapevolezza dell’avventura che ci si accinge a percorrere. L’obiettivo primario è evitare di considerare l’atto adottivo in modo astratto e ideale in cui, vittime di una sorta di narcisismo adottivo, ci attribuiamo un ruolo eroico nei confronti del figlio immaginato che, conseguentemente, deve essere pronto a esternare affetto e riconoscenza verso la generosità dei genitori. Possiamo affermare con certezza che di fronte all’adolescenza una simile illusione naufragherebbe rovinosamente.

(si ringrazia il Prof. Giulio Fontò per l’incontro “I genitori crescono con i figli” che ha ispirato queste riflessioni.)
(*) ovviamente le coppie citate hanno nomi di fantasia.

 


Indice:
pagina 1: Bambini sempre più grandiLe motivazioni;
pagina 2: L’adolescenzaLa conflittualitàInadeguati?
pagina 3: Come verificare la nostra disponibilità;

Pagine: 1 2 3

A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.