Gruppi di mutuo aiuto: decolla la speranza!

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Gruppi di sostegno nell'adozione e nell'affido

La famiglia allargata non sempre è matura per accogliere un bambino carico di sofferenze. Ecco allora che il gruppo di sostegno può aiutare una famiglia ad esternare le sue difficoltà nel post adozione.

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I limiti della famiglia allargata di fronte all’adozione

Mi chiamo Barbara, abito in provincia di Treviso e ho un figlio di 13 anni, da ormai quasi sei anni, arrivato nella nostra famiglia attraverso l’adozione internazionale.

Generalmente quando nasce un figlio la famiglia stretta, e anche quella allargata, dal punto di vista affettivo esiste già e il neonato è ben accetto e atteso da tutti; quando, invece, un figlio arriva con l’adozione e ha 7 anni e mezzo, con usi e costumi di un Paese lontano sia geograficamente che culturalmente, con un vissuto intenso e pesante, i legami si devono creare, far crescere, maturare e ci sono ferite dell’anima da curare con rispetto e amore.

Non sempre la famiglia allargata si dimostra accogliente nel modo corretto e pur non essendo preparata alla realtà adottiva, elargisce consigli ed esterna giudizi che hanno peso, ma non aiutano la coppia e tantomeno il bambino. Ovviamente queste sono riflessioni frutto della mia esperienza, ma che ho riscontrato anche in altre famiglie adottive.

Purtroppo abbiamo affrontato un difficile post-adozione e mi dispiace molto, ora che mi accorgo che il tempo è volato, sacrificando quelle esperienze costruttive e benefiche per nutrire il bisogno di stare insieme e conoscerci.

La necessità di chiedere aiuto all’esterno

In certi momenti faticosi e di difficoltà è molto importante aprirsi e chiedere aiuto, è molto importante non sentirsi soli e isolati. Mi ricordo che all’inizio parlavo dei miei problemi con altre mamme e mi innervosivo quando mi rispondevano che anche il loro di figlio era così, che tutti i bambini a quell’età erano così; avrei desiderato essere ascoltata e invece mi sentivo liquidata con quella frase. Se spiegavo che il mio caso era diverso, mi guardavano con aria compassionevole o un po’ annoiata, cercando di cambiare discorso. Poi ho capito che il mondo dell’adozione fa parte di un agire, di un pensare e di un parlare diversi.

Quando i nostri figli arrivano già grandicelli, entrano in contatto col mondo della scuola, a volte questo è un mondo mai vissuto neanche nel loro Paese di origine, e noi genitori pensiamo di affidarli a degli educatori che capiscano la loro condizione; purtroppo ci rendiamo conto che, se tanto è stato fatto per preparare noi genitori, quasi nulla (non in campo normativo, ma applicativo) è stato fatto per preparare le persone a cui siamo obbligati a delegare istruzione e formazione dei nostri ragazzi. Ho trovato insegnanti molto competenti e preparati che hanno compreso la situazione e si sono messi alla prova per la loro particolare sensibilità, ma a fronte di questi altri non hanno voluto ascoltare o addirittura hanno messo i bastoni tra le ruote.

A supportare tutte le problematiche che via via ci si sono presentate, abbiamo trovato ahimè solo servizi a pagamento e ci siamo sentiti soli.

La difficoltà di trovare supporto anche dalle stesse famiglie adottive

Per condividere difficoltà, consigli e strategie, trascorsi un paio d’anni e toccate con mano le criticità della situazione, ho provato a riunire tutte le persone della mia città che avevo conosciuto nei vari corsi, incontri o percorsi formativi, ma i tentativi di riunirci sono purtroppo falliti.

Nella mia esperienza personale ho notato che le persone lamentano ingiustizie o disservizi, ma poi quando c’è da costruire qualcosa per il bene comune, fanno un passo indietro. Siamo presi da tante cose e il tempo è davvero sempre poco, ma non è solo questo. Forse siamo stanchi e ci abbandoniamo alla rassegnazione. Forse se c’è un problema facciamo finta di niente e se poi il problema non si vede meglio ancora, passerà. Forse guardiamo prima l’io e poi se è proprio necessario il noi. Abbiamo ritmi di vita serrati, fatichiamo a star dietro a tutto, ma il tempo vola e ci si ritrova ancora più in difficoltà e soli. La speranza, però, è l’ultima a morire e noi genitori impariamo a non mollare dai nostri figli, che sono campioni di resilienza, ecco perché alla fine a Treviso è nato il gruppo di mutuo aiuto!

Un gruppo a Treviso aperto alle famiglie adottive e non

Circa due anni fa  è nato un primo gruppo su iniziativa di alcuni genitori adottivi che cercavano un modo per riconoscersi nelle dinamiche familiari e sociali. Abbiamo pensato al nome EducAzioni per dare il senso del nostro voler contribuire a una società educante, aperta e libera. Il gruppo è volutamente aperto a tutti:  genitori adottivi e biologici, nonni, insegnanti ed educatori. Nel tempo sono nati altri gruppi EducAzioni tra il trevigiano, il veneziano e il pordenonese ed è stata creata l’associazione (www.gruppieducazioni.org). Nei gruppi ci sono condivisione e comprensione senza giudizio. Nella mia esperienza i genitori adottivi sono quelli che si mettono più in discussione e che hanno imparato ad aprirsi e a raccontarsi con più facilità.

Mi auguro che di gruppi di aiuto ne nascano ancora tanti, soprattutto dove c’è poco di organizzato per le famiglie, perché non siano sole. L’adozione è una risorsa e una responsabilità, camminare insieme è un’opportunità preziosa per tutti.

Barbara Levada

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ITALIAADOZIONI
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