Gli indicatori di malessere nei bambini adottivi

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A kid lost in his mind - Nhóc suy tư, ph Tran.Bao, (c.c. Flickr)

Dopo aver affrontato “Gli indicatori di benessere”, in questo articolo si inizia a far luce su quali comportamenti o segnali devono interrogare i genitori circa lo stato di eventuale malessere dei propri figli. Come distinguere i comportamenti fisiologici e normali da quelli a cui prestare una particolare attenzione? Che fare di fronte al figlio che manifesta atteggiamenti insoliti? Come comportarsi? La nostra Psicologa, Mariangela Corrias, cerca di fare chiarezza su un tema che talvolta allarma e preoccupa.

Durante la crescita i figli attraversano periodi, durante i quali devono mettere in gioco risorse nuove rispetto a quelle utilizzate fino a quel momento. Il vissuto di un bambino adottivo,  in particolare, è connesso ad alcune problematiche specifiche. In alcuni periodi, la stessa elaborazione del vissuto abbandonico o il cambiamento della sua condizione di vita, possono scatenare comportamenti sintomatici, che rivelano un malessere o il bisogno di un maggiore sostegno da parte della sua famiglia.   

Difficoltà di adattamento e manifestazioni normali.

Il bambino è dotato di una certa flessibilità, che gli permette di adattarsi a situazioni non previste. L’adattamento tuttavia comporterà un periodo di stress, durante il quale le sue reazioni e i suoi comportamenti potrebbero sembrare sconcertanti. Si tratta di reazioni normali ed esprimono difficoltà che il bambino manifesta  attraverso  disturbi come quelli del sonno o dell’alimentazione.

Essi possono essere sintomi di vario genere ed è bene cercare di distinguerli. Eccone  un breve elenco.

  • Difficoltà nell’addormentamento. Durante i primi tempi questo comportamento è presente in molti bambini adottati. Temono di perdere il controllo, già precario in questa fase della loro vita. Possono anche aver paura di dormire da soli. Spesso hanno dormito in grandi camerate, in compagnia di altri bambini  e la nuova situazione mette loro paura. Lo stesso processo di attaccamento può provocare disturbi nel sonno: il bambino, quando inizia ad attaccarsi ai genitori, può cercare di allontanare il momento dell’addormentamento, poiché perde temporaneamente la possibilità di relazionarsi con loro e  può temere di perderli per sempre.

Andate per gradi. Si può anche scegliere di farlo dormire inizialmente nella stanza dei genitori, altrimenti rassicurarlo e stargli accanto mentre si addormenta.

  • Sogni, incubi. Anche questi, molto frequenti. Il bambino si sveglia, urla, non riconosce i  genitori, suda. In alcuni periodi gli incubi sono fisiologici e sono fenomeni che col tempo scompaiono.

Tranquillizzateli quando si svegliano, parlate con toni bassi, con frasi ripetitive e rassicuranti. Può essere utile durante il giorno evitare situazioni eccessivamente stressanti. Create dei rituali prima di andare a dormire che lo rilassino: una fiaba rilassante, una coccola, etc. Potete tentare anche con oli essenziali, come per esempio  l’olio all’arancia: vaporizzato nella stanza del bambino prima che vada a letto, ha un odore gradevole e  favorisce il rilassamento.

  • Difficoltà nell’alimentazione. I bambini possono avere appetito vorace o scarso, accettare pochi cibi o rifiutare selettivamente alcune tipologie di alimenti. Se provenienti da adozioni internazionale, possono avere difficoltà nell’accettare sapori nuovi. Il cibo tuttavia ha una valenza affettiva molto elevata, perciò i problemi alimentari possono costituire un messaggio da capire e interpretare.

Attenzione, comprensione e… un po’ di furbizia. E’ inutile ingaggiare lotte per il cibo, dalle quali difficilmente uscireste vincitori. 

  • Enuresi. Oltre a questioni organiche, può essere una conseguenza del maltrattamento, o una forma di rabbia che il bambino non sa esprimere in altro modo.

Arricchite la sua vita di esperienze gradevoli e rassicuranti. Non sgridatelo serve solo a creare maggiore tensione e peggiorerebbe le cose. Se potesse evitarlo, lo farebbe da solo. Svegliarlo durante la notte non serve, può essere utile invece, ma solo per diminuire la quantità di urina, farlo bere poco prima di andare a letto e farlo andare in bagno come ultima cosa prima di coricarsi. Comunque passerà col tempo.

Indicatori di disagio da valutare e affrontare

Sono molti i comportamenti che dovrebbero interpellarci. Un elenco non sarà mai esaustivo delle possibilità che la fantasia di un bambino può escogitare per rendere manifesto un problema o una difficoltà. Proviamo a elencarne qualcuno:

  • Difficoltà scolastiche.  Spesso i bambini adottivi presentano difficoltà scolastiche. Possono essere causati da difficoltà cognitive o da problematiche affettive che rendono difficoltoso l’apprendimento o la concentrazione. I motivi possono essere vari e andrebbero valutati caso per caso. Potete leggere in questo articolo le relazioni tra apprendimento e affettività.    
  • Difficoltà relazionali nell’ambito scolastico. Il bambino lamenta mal di pancia, mal di testa  o altri sintomi la mattina prima di recarsi a scuola, piange, cerca tutti i pretesti per stare a casa, o presenta vissuti di ansia e di insicurezza, prestazioni  improvvisamente calate, comportamenti anomali.
  • Frequenti incidenti, infortuni, lesioni, cadute. E’ il bambino spericolato e poco agile, che cade spesso dalla bicicletta, si fa male, sbatte contro gli oggetti. Spesso ha una scarsa consapevolezza di sé. In questo caso può essere utile fare della psicomotricità, iscriverlo ad atletica, judo, etc.
  • Alimentazione disordinata, mancanza di appetito o fame esagerata.  Il rifiuto del cibo o la ricerca esagerata dello stesso, se continua nel tempo, può indicare un problema nell’affettività, che va valutato.
  • Disturbi nel sonno,  incubi, risvegli frequenti, non dovuti ad avvenimenti traumatici recenti. 
  • Comportamenti aggressivi, per esempio a scuola può capitare che un bambino litighi con un compagno, ma se tale comportamento si ripete spesso è il caso di valutare la situazione con un esperto. Può essere che tenda a litigare frequentemente, che appaia eccessivamente aggressivo o eccessivamente passivo, che si lamenti che i compagni ce l’hanno con lui, sembri isolato o che lo prendano  in giro.
  • Disegni nei quali il bambino omette di rappresentare se stesso o con particolari del corpo distorti.  Il disegno è per il bambino un modo per esprimere ciò che non riesce a comunicare a parole.
  • Comportamento incongruo o alternanza di comportamenti contrapposti. Per esempio, il bambino mentre piange cerca la madre e quasi contemporaneamente, o immediatamente dopo la rifiuta. Oppure manifesta un’intensa paura con l’espressione del viso e allontana la madre quando le si avvicina.
  • Ritiro nelle relazioni. Il bambino sembra non avere interesse nei confronti del mondo esterno, fa fatica a farsi degli amici.
  • Comportamenti di tipo depressivo. Tono dell’umore triste che si prolunga e non migliora nel giro di qualche giorno, lamentele, incapacità di portare a termine un gioco, indecisione eccessiva,  aspettative di fallimento (“Non inizio nemmeno tanto non riuscirò”), bassa autostima.
  • Cambio improvviso nel comportamento e nelle emozioni. Il bambino sembra di buon umore e, improvvisamente, per motivi talvolta banali, esplode in una crisi di rabbia o picchia il compagno con cui sta giocando  o la madre se è presente.
  • In genere, la tendenza a trovarsi con frequenza in situazioni di conflitto. Il bambino litiga frequentemente con amici, fratelli, genitori, sembra oppositivo e particolarmente ribelle. Può essere utile confrontarsi con un esperto per comprendere meglio la situazione e capire come fare. In ogni caso, cercate di essere coerenti e fermi, meglio poche regole chiare piuttosto che concedere tutto o esagerare nelle punizioni.

Questi comportamenti possono emergere in alcuni momenti della vita del bambino e non necessariamente costituire segni di patologie. Tuttavia, se dovessero essere presenti a lungo e non accennassero a diminuire, può essere una buona idea farsi aiutare da qualcuno che possegga una certa competenza nelle problematiche adottive.

I segnali sopra descritti sono caratteristici di  un’età che va fino alla preadolescenza, solitamente 10/11 anni. Durante la preadolescenza e l’adolescenza i comportamenti che devono mettere in allarme i genitori sono del tutto specifici e verranno approfonditi in un prossimo articolo.

A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/