Giovani adulti a confronto con sé e tra loro!

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Resoconto del Convegno “Legàmi adottivi”. Per saperne di più sul convegno leggi l’articolo di presentazione.

Sono appena le 6.30 del mattino. Estremamente combattuto da una settimana lavorativa logorante ho deciso last minute di partecipare a questo workshop in quel di Firenze.

Il workshop si chiama LEGAMI ADOTTIVI.  È stato organizzato da un gruppo di giovani donne adottate, con in comune il sogno di mettere in piedi un evento per soli figli adottivi.

Qualche giorno prima, fui contattato proprio da quest’ultime per chiedermi di andare a Firenze con un altro giovane adottato di Modena. Io questo ragazzo non lo conoscevo. Ma accettai, perché l’idea di condividere una avventura con un ragazzo che probabilmente sarebbe stato a sua volta esausto dalla settimana appena passata, mi avrebbe dato quella forza in più per prendere la mia macchina ed andare.

Alle 7 del mattino arriva questo ragazzo, poco più grande di me. È stato adottato dal Brasile. Precisamente nella zona di Manaus, dove la foresta amazzonica sovrasta qualsiasi tipo di insediamento umano. Entriamo in macchina e partiamo direzione Istituto degli Innocenti.

Durante il tragitto la sensazione è stata estremamente strana. Io sono una persona molto socievole è vero. Ma viaggiare con un perfetto sconosciuto e non avere il minimo imbarazzo è comunque insolito.

Questo è il filo conduttore che mi accompagnerà per tutta la giornata di sabato: perfetti sconosciuti che sembra si conoscano da sempre.

Ne approfitto per fargli qualche domanda sul suo vissuto. Su come lui ha vissuto la sua adozione. E noto che il suo desiderio di riscoprire le sue origini non era tanto intenso quanto lo era stato il mio in passato. Ma come è successo a me, la vita lo portò qualche anno fa a ritrovare la sua famiglia biologica. Non entro troppo nei dettagli. Non mi sembra giusto nei suoi confronti dato che la nostra conversazione è stata intima. Ma in lui ho notato profonda gratitudine verso la vita.

“Sono stato fortunato. Grazie a mia madre biologica ho potuto avere una vita fantastica con due genitori che amo”.

Penso che non ci sia cosa più bella di vedere una persona abbracciare la vita. Perdonare, accettare ciò che è stato per capire ciò che è in questo istante.

L’arrivo a Firenze  e l’incontro con gli altri ragazzi adottati

Dopo un’ora o poco più arriviamo a Firenze. Corriamo verso l’istituto dove ad accoglierci ci sono le organizzatrici, che come benvenuto ci danno un piccolo kit con varie cose utili per l’incontro. Nell’attesa ci mettiamo ad ammirare questo fantastico palazzo storico dove si sarebbe tenuto l’incontro.

Meraviglioso, ti rendi conto di essere in una città d’arte quando ogni cosa ti parla di storia. Incomincio a fare conoscenza degli altri invitati. E tra tutti mi colpiscono molto due persone. Un uomo e una donna che si stavano intrattenendo con un’altra coppia di signori. Parlavano delle proprie esperienze di figli adottivi.

In particolar modo lui raccontava della sua esperienza e rimasi ammaliato. Viene dal Cile. Non voglio raccontarvi troppo se non che la sua storia comincia quando scappa dal suo aguzzino andando in una foresta da solo. Pazzesco. Ora in Italia fa il regista e ha scritto un libro proprio sulla sua storia che sicuramente leggerò.

La suddivisione in quattro gruppi di lavoro

Lègami adottivi si strutturava in 4 workshop sul tema dell’io adottivo adulto nel vivere relazioni di amicizia, di coppia o in famiglia con l’arrivo dei figli: tutte fasi di crescita e cambiamento che permettono di rielaborare la propria storia, talvolta percepita con il valore di più appartenenze e identità.

Dopo una breve introduzione. Fummo divisi in gruppi in modo da distribuire al meglio gli ospiti. Fui assegnato al workshop “L’IO ADOTTIVO NELL’ESSERE GENITORE”. Mi allettava molto l’idea di partecipare a quel determinato incontro. Volevo a tutti i costi capire cosa cambia nella mente di una persona adottata quando si diventa mamma o papà.

Questo confronto si è rivelato cogliere ogni mia aspettativa. Faccio fatica a menzionare tutti i genitori presenti. Tra tutti, mi ha colpito molto una madre di famiglia adottata dal Sud Corea. Con il marito hanno deciso di adottare a loro volta un bambino (Adozione nazionale), e una bambina africana dalla Repubblica Democratica del Congo. Pensate che bello! Una famiglia multiculturale come non avevo mai sentito prima. Un esempio così bello e raro, che sarebbe utile mostrarlo a quelli che dicono che il diverso è qualcosa da evitare.

Si sono toccati molti punti data la varietà di personalità che vi erano nel gruppo. Ma porterò per sempre dentro di me il messaggio principale che ho colto da tutti quelli che erano genitori: “Da persona adottata, la cosa che insegno a mio figlio è che lui appartiene a se stesso e alla vita che lo circonda”.  Per me non esiste concetto più nobile di questo.

La libertà, il filo conduttore della giornata

Io mi sono ritrovato molto in queste parole, perché penso che noi persone adottate abbiamo in comune più di ogni altra cosa il tema della libertà. Siamo nati soli, e siamo stati accolti da persone che ci hanno amato oltre il sangue. Tutti noi ci sentiamo figli di chi ci ha cresciuto e ne saremo eternamente grati. Ma quella sensazione di libertà. Di scegliere chi amiamo ci porta poi ad insegnare alla nostra prole e a chi vogliamo bene quanto sia preziosa la libertà di scelta in ogni cosa. In special modo nell’amore.

Dopo un’ora estremamente intensa. Siamo andati in pausa pranzo. Io e il ragazzo partito con me da Modena abbiamo deciso di unirci per pranzo con alcune persone del nostro workshop. È stato tutto così naturale. Sembrava di essere amici da una vita. E il pranzo è volato tra progetti, confronti e sorrisi.

Purtroppo per me era arrivato il momento di andare via. Non ho presenziato all’ora di ringraziamenti finali. Ma come ho fatto quel giorno non posso che ringraziare il cielo di non aver ascoltato la mia stanchezza settimanale, ma di essermi lasciato guidare dal cuore.

Grazie a chi ha organizzato. Grazie a tutti i presenti perché ho nutrito la mia anima di speranza e amore. Ho imparato tanto. Ma in particolar modo ho preso consapevolezza di quanto sia bello e unico essere adottati.

La vita ci ha dato la possibilità di essere come tutti gli altri, ma di poter vedere le cose con un punto di vista leggermente diverso che, se ben inteso, può donare speranza e può unire il mondo intero in una unica famiglia.

Andrea D’Imperio

 

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ITALIAADOZIONI
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