Famiglie adottive al tempo dell’emergenza

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137 - Look up!, ph David D, (c.c. Flickr)

Credo che nessuno di noi abbia mai immaginato di trovarsi a vivere uno stato di emergenza così grave. Giorni di tensione, di sgomento, con notizie a raffica in televisione, con tam-tam senza tregua su whatsapp dove, tra le fittissime informazioni sulla diffusione del virus Covid-19 e sulle misure messe in atto per fermarlo, emerge la grande sfida di non perdere la fiducia. Un’emergenza che sta cambiando la nostra visione del mondo, della vita, cercando di scorgere la fine di questo tunnel, aspettando il dopo. Io stessa, da mamma “chioccia”, moglie e lavoratrice tento di placare la mia ansia cercando di tenere tutto sotto controllo senza riuscirci. Si tratta, purtroppo, di un’emergenza che ci sta travolgendo, insinuandosi nella nostra quotidianità, cambiando le nostre abitudini, i nostri ritmi che non trasmettono più un ordine ripetitivo e rassicurante ai nostri figli: sveglia, colazione, scuola, pranzo, merenda, sport, compiti giochi, cena, amici.

Impatto del cambiamento. Un nuovo tempo e un nuovo spazio

Ma qual è l’impatto sui nostri figli? La tecnologia, in questo momento, diventa ancora più protagonista nella nostra vita. Casa, scuola, lavoro non sono più spazi fisici distinti; la dimensione dell’affettività e delle relazioni continuano a vivere trasformati. Ecco: la trasformazione di questi spazi e dimensioni e ritmi ne hanno creati altri nuovi o, forse, ne hanno creato uno, unico, dove tutti cerchiamo di re-inventarci, cercano di trovare nuovi equilibri, soddisfacendo in qualche modo la normale voglia di socialità, di relazioni. L’età dei figli e gli impegni dei genitori fanno spesso da spartiacque, come mi hanno raccontato delle mamme con cui ho parlato. La nota positiva è che molti cercano di vivere questo tempo come prezioso per emozionarsi cucinando, giocando, suonando insieme.

Risorse, energie, difficoltà dei genitori e dei figli

Nei Social affiorano tensioni, paure ma anche la volontà di adattarsi. Adesso alcuni genitori lavorano da casa, altri continuano la loro attività di sempre fuori casa, oppure per vari motivi non lavorano. Per tutti è necessario trovare nuovi equilibri, il dover riorganizzare le ore e gli spazi.

Interiorizzare il tempo della scuola nella vita familiare richiede tempo, un tempo che, vissuto a casa, per molti figli è stato percepito come una vacanza. Già l’alzarsi più tardi della solita ora per andare a scuola rompe il normale ritmo e ricondurre una parte della giornata del senso del dovere diventa faticoso. Ai genitori l’arduo compito di spiegarlo ai figli, con impegno diverso a seconda dell’età.

La mancanza di relazione con i compagni, con gli amici come viene vissuta dai figli? Essendo nativi digitali la relazioni viene soddisfatta, come prima, attraverso i s

social e altri canali. Tuttavia, rimanere in casa senza contatti esterni non è uguale per tutti: a volte porta tranquillità perché si vive pienamente nell’intimità del focolare domestico, posto sicuro dove stare; altre volte accentua i contrasti familiari con litigate ed opposizione tra genitori e figli o tra fratelli.

Didattica a distanza

La didattica a distanza ha portato alla luce la mancanza di supporti tecnici per alcune fasce di famiglie e di connessione in alcuni territori (1). Di fronte a questo diverso modo di insegnare i genitori hanno dovuto compensare la mancanza di un PC con materiale caricato su cellulare o aggiornandosi tramite telefonate. Senza genitori i bambini più piccoli non ce la fanno da soli. Diverso è per i ragazzi più grandi, già autonomi e in grado di gestirsi i programmi scolastici. Si scopre così che un figlio che credevamo disorganizzato, invece governa lo studio molto meglio da casa senza ansia da prestazione scolastica.

La sfida degli insegnanti è di essere ora, ancora di più, quegli adulti affidabili che conducono questa generazione verso un nuovo linguaggio dell’insegnamento, mantenendo una relazione “vicina” alla classe, agli studenti nonostante barriere virtuali. In tutto ciò, è anche da riconoscere che gli insegnanti si sono adattati con non poco sforzo e impegno.

Sui social si legge di insegnanti che invitano i bambini anche ad attività non scolastiche ma che stimolano l’ordine, la creatività, lo spirito della giusta competizione riuscendo a “catturarli”, come, per esempio, mettere ordine la propria stanza, cucinare un dolce. Attività che stimolano la loro creatività e manualità.

Anche i bambini e ragazzi sentono la tensione del momento e l’approccio più giusto ancora di più in questo momento, sarebbe quello dell’ascolto, di infondere fiducia nelle loro capacità (4) magari rifacendosi un po’ a quanto accade in Finlandia dove i bambini, già dalla scuola primaria gestiscono progetti di sopravvivenza in gruppo (5).

In rete e sui social tantissimi sono i consigli, schede, modalità per agevolare questa “didattica a distanza” anche con piattaforme digitali (2)

Si aggiunga che il Miur sta portando avanti un progetto con la Rai (3) per raggiungere il maggior numero di docenti e studenti, divisi per fasce di età, fornendo materiale didattico e attutendo il divario digitale.

Pur riconoscendo gli sforzi per non interrompere il ciclo scolastico utilizzando tutti i mezzi disponibili, concordo nel dire che lo stare in classe è insostituibile perché il gruppo aiuta e trascina. In particolare i nostri figli.

I genitori adottivi ci dicono…

Attraverso i social tanti genitori parlano della loro soddisfazione nel vedere figli tranquilli e responsabili, piccoli e grandi, mentre altri esprimono il loro “sfinimento” nel dover organizzare tutta la giornata tra   doveri verso la scuola e giusti spazi dei momenti liberi. Secondo altri genitori, i compiti assegnati sono troppi. Da più parti viene richiesta una didattica che dia più spazio alle emozioni, alle relazioni.

I genitori dei bambini più piccoli sembrano riuscire ad organizzare la giornata abbastanza bene anche perché il gioco, le fiabe aiutano molto. Non mancano però i capricci, il nervosismo, non solo per il dover vivere tutto il giorno in casa ma, forse, perché percepiscono anche le preoccupazioni dei genitori. Molti bambini che frequentano le scuole elementari non riescono a finire tutti i compiti assegnati, un po’ perché per loro sono tanti, un po’ perché a quella età faticano a eseguirli in questo modo.

La gestione dello studio per gli studenti più grandi rientra, come sappiamo, nei doveri senza troppe divagazioni, da fare da soli davanti a un computer, nella propria casa. Ma tutti ci riescono? Certamente giocano a favore della didattica a distanza, il loro essere nativi digitali, l’età, il ciclo di studi frequentato, la capacità di adattamento.  Se per alcuni è una crescita, per altri diventa un’occasione di contrapposizione con i genitori, tipico dell’adolescenza. Molti genitori cercano di patteggiare, mentre altri cercano un approccio più morbido. Tutti sperano cresca nei figli il senso di responsabilità e consapevolezza.

Dare tempo alle emozioni. Paura, tensioni …e per i figli adottivi?

La paura fa parte dell’umano ed è una risposta fisiologica con cui l’organismo cerca di adattarsi ad eventi sfavorevoli, traumi e cambiamenti. Ai bambini e ai ragazzi che si affacciano alla vita bisogna insegnare a gestirla, a riuscire a darle una “forma” (come il disegno, la scrittura…). Ma possono farlo solo se accompagnati dai genitori, dagli insegnanti, da chi si prende cura di loro, nei percorsi della crescita. 

Cosa significa la paura per molti figli che, attraverso l’adozione, stanno costruendo un percorso di vita più lineare? Cosa significa rompere questa routine?  Da quel che si apprende dai social, per molti figli con vissuti difficili, spezzare un andamento non ancora bene consolidato e rassicurante può significare rivivere emozioni che hanno accompagnato momenti difficili.

I nostri figli hanno dovuto imparare da soli ad andare avanti, in una condizione di sopravvivenza, con tutto quello che la sopravvivenza porta con sé. Una paura, un cambiamento drastico della vita, riporta indietro nel tempo. Pur avendo vicino i genitori adottivi, spesso si sentono persi perché le paure tornano a manifestarsi. A modo loro, spesso in contraddizione con i loro stessi atteggiamenti che sembrano respingere, chiedono quelle attenzioni che in passato non hanno avuto e che, talvolta, appartengono più a bambini più piccoli che a ragazzi della loro età.

Qualche suggerimento da parte di genitori in emergenza

Le condizioni per la creatività si devono intrecciare: bisogna concentrarsi. Accettare conflitti e tensioni. Rinascere ogni giorno. Provare un senso di sé”.  Eric Fromm

Molti genitori adottivi con cui ho parlato, cercano di intervenire molto sulle emozioni, proponendo ai figli (quando ci riescono in questi giorni concitati e con i compiti da eseguire) attività creative, come disegnare, giocare insieme all’aperto per chi ha la fortuna di avere un giardino, o cucinare insieme i piatti del loro Paese. Una mamma con cui ho parlato, per scaricare le forti emozioni dei figli pre-adolescenti suggerisce attività alternative alla didattica tradizionale come:

- scegliere una canzone in inglese e cantarla a squarciagola in casa;

- mettersi alla finestra e scrivere nelle lingue conosciute tutti i colori che si vedono e per ogni colore associare un’emozione e, di ogni emozione, esprimere pensieri e poi esprimere dei pensieri, con la scrittura o con il disegno;

- preparare le materie da studiare presentandole creativamente anche in power point.

Intervento del MIUR sulla didattica a distanza

Il 17 marzo u.s. il Miur è intervenuto in merito alla didattica a distanza con l’emanazione della nota n. 388 (6) per dare un “quadro di riferimento” sulle attività delle istituzioni scolastiche, per ‘fare scuola’, insegnare e apprendere insieme”.

Daniela Pazienza

Sitografia

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ITALIAADOZIONI
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