Disegno di legge Cirinnà

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Gavel Image, ph PRSA-NY, (c.c. Flickr)

Del Decreto di Legge Cirinnà se ne fa un gran parlare ed in effetti il tema è di quelli che dividono un paese. Lo si è visto con l’impossibilità di raggiungere in Parlamento persino un accordo su voto palese o voto segreto. Prima di disegnare un nuovo destino per tanti minori, noi adulti dovremmo essere certi della sua positività, ragionando oltre che sulla contingenza, soprattutto sulle implicazioni prossime e future delle scelte compiute.

Il riconoscimento delle unioni civili, ma soprattutto la stepchild adoption sono temi che scaldano gli animi. Io, dal canto mio, e per deformazione professionale mi sono interrogata sul testo della nuova legge. L’ho letto, ho assistito a dibattiti di ogni fazione -Guelfi e Ghibellini- e sono giunta a svolgere alcune considerazioni.

La nuova stesura del disegno di legge ha cancellato quasi tutti i riferimenti espliciti al matrimonio, ma ha lasciato tutti i rimandi agli articoli del codice civile che regolano il matrimonio stesso. Ad esempio al punto 1 dell’articolo 3 si parla di “obbligo di coabitazione”, quando già con la riforma del diritto di famiglia del 1975 quest’ultimo era stato cancellato a favore di una piena libertà per i coniugi di fissare la loro residenza in luoghi diversi. Anche per lo scioglimento delle unioni civili il disegno di legge fa riferimento alla stessa disciplina della separazione e del divorzio, creando confusione tra i concetti basilari di unione civile e matrimonio. Separazione e divorzio sono provvedimenti che sono stati introdotti nel nostro ordinamento giudiziario con la modifica del diritto di famiglia allo scopo di sciogliere il vincolo matrimoniale. Mediante l’attuale disegno di legge Cirinnà si vuole applicare la medesima disciplina ad una dichiarazione fatta davanti all’ufficiale di stato civile. Anche gli aspetti patrimoniali vengono regolati come nel matrimonio, con l’effetto di poter condurre facilmente a una serie di contenziosi.

La stessa Corte Costituzionale con la sentenza 170/2014 aveva sollecitato il Parlamento a legiferare sul problema delle unioni civili dichiarando espressamente che le unioni omosessuali “non sono omogenee al matrimonio” e pertanto debbono essere regolamentate al di fuori della previsione degli arti. 29 e 30 della Costituzione, in cui si parla di famiglia, ma secondo l’applicazione dell’articolo 2 della Costituzione che garantisce “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali”. La legge Cirinnà sembra muoversi, invece, in senso opposto alle statuizioni della Corte.

Ancora più intricata e confusa appare la parte della legge che riguarda la stepchild adoption, prevista all’art. 5. In particolare la legge si riferisce all’adozione di bambini, figli di uno solo dei componenti di una coppia. Sostanzialmente la legge riguarderebbe quei casi in cui il minore ha due genitori biologici che non stanno più insieme e uno dei due ha formato una nuova coppia in cui il nuovo partner adotterebbe il bambino, oppure il minore ha un solo genitore biologico (apertura all’utero in affitto, almeno per le coppie costituite da uomini, mentre per le donne si potrà ricorrere all’eterologa) e il partner della coppia ne diventerebbe genitore adottivo.

Per le coppie dello stesso sesso unite civilmente non sarà possibile adottare bambini che non siano già figli dell’altro o altra componente della coppia. Si tratterebbe di un’adozione non legittimante (l’art. 44 viene modificato), per cui il genitore biologico rimane presente nel rapporto con il figlio che verrebbe adottato dal nuovo compagno/a dell’altro genitore. Con questo provvedimento si ottiene il risultato che i genitori per il minore diventano tre, con complicazioni facilmente immaginabili sul piano morale e materiale, nonché educativo. Si pensi alle decisioni da assumere per il minore: dalla scelta della scuola, alle cure mediche e agli altri delicati aspetti del vivere. Il terzo genitore, quello biologico, potrebbe ricorrere al Tribunale per vedersi riconoscere i diversi provvedimenti richiesti.

Si possono ben prevedere i risvolti sul minore conteso.

Vogliamo parlare anche della ricerca delle origini? Per le adozioni questo è un tema di fondamentale importanza. E per la stepchild adoption? Non potendo nè volendo affrontare ora questo ulteriore complesso argomento rimando a futuri articoli che, nel corso del dibattito su questa legge, certamente seguiranno.

Gli elementi di problematicità irrisolta che la legge pone dovrebbero indurre il Legislatore ad una profondo ripensamento tanto più in quanto i benefici per gli adulti si potrebbero scontrare con le problematiche inerenti i minori cui va concessa ogni tutela. Nel rischio che ciò accada, una riflessione più approfondita mi pare possa considerarsi una cautela minima da adottare.

A proposito dell'autore

Monica Ravasi
mamma adottiva e avvocato